Agricoltura: in Valtiberina rivolta contro l’uso dei fitofarmaci

"Alle nostre richieste, spiegano quelli del Comitato a difesa della terra valtiberina, si potrebbe rispondere con regolamenti comunali che, però, non ci sono"
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FIRENZE – Hanno tante domande, ma chiedono sostanzialmente due cose: che gli agricoltori dell’Alta Valtiberina toscana e umbra avvisino la popolazione quando usano i fitofarmaci sui “tantissimi campi di tabacco e mais” e che rispettino le distanze minime, di “poche decine di metri” che vanno dalle colture ai parchi pubblici, le piste ciclopedonali, e sentieri dove cittadini e turisti vanno a passeggiare. “Perché quelle sostanze sono dannose per la salute, tanto da essere considerate come cancerogene da diversi studi internazionali e potenzialmente, possono creare malformazioni nei feti”.

Alle nostre richieste, spiegano quelli del Comitato a difesa della terra valtiberina, si potrebbe rispondere con regolamenti comunali che, però, non ci sono. I cittadini li invocano a suon di richieste di incontro e di e-mail pec, finora con scarso riscontro, ai Comuni interessati. Cioè Anghiari, Sansepolcro, Monterchi, in Toscana e Città di Castello, Monte Santa Maria tiberina, Citerna, San Giustino e Umbertide, in Umbria. Sono appunto i comuni di residenza dei cittadini aderenti al Comitato a difesa della terra valtiberina. Comitato nato ufficialmente in dicembre, che conta già 60 iscritti e tante adesioni sulla pagina Facebook. Creata solo due settimane fa, la pagina del social network ha già 227 ‘like’ e ogni giorno pubblica appelli e spiegazioni tecniche sui fitofarmaci, mentre il comitato si mobilita chiedendo alle Asl locali i dati sull’incidenza e la morbilità dei tumori nella zona, in particolare mielomi, linfomi e anche su malformazioni fetali. Ma chiede anche i dati sull’inquinamento delle falde acquifere, quando, però, “i siti di rilevazione sono ben lontani dai campi coltivati”, sottolinea uno dei fondatori del Comitato, Luca Nocentini.

“A parte qualche amministrazione, come Citerna, che ha promesso un regolamento comunale entro maggio, e Monte Santa Maria Tiberina, che è molto attiva su questa e altre questioni inerenti all’agricoltura, gli altri Comuni rispondono negando il problema”, attacca Nocentini. “Se volessero- aggiunge il presidente del comitato, Lorenzo Minozzi- i Comuni potrebbero redigere i regolamenti in poco tempo, almeno prima del via al lavoro nei campi, in aprile. Ma sembra proprio che manchi la volontà, forse perché alcuni vanno al voto in primavera e temono la reazione dell’elettorato ‘agricolo’”. Eppure, rimarcano dal Comitato “le nostre sono richieste assolutamente modeste, considerando la portata che l’uso intensivo di queste sostanze può avere sulla salute dei cittadini”. Dalla loro, quelli del Comitato dicono di avere la legge, “visto che il Pan, piano agricolo nazionale, parla dell’obbligo da parte degli agricoltori, di avvisare con 48 ore di anticipo la popolazione”, mette in chiaro Nocentini. Se poi “a livello regionale le norme non sono chiare, perché sono tanti i tipi di coltivazioni che si possono fare e innumerevoli i fitofarmaci utilizzabili, è anche vero che i principi attivi di quelli che si usano nella nostra zona sono pericolosi, e che il primo responsabile della salute della cittadinanza è il sindaco”. Ecco perché gli fa eco Minozzi, “noi non abbiamo alcuna intenzione di mollare. Ci muoviamo con le buone, chiediamo incontri, mandiamo e-mail, cerchiamo di spiegarci. Ma se non arrivano risposte, c’è l’estrema ratio: ci sono sempre gli esposti”.

di Angela Sannai, giornalista professionista

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