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A Bologna lenzuoli fuori dai balconi per Zaki. E il Comune espone striscione

Il comitato bolognese di Amnesty ha lanciato un'iniziativa simbolica per domani: cartelloni, lenzuoli o magliette per Zaki. E il Comune appende lo striscione promesso
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BOLOGNA – Un lenzuolo, un telo, un cartellone, una maglietta: non importa quale sia il mezzo, l’importante è mantenere viva l’attenzione mediatica sul caso di Patrick Zaki. Domani, alla vigilia della seconda udienza che potrebbe decidere le sorti dell’attivista egiziano arrestato a Il Cairo l’8 febbraio, il comitato bolognese di Amnesty ha pensato ad un’iniziativa simbolica di solidarietà, considerati i limiti imposti dalle misure cautelari per il Coronavirus, che impediscono le mobilitazioni di piazza. Proprio perchè “non possiamo essere per le strade, ma Patrick può” (quantomeno in maniera simbolica), l’idea di Amnesty, in accordo con Labas, Saperi Naviganti e il gruppo ‘Patrick Libero’, è che tutti coloro vogliano esprimere solidarietà a Zaki appendano fuori dalla finestra di casa la scritta ‘Patrick Libero/ Free Patrick’ e poi fare una foto da postare sui social network con l’hashtag #FreePatrick.

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Se si abita ai piani superiori, gli organizzatori suggeriscono di appendere un lenzuolo alle finestre, ma anche un telo o un cartellone. “Abiti al piano terra? Metti fuori un cartellone, un foglio A4, una maglietta. E poi fallo anche per strada, nei vicoli, nei bar”, scrivono gli organizzatori sulla pagina Facebook dell’evento.


 

Continuiamo a parlarne, a scriverne, a urlare il suo nome“, scrive Amnesty Bologna, ricordando che domani è la vigilia del secondo processo in cui Zaki tornerà davanti ai procuratori di Mansoura per rispondere alle accuse contro di lui (diffusione di informazioni dannose per lo stato, propaganda sovversiva). Sabato dunque si saprà il verdetto: la sua detenzione potrebbe essere prorogata per altri 15 giorni, oppure Zaki potrà disporre della custodia cautelare.

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COMUNE BOLOGNA ESPONE STRISCIONE: ‘LIBERTÀ PER ZAKI’

Come promesso dal sindaco Virginio Merola nelle scorse settimane, da questa mattina sulla facciata del Comune di Bologna è visibile uno striscione giallo che esprime solidarietà a Patrick George Zaki, lo studente dall’Alma Mater arrestato in Egitto ormai quasi un mese fa. “Libertà per Patrick Zaki“, recita il messaggio, visibile da piazza Maggiore. Proprio di fianco c’è un altro striscione giallo, presente da tempo su Palazzo D’Accursio e rinnovato in questa occasione, dedicato ad un’altra vicenda che lega Italia ed Egitto: “Verità per Giulio Regeni“, il ricercatore friulano ucciso nel 2016.

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“Sabato prossimo si terrà in Egitto una nuova udienza dove verrà deciso se prolungare o meno la detenzione per Zaki”, ricorda Merola in una nota: “In un momento molto particolare per la vita del nostro Paese non vogliamo attenuare la richiesta di libertà per uno studente della nostra Università che riteniamo ingiustamente detenuto. Per questo esponiamo lo striscione nella giornata in cui anche Amnesty International sta attuando altre iniziative”. Lo striscione “rappresenta la richiesta di una città intera che avevamo espresso con forza durante il corteo dello scorso 17 febbraio”, aggiunge il sindaco.

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‘TEMPESTA’ DI TWEET PER ZAKI: IN 2 ORE SONO OLTRE 2.000

Oltre 2.000 tweet di solidarietà in meno di due ore. Si tratta della ‘tempesta’ virtuale scatenata da Amnesty Italia per Patrick Zaki, studente e attivista egiziano arrestato a Il Cairo l’8 febbraio, a causa delle sue attività in difesa dei diritti umani. “Partecipa alla Twitter Storm per Patrick“, scrive Amnesty Italia lanciando l’iniziativa che si è concentrata dalle 9 alle 11 di questa mattina, ma che sta continuando a riscuotere successo sul social network.

Nel post oltre ad inserire l’hashtag #FreePatrickZaki, Amnesty invita a citare i profili ufficiali di Al Sisi e del ministero degli Esteri egiziano. Tra i tweet più popolari c’è quello di Giuseppe Civati, fondatore di Possibile, che anche in questi giorni di ‘psicosi’ da Coronavirus ha continuato a ricordare lo studente egiziano dell’Università di Bologna. Non solo, Civati spesso ricorda anche la volontaria Silvia Romano e il ricercatore Giulio Regeni, casi sui quali, come per Zaki, deve ancora essere fatta chiarezza su quanto accaduto.

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