VIDEO | Hate speech, ricerca Ewl: politiche e giornaliste le più bersagliate

Discorsi sessisti, minacce e molestie spesso sono rivolti - anche e soprattutto sul web- alle donne. E in particolare a quelle che si espongono di più
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Le politiche e le giornaliste sono le principali destinatarie di discorsi sessisti, minacce e molestie ed esiste una connotazione di genere anche nella violenza veicolata in rete. È quanto emerge da una ricerca svolta tra 2017 e 2018 nell’ambito di un progetto avviato un anno e mezzo fa dalla European Women’s Lobby (Ewl), i cui risultati sono stati discussi in ‘#HerNetHerRights. Come proteggersi dai discorsi di odio nella politica’, è il nome del workshop che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma, nell’ambito del secondo incontro promosso dal Coordinamento Italiano della Lobby Europea delle Donne a Roma in vista delle elezioni europee. Altro aspetto studiato nell’ambito del progetto, l’uso delle nuove tecnologie in relazione alla comunicazione molesta o violenta destinata alle donne sul web.

“Quello che proponiamo oggi qui è una tappa in cui, come Coordinamento Italiano, svolgiamo assieme ad altri cinque Paesi dell’Unione un training che dovrà essere sviluppato anche successivamente- spiega alla Dire Siusi Casaccia, del Coordinamento Italiano di Lef-Osservatorio sulla violenza-. C’è stata una ricerca condotta da Amnesty per verificare i messaggi tweet da cui è risultato che ogni trenta secondi una donna riceve un messaggio problematico o direttamente offensivo. Il discorso di odio ha una diffusione molto ampia- osserva Casaccia- però è stato confermato che quello diretto verso le donne ha una connotazione specificamente sessista molto pesante, perché si tratta di minacce di stupro, di uccisione, di cyberstalking”.

E le più colpite sono “le donne che si espongono”, in particolare “politiche e giornaliste”. Secondo Casaccia, poi, c’è una “corrispondenza” tra ciò che avviene sul web e “la vita reale. È evidente- sottolinea- che i social giocano un ruolo in questo senso”. Emblematico, per l’Italia, il caso di Laura Boldrini, “destinataria diretta di messaggi di minaccia, ma anche oggetto di comunicazione discriminatoria e sessista da parte di altri politici”. Un discorso che, in base a “un’analisi condotta sulla comunicazione violenta in periodo elettorale in Italia- continua- non riesce ad essere neutro, perché veicola contenuti discriminatori e sessisti”. Un aspetto molto grave, per Casaccia, che conclude: “È inutile che si parli di convenzioni internazionali relative alla violenza contro le donne se poi non si opera sul piano culturale, educativo, rispetto a ciò che si veicola a livello istituzionale”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

5 Maggio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»