Bologna. Rimosse le ossa senza nome, il ‘cantierone’ va avanti

BOLOGNA - Difficile dire a quale epoca appartengano, perché non sono stati trovati riferimenti cronologici utili alla datazione. Peraltro, non
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BOLOGNA – Difficile dire a quale epoca appartengano, perché non sono stati trovati riferimenti cronologici utili alla datazione. Peraltro, non appartengono ad una persona sola, ma a più individui e sono state poste nella fossa dove sono state rinvenute in ordine casuale. Qualcosa di più sulle ossa spuntate dal cantiere del Crealis in via Ugo Bassi si saprà solo quando e soprattutto se la Soprintendenza disporrà delle analisi osteologiche. Di certo, gli archeologi che le hanno raccolte nel luogo dove hanno riposato per lunghi anni escludono che si possa trattare di resti umani di epoca antica: probabilmente si tratta di resti di bolognesi vissuti tra il XVI e il XVIII secolo.

 

Peraltro, ricordano Tper e la Soprintendenza, ritrovamenti di questo genere sono assai frequenti in cantieri come BoBo.

La fossa che conteneva i resti, in parte già compromessa da strati di età contemporanea, è stata trovata a una profondità di circa 70 centimetri dal piano stradale, vicino al ciglio della strada nella parte sud di via Ugo Bassi, di fronte alla fontana comunale.

Le ossa sono al momento conservate nel rispetto del protocollo d’intesa siglato tra Tper, stazione appaltante del progetto BoBo, e la Soprintendenza archeologia dell’Emilia-Romagna, alla quale verranno definitivamente consegnate per disporre della loro conservazione. Intanto, sul luogo del ritrovamento già dal primo pomeriggio di ieri sono ripresi i lavori. Oggi, invece, termineranno gli scavi per i rilievi delle strutture murarie rinvenute nel tratto di via Rizzoli.

(Prosegue nel notiziario DIRE in abbonamento)

di Vania Vorcelli 

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