A Bologna il Caab ancora in utile, Conte: “E’ la prova che il pubblico funziona”

Dal 2011 ad oggi, dunque, il Caab ha prodotto tre milioni di utile e versato nelle casse del Comune 13,5 milioni di euro
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BOLOGNA – Chi l’ha detto che le società controllate da azionisti pubblici non funzionano? Il Comune di Bologna, criticato per aver condotto la battaglia per riaffermare il controllo pubblico della Fiera, oggi sventola la bandiera del Caab. Ovvero, 400.000 euro di utile netto nel 2016 per il centro agroalimentare, il sesto risultato positivo consecutivo: una mosca bianca nel panorama dei mercati ortofrutticolo italiani. Dal 2011 ad oggi, dunque, il Caab ha prodotto tre milioni di utile dopo le imposte. Non solo. La società guidata da Andrea Segrè ha quasi finito pagare il debito contratto a suo tempo con il Comune di Bologna per risanare bilanci che fino al 2010 segnavano un pesante deficit. Nei prossimi due anni il Caab chiuderà i conti con il suo maggior azionista (80,04%) versando i nove milioni rimasti dei 16 iniziali. Solo nei primi tre mesi del 2017 sono stati versati 2,3 milioni di rimborsi anticipati e dal 2011 ad oggi, tra rimborsi, interessi (4,1 milioni) e imposte locali (3,083 milioni), il Centro agroalimentare di San Donato ha messo nelle casse comunali 13,5 milioni di euro.

Andrea Segrè

“Spesso, quando si pensa alle partecipate, si pensa a società che funzionano male. In realtà si tratta di aziende fondamentali per il territorio“, rivendica l’assessore al Bilancio di Palazzo D’Accursio, Davide Conte, presentando il bilancio 2016 del Caab. “Per noi questo è il sesto anno di utile netto positivo, un dato in controtendenza rispetto agli altri mercati ortofrutticoli italiani, che soffrono ormai di una crisi strutturale”, sottolinea Segrè. Anche la nuova area mercatale, inaugurata un anno fa dopo un aspro braccio di ferro tra il Caab e gli operatori del mercato, sta andando bene. “I risultati di questo primo anno sono stati veramente ottimi. Pensiamo di poter conquistare nuove quote di mercato“, assicura il presidente.

Davide Conte

Del resto, conferma il direttore generale, Alessandro Bonfiglioli, i costi logistici sono stati abbattuti del 40%. “I costi operativi dal 2011 ad oggi sono passati da tre milioni circa a 1,077 milioni di euro“, spiega Bonfiglioli. Peraltro, i grossisti hanno beneficiato dei minori costi dell’energia elettrica ottenuti grazie agli impianti fotovoltaici installati sui tetti del mercato, destinati ad aumentare ancora con la terza tranche: un megawattora in più sarà prodotto dai nuovi pannelli montati sulla copertura del nuovo mercato, altri tre arriveranno dall’impianto installato sui parcheggi di Fico, per una produzione totale di 15 megawattora.

di Vania Vorcelli, giornalista professionista

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