La stazione ‘2 agosto’ a Bologna “non sia solo una targa”

Parla Vittorio Franceschi, l'attore e regista teatrale che 11 anni fa ha avuto l'idea di cambiare il nome della stazione per ricordare la strage
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BOLOGNA – Dare alla stazione ferroviaria di Bologna il nome ‘2 agosto’, la data della strage che fece 85 morti e 200 feriti, “sarebbe davvero una bella cosa, sarebbe la dimostrazione che una buona idea, che fa del bene alla città, può essere proposta da un singolo cittadino” e realizzarsi davvero. A patto che non ci si limiti ad una generica “intitolazione ideale, al mettere una targa” e quindi con una valenza più che altro ‘estetica’. La svolta dev’essere ‘vera’: stazione ‘Bologna 2 agosto’ dev’essere la dicitura che compare su biglietti e orari ferroviari, che si sentono ripetere dall’altoparlante i viaggiatori che arrivano in treno nel capoluogo emiliano. “Altrimenti non avrebbe molto senso“. A sottolinearlo, parlando alla ‘Dire’, è Vittorio Franceschi, attore, autore e regista teatrale (vincitore, tra gli altri numerosi riconoscimenti, di premi Ubu; il Comune di Bologna gli ha conferito il Nettuno d’oro): è colui che suggerì di cambiare il nome alla stazione di Bologna. Cosa che ora si avvia a succedere, molto probabilmente in occasione del 40esimo anniversario della strage, il prossimo 2 agosto. 

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Ma c’è voluto parecchio tempo, 11 anni. L’idea risale infatti al 2009. Quell’anno Pendragon pubblicò un volume di riflessioni e testimonianze sul 2 agosto, “Memoria mare”, dedicato ad Angela e Maria Fresu, due delle vittime della strage.

A Franceschi fu chiesto di scrivere una lettera immaginaria indirizzata proprio a loro. “E fu in quella occasione che dissi che sarebbe stato bello, alla vigilia del 30esimo anniversario, cambiare il nome della stazione da ‘Bologna centrale’ a ‘Bologna 2 agosto’, così si potrebbe sentire la voce dell’annuncio dire ai passeggeri ‘siamo in arrivo a Bologna 2 agosto‘, e così ci si ricorderebbe di voi (Angela e Maria, ndr) e delle altre vittime”. Franceschi lanciò quindi l’idea “ma non successe niente, nessuno ci fece caso”. Così la proposta va in ‘sonno’. Fino al 2018, quando “mi sono detto: ma è possibile che nessuno la abbia raccolta? Allora- racconta l’attore e drammaturgo- l’ho messa su Facebook, ricevendo una marea di apprezzamenti e solidarietà”.

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Così Franceschi la ri-sottopone al sindaco Virginio Merola: “Gli ho detto: ‘Perchè non te ne occupi?’ E lui è stato entusiasta. Mi disse che si sarebbe attivato subito”. E ora è proprio Merola che sta chiudendo i dettagli dell’accordo con Fs sul nuovo nome della stazione di Bologna. “Molto bello”, fu il placet di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei parenti delle vittime della strage. E ora ci siamo. Franceschi spera che il 40esimo della strage sia l’occasione giusta per il cambio di nome. Quel giorno “conto di esserci anch’io, Merola me lo ha promesso. E conto di poter leggere qualche stralcio della lettera, compreso quello in cui lanciavo l’idea…”.

Ad ogni modo, l’importante è “che si faccia. Facebook dimostra di poter essere utile anche per cose importanti“. Ma soprattutto, “sarebbe davvero una bella cosa, sarebbe la dimostrazione che una buona idea, che fa del bene alla città, può essere proposta da un singolo cittadino” e realizzarsi davvero, anche perchè “noi siamo abituati a pensare che le cose debbano venire dalle Istituzioni”.

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5 Marzo 2020
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