Lavoro, Binetti: “Donne più colpite dalla crisi. Necessario fare rete”

"I dati Istat sul lavoro femminile mostrano quanto lavoro ci sia ancora da fare per colmare il gap tra uomini e donne e fotografano un’Italia che avanza con fatica", dice la senatrice
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ROMA – Su proposta della senatrice Paola Binetti si svolge oggi un importante convegno sul Lavoro femminile nella sede di Villa delle Palme, ApS.

“Parlare di lavoro femminile in tempi di pandemia obbliga a mettere a fuoco tutta una serie di criticità che da sempre circondano il difficile rapporto tra donne e lavoro. Secondo l’Istat, i posti di lavoro persi dalle donne nel 2020 sono oltre 300mila. La mancanza di politiche attive dedicate alle donne ha accentuato pesantemente il gender gap in campo professionale. Tra novembre e dicembre 2020 hanno dovuto lasciare l’impiego 99mila donne a fronte dei 2mila casi registrati fra gli uomini. Il dato occupazionale in Italia continua a essere impietoso e registra nell’ultimo anno un saldo negativo di oltre 440mila occupati usciti dal mercato del lavoro. E alla luce del prossimo sblocco dei licenziamenti, questa situazione potrebbe innescare una bomba sociale drammatica con la perdita di milioni di posti di lavoro. L’auspicio è che il nuovo Governo possa e voglia far fronte all’emergenza in atto, dando risposte concrete a imprese e lavoratrici che sono in sofferenza”, spiega Binetti.

Nel Convegno di oggi a Villa delle Palme ne parleranno: Rosa Bruni, psicoterapeuta, Maria Aparecida Ferrari, docente di filosofia e Daniela Biscarini, imprenditrice. “L’obiettivo è creare le giuste correlazioni tra il disagio profondo che le donne sperimentano in questo periodo e le possibili modalità per dare senso e significato alla crisi che stiamo vivendo. E’ necessario creare nuove reti e costruire relazioni di solidarietà e di reciproco appoggio, senza dimenticare quella dimensione creativa del lavoro che fa di ogni donna una sorta di imprenditrice capace di mettere in gioco nuovi talenti e nuove competenze”, continua la senatrice.

“I dati Istat sul lavoro femminile mostrano quanto lavoro ci sia ancora da fare per colmare il gap tra uomini e donne e fotografano un’Italia che avanza con fatica. Basta guardare al tasso di occupazione, per esempio. Mentre a livello nazionale l’indice si attesta al 57,7%, per i maschi sale al 66,9%, mentre per le femmine scende al 48,5%. Di fatto sono 13,3 milioni gli occupati di sesso maschile contro i 9,5 milioni del genere opposto. Una dinamica simile interessa anche il tasso di disoccupazione. Il 10,6% rilevato per gli uomini viene contrastato dal 12,4% delle donne, bilanciando negativamente il dato nazionale e portando il tasso di disoccupazione del Paese all’11,3%. Ancora più preoccupante il divario che emerge dal tasso di inattività (che contempla chi non partecipa al mercato del lavoro, non cercando attivamente un’occupazione). In questo caso, al 34,8% medio registrato dall’Istat, scende al 25% per il tasso di inattività maschile, ma sale al 44,6% per quello femminile. Le donne inattive sono 8,6 milioni, un numero molto simile a quello delle donne che hanno un’occupazione. Lasciando fuori dal discorso il lavoro in nero, secondo l’Istat nel 2014 (ultimo anno disponibile per questa tipologia di dati) donne e uomini hanno svolto oltre 71,3 miliardi di ore di lavoro non retribuito per attività domestiche, cura di bambini, adulti e anziani della famiglia, volontariato, aiuti informali e per gli spostamenti legati allo svolgimento di tali attività, contro le 41,7 miliardi di ore di lavoro retribuito. Il 71% delle ore di lavoro non retribuito, pari quindi a 50,6 miliardi, è stato svolto da donne e in quasi la metà dei casi (20,3 milioni di ore) da casalinghe (13,7 miliardi le ore di lavoro delle occupate). Ciò, sebbene le donne istruite siano sensibilmente maggiori degli uomini”, conclude Binetti.

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