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L’Aquila 15 anni dopo, la storia di Luisa: ha comprato la casa in cui visse il terremoto

Laureata in Filosofia, l'ex studentessa fuori sede è tornata a vivere all'Aquila acquistando la casa in cui aveva vissuto la notte del sisma

Pubblicato:05-04-2024 14:18
Ultimo aggiornamento:07-04-2024 12:24

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ROMA – L’Aquila, centro storico. A un passo dalla Fontana Luminosa. La casa che Luisa ha appena acquistato è qui, ristrutturata di fresco, bella e accogliente. Manca solo l’allaccio delle utenze, poi ci potrà abitare. Come ci ha già abitato, fino a quindici anni fa. Sì, perché Luisa in quella casa è stata studentessa fuori sede ed è in quella casa che si trovava la notte del 6 aprile del 2009, quando un terremoto di magnitudo 5.8 fece tremare L’Aquila e tutto il centro Italia, alle 3.32. Furono 309 i morti, 1500 i feriti, il tessuto sociale ne uscì devastato. La fine di un mondo. Nonostante tutto, l’amore per la città è sempre stato un conforto per Luisa, tanto da spingerla all’acquisto del suo primo appartamento proprio all’Aquila e in una casa così simbolica per lei. Una scelta fortissima.

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LA CASA DEL CENTRO, ALL’AQUILA

Luisa Loffredo, 41 anni, consulente filosofica originaria di Isola Liri (Frosinone), all’Aquila non doveva nemmeno studiarci. Si era pre-iscritta alla facoltà di Filosofia di Roma Tor Vergata. E poi? Una folgorazione. “Ho sempre amato L’Aquila, dalla prima volta in cui ci ho messo piede– racconta all’Agenzia Dire-. Non la conoscevo affatto, ma poi mi è capitato di accompagnare delle mie amiche che si erano iscritte qui all’università. Questa città l’ho amata dal primo istante, è una cosa che ti prende di pancia. Mi sono iscritta anche io all’università dell’Aquila”.  


Prima una casa al Torrione, il primo anno, poi il trasloco a un passo da piazza Chiarino. Una casa per cinque studentesse, casa di cui oggi Luisa è proprietaria. “Non era nemmeno in vendita– spiega-, ma io stavo cercando casa in città e mi sono detta: perché non proprio quella? Così ho chiamato la precedente proprietaria. Mi conosceva e mi voleva bene, è stato un piacere risentirla. La casa adesso è mia“. 

LA NOTTE DEL 6 APRILE 2009

La notte del terremoto Luisa aveva già preparato tutto: cellulare carico, idem il pc, al collo l’unico oggetto d’oro, le scarpe vicino al letto. Erano i giorni in cui la Protezione civile ribadiva che l’energia della Terra si stava scaricando e gli allarmismi erano infondati, in cui si discuteva delle emissioni di radon monitorate dal ricercatore Giampaolo Giuliani (“Almeno lui ci ha messo in allarme”), giorni in cui il terremoto aveva già fatto ampiamente irruzione nella quotidianità degli aquilani. “Con le mie coinquiline ci eravamo dette: se fa il terremoto, subito sotto la scrivania“: e così fu. “Ci siamo svegliate con i cocci che ci cadevano in faccia- ricorda-, l’inquilino del piano di sopra era rimasto incastrato e gridava. Noi siamo corse sotto la scrivania e sentivamo la casa che crollava a colpi di pietre sul piano della scrivania. Appena finita la prima scossa lunga, siamo sgattaiolate fuori e abbiamo scardinato la finestra, aprendo anche la porta di casa ai vicini, che, come noi, erano rimasti chiusi dentro dalle macerie. A quel punto, siamo tutti usciti dalla finestra, aiutati da un passante”.

IL FUTURO, ALL’AQUILA

La notte del terremoto, all’Aquila, c’era la luna piena. “Era stata una bella giornata. Avevo lavorato da ‘Baffo’ a via Garibaldi, mangiato un’ottima carbonara. Preso il primo gelato della stagione. C’era un bellissimo viavai”. L’ultima istantanea del tempo che fu. E adesso? “Adesso la città è anche più bella di prima. I lavori hanno fatto emergere anche un patrimonio artistico-culturale che non era più visibile“. Certo, l’università è dislocata in posti diversi,  “quello che c’è stato all’epoca di quando abbiamo studiato noi, credo sia difficile da ricreare. Ma siamo cambiati anche noi”, riflette Luisa. Lei, per parecchi anni, ha vissuto a Roma, “una città in cui, per vivere, servono due stipendi”. Anni ricchi di istruzione, dai corsi di grafica, ai master, allo studio di discipline esoteriche, fino a far convergere tutto nel suo lavoro da consulente filosofica, un lavoro che può svolgere facilmente da casa e che le permetterà di tornare all’Aquila.  “La città è cambiata, ma questo riguarda anche noi che cambiamo con l’età. C’è una realtà diversa, ma per me è sempre incantevole. L’Aquila è ancora un paradiso“, assicura. 

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