ROMA – Riccardo Claris, una laurea in economia, è morto a 26 anni in uno scontro tra tifosi, tutti della stessa città, Bergamo, ma ‘fedeli’ a squadre diverse e paradossalmente degli stessi colori, nero e azzurro. Come certificano le tante foto dei profili social di Claris, la sua fede era solo per la dea della sua città, l’Atalanta. E per ‘lei’ si trovava, tra sabato 3 e domenica 4 maggio, in mezzo alla rissa, dove un coltello lo ha colpito alla schiena, senza lasciargli scampo. Quel coltello lo avrebbe impugnato un 19 enne, interista che aveva fatto in tempo a unirsi alla baraonda, dopo essere salito a casa a prendersi l’arma, lasciata poi per strada, in via Ghirardelli, dopo il delitto. Il 19 enne, Jacopo De Simone, si è consegnato poco dopo ai carabinieri, confessando l’omicidio. Della sua famiglia è il secondo finito in carcere nel giro di pochi mesi con la stessa accusa.
UNA FAMIGLIA PERBENE, UN FRATELLASTRO OMICIDA
De Simone, incensurato, è infatti il fratellastro di Carmine Francesco, arrestato lo scorso 10 marzo per aver ucciso il giorno prima il 57enne Luciano Muttoni nella sua villetta di Valbrembo.
Con l’omicidio di Luciano Muttoni, 57 anni, in provincia di Bergamo, Carmine Francesco, 25 anni, ha toccato il fondo della sua carriera criminale fatta di furti, ricettazione, rapine e spaccio, accompagnata da anni dentro e fuori le comunità. Era stato inquilino di Muttoni e pensava, sbagliando, che fosse una persona benestante: così con un complice e una pistola finta, si è introdotto nell’abitazione e ha finito per colpire mortalmente la vittima alla testa, prima di scappare e lasciarla morente sul pavimento. Il bottino è stato misero: 50 euro e una vecchia auto. La fuga è durata il tempo di una notte: è stato fermato al primo controllo in auto.
Ben prima dell’arresto, proprio per i suoi trascorsi, Carmine era stato allontanato dalla famiglia adottiva, quella di Jacopo e del suo fratello gemello. Una famiglia “perbene”, entrambi i genitori- dipendenti nelle cancellerie del tribunale di Bergamo- lo avevano accolto come un figlio, ma poi hanno cercato come potevano di tutelare gli altri figli dalla sua cattiva influenza. Non è bastato. A distanza di due mesi dall’arresto di Carmine, anche Jacopo, a soli 19 anni, si è trasformato in un omicida.
COSA È SUCCESSO
La violenta lite culminata con l’omicidio di Claris era iniziata in un bar di borgo Santa Caterina, a scatenarlo banali insulti e cori calcistici. Nel gruppo di interisti c’era anche Jacopo con il fratello gemello e la sua fidanzata. Una volta allontanati dal bar, sarebbero stati inseguiti da un gruppo di tifosi dell’Atalanta. Claris è arrivato in un secondo momento, chiamato dagli amici per saldare le fila. E nel frattempo che le cose si stavano mettendo nel modo peggiore, De Simone- lo ha raccontato lui stesso al Pm- era salito in casa a prendere un coltello “per difendere il fratello”. Alla fine lo scontro è sfociato con un colpo alla schiena di Claris da parte di De Simone: un colpo così violento che il coltello si è spezzato. L’aggressore sarebbe andato poco lontano: i militari lo hanno individuato nella folla, con inconfondibili ferite alle mani e gli abiti insanguinati. De Simone ha ammesso l’omicidio ed è stato portato in carcere in attesa dell’interrogatorio di convalida. Intanto si trova nel penitenziario di Brescia, poche decine di chilometri dalla prigione di Bergamo, dove si trova il fratellastro Carmine.
CHI ERA LA VITTIMA
Riccardo Claris, 26enne tifoso dell’Atalanta, è morto sul colpo in via dei Ghirardelli. Era nato a San Giovanni Bianco, laureato in Economia e Commercio, messo a segno un master in Lussemburgo e dallo scorso gennaio lavorava in una finanziaria a Milano. Claris oltre ad essere un tifoso di calcio, aveva anche giocato, prima nelle giovanili dell’Albinoleffe, poi in promozione ed eccellenza, l’ultima squadra la Gavarnese. La sera in cui è stato ucciso sarebbe stato coinvolto per caso negli scontri: come ha dichiarato lo zio al Corriere Bergamo infatti era a casa a dormire, in borgo Santa Caterina, dove abitava con la madre. Poi “intorno alle 23,30 lo ha avvisato la sua ragazza della rissa e lui malauguratamente è sceso”. Per rendergli omaggio, i tifosi dell’Atalanta ieri hanno esposto uno striscione, accompagnato da cori e applausi, nel settore ospiti a Monza: “Claris ovunque con noi”.




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