Consultazioni Governo, Draghi entra nel vivo e spuntano i primi ‘No’

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ROMA – I tempi si allungano. Chi pensava di veder nascere il nuovo governo tra qualche giorno dovrà aspettare. Infatti il premier incaricato, Mario Draghi, tra lunedì e martedì farà un secondo giro di consultazioni con le forze politiche. Quindi, se tutto andrà liscio, è possibile che il nuovo esecutivo arrivi verso la fine della prossima settimana. Poi bisognerà superare la prova del Parlamento con il voto di fiducia di Camera e Senato. Da quanto si è capito finora, alla fine il possibile Governo Draghi potrà contare su una maggioranza abbastanza larga. La mossa di Silvio Berlusconi, che ha già schierato tutta Forza Italia a favore, ha costretto Matteo Salvini, leader della Lega, a riconsiderare la sua linea più tendente alla chiusura. Si sono mossi pezzi da novanta dentro la Lega come Giorgetti e Zaia e alla fine pure il Carroccio vuol essere della partita con propri ministri. Il Nord produttivo che vota Lega, infatti, vuol stare al tavolo dove si deciderà come impiegare i 209 miliardi dell’Europa, altro che all’opposizione. Solo Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, tiene il punto e pure se rimarrà sola non appoggerà un governo con Pd e M5S. Per quanto riguarda le forze politiche del centrosinistra, la decisione di Salvini ha spiazzato un po’ tutti. Si era parlato pure del possibile ingresso nel nuovo Governo di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, ma con dentro la Lega questo non sarà possibile. Per questo si è già alzato un fuoco di sbarramento contro chi, come il Carroccio, si è sempre mosso contro l’Europa, al contrario di Forza Italia che ha mantenuto sempre la rotta europeista. Anche la sinistra di Leu, ascoltata oggi da Draghi, ha messo nero su bianco che loro con Salvini non ci staranno mai. Matteo Renzi, leader di Italia Viva, oggi ha detto a Draghi che loro lo appoggeranno a prescindere. Infatti sia dentro il M5S che nel Pd si punta a sottolineare che con una maggioranza così ampia “il partitino di Renzi diventa ininfluente e così ci si può liberare pure dal rischio di futuri ricatti”. Dentro Italia Viva se la ridono: “Noi abbiamo lavorato per arrivare a Draghi, siamo sicuri che il premier incaricato non si farà condizionare”. Nel Pd, intanto, si lavora a vari scenari. Se il ministero degli Affari europei dovesse andare al forzista Antonio Tajani, già presidente del Parlamento Ue, che in Europa tutti conoscono, allora Enzo Amendola potrebbe essere il candidato sindaco di Napoli sostenuto dai Dem e M5S. Si parla di discontinuità anche al ministero dell’Economia, quindi Roberto Gualtieri potrebbe giocarsela come candidato sindaco di Roma. Una partita che diventerebbe più facile se nel nuovo Governo Draghi troveremo anche Carlo Calenda, leader di Azione, ex ministro allo Sviluppo economico, in corsa per il Campidoglio. E tra i Dem romani si fa il tifo per Calenda ministro.

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