sabato 14 Marzo 2026

Vademecum minori, Terragni scansa polemiche: “La parola ‘prelevamento’ la usano i Tribunali”

Per la Garante dell'infanzia il nuovo documento "aiuterà avvocati e famiglie, un agile tascabile per fare chiarezza". La piccola Stella e la famiglia nel bosco, alcuni casi alla ribalta delle cronache

ROMA – “Ditelo ai giudici che usano questa parola”. Risponde così la Garante dell’Infanzia Marina Terragni a chi le contesta, in particolare Area Democratica per la Giustizia, il lessico utilizzato nel vademecum ‘Prelevamento dei minori. Facciamo il punto‘ presentato qualche giorno fa. In particolare, nel mirino della polemica, ci sarebbe proprio il termine ‘prelevamento’ eppure, come fa notare la Garante, è presente proprio in moltissimi provvedimenti dei Tribunali che prevedono l’allontanamento dei bambini dai propri genitori, o dal genitore collocatario per finire in una casa famiglia.

“POLEMICHE SUL LESSICO, FORSE NON SI HA ALTRO DA DIRE”

“Nessuno ha avuto da eccepire nel merito, dunque forse se si fanno polemiche sul lessico è perchè non si ha altro da dire”, incalza Terragni che, intervistata dalla Dire, torna a parlare dei diritti dei minori nei procedimenti giudiziari a tutto tondo, dalle perizie all’abuso del ricorso alle case famiglie, all’operato dei servizi sociali che spesso si comportano “come ufficiali giudiziari”.

IL VADEMECUM, DI COSA SI TRATTA

Il lavoro sul vademecum, che arriva in un tempo di grande dibattito anche televisivo dopo alcuni casi eclatanti come la famiglia nel bosco o il bimbo malato di cancro allontanato da sua madre, ha visto coinvolte diverse esperte accanto alla Garante, tra le quali le avvocate Marina Marconato e Alessandra Capuano Branca. “Potremmo considerarlo quasi un agile tascabile per fare chiarezza, utile per molti avvocati che spesso non sanno che fare, ma anche per i giornalisti” che si trovano a scrivere di questo fenomeno così complesso e che “devono essere formati sulla materia”. Il vademecum riporta leggi e sentenze di riferimento, è costruito sul modello delle FAQ e può aiutare anche le famiglie coinvolte in questi procedimenti che spesso incappano in legali “disorientati” su una materia “che è complessa e controversa, soprattutto dalla legge 54 (quella sulla bigenitorialità) in poi: ma quanti sanno davvero che un bambino non può essere prelevato forzosamente come un sacco di patate?”, si chiede Terragni, che aggiunge: “L’AGIA sta organizzando corsi di formazione per i legali e in generale per gli addetti a questo tipo di procedimenti giudiziari”.

I CASI DI STELLA E DELLA FAMIGLIA DEL BOSCO

Fin dal suo insediamento, a gennaio 2025, il tema dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare, dai genitori, la battaglia contro il costrutto dell’alienazione parentale usata molto spesso contro le mamme, il dibattito sulle case famiglia, sono state al centro del suo impegno istituzionale. Di recente Terragni si è espressa sul caso della piccola Stella di Monteverde e sulla famiglia nel bosco, ma le segnalazioni che le arrivano sono tantissime. “Io non posso intervenire sul singolo a meno che non si palesi una violazione palese di diritti del minore, come era nel caso di Monteverde rispetto alla salute della bimba e anche alle modalità dell’intervento per cui si voleva ordinare lo sfondamento della porta di casa; o come adesso nel caso della famiglia nel bosco sulla tempistica delle perizie sui genitori, posso esprimere preoccupazione per la sofferenza dei bambini. Quando mi arrivano materiali io li invio alle procure di competenza, non posso fare altro che ricordare le normative e le sentenze di riferimento sulla materia, le leggi ci sono”.

“OGNI BAMBINO HA IL DIRITTO DI CRESCERE CON LA SUA FAMIGLIA”

A chi le contesta un eccesso di interventismo Terragni risponde con fermezza. “Io sono lì per agire e fare cose a tutela dei bimbi, se non facessi ciò che faccio verrei meno alle mie funzioni” e proprio per questo la Garante esprime senza esitazione che “ogni bambino ha diritto a crescere nel suo nucleo di origine e questo diritto va difeso. Se poi questi genitori sono disfunzionali o violenti questi bambini vanno senza dubbio difesi”. Ma è proprio sul meccanismo del supporto alle famiglie e ai genitori in difficoltà o disfunzionali che la Garante dedica la sua attenzione. “L’altra sera in tv ho sentito la storia di una mamma, le hanno tolto i tre figli per un tempo lungo. Allora se un bambino costa ‘150 euro’ in una casa famiglia, quindi siamo a 450 euro al giorno, per questa famiglia con una spesa di 13- 14mila euro al mese non si poteva fare altro invece di mandarli in casa famiglia? Si spendono all’anno 1 miliardo e 300 milioni per le case famiglia, io penso che con questi soldi si potrebbe fare dell’altro“.

FAMIGLIA NEL BOSCO, “C’È UNA INGERENZA DELLO STATO”

C’è poi un tema di cultura. Nel caso della famiglia nel bosco “c’è un’ingerenza dello Stato e inoltre, se pure nell’operato di quei genitori qualcosa andasse sistemato, non c’era bisogno di allontanare i bambini, si può lavorare accanto e insieme alla famiglia”. E le stranezze che la cronaca consegna sono tante, come il pernotto di bambini piccolissimi che vengono allattati dalle mamme, l’ultima sentenza di questo tenore dal Tribunale di Trieste qualche giorno fa. “C’è la tendenza ad applicare le leggi in modo solo burocratico, il diritto alla genitorialità è del minore non del genitore- ricorda la Garante- ad esempio su alcune sentenze rispetto al pernotto paritetico ricordo che è il diritto internazionale che garantisce che un bambino cosi piccolo, allattato al seno, deve stare con la mamma, e questo non è negare il padre, ma guardare alla differenza tra madre e padre. Ma se oggi dici queste cose… appaiono strane”.

LA BATTAGLIA CONTRO L’ALIENAZIONE PARENTALE RESTA APERTA, “MA LA SINISTRA È SILENTE”

“Come sembra strano anche dire che il ricorso al prelevamento forzoso non si può fare se non secondo quanto previsto dall’articolo 403”, ricorda Marina Terragni, “quando il minore sia in pericolo o maltrattato con rischio della sua incolumità”. In tantissimi procedimenti invece sono ancora le perizie psicologiche a determinare allontanamenti coatti dei minori. Per questo sulla battaglia contro l’alienazione parentale e i suoi mille volti Terragni mette in guardia: “È ancora apertissima, anche quando non viene più rivendicata come sindrome”. Dopo questo intenso lavoro, voluto con tempestività dalla Garante, resta la soddisfazione ma anche qualche amarezza: “sul totale silenzio dalla sinistra”, ad esempio, che “pensa al referendum sulla giustizia”.

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