Roma, Ama si arrende: niente porta a porta per migliaia di negozi

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I rifiuti saranno conferiti nei cassonetti destinati alle abitazioni, con il rischio di alimentare il fenomeno di piccole discariche di quartiere
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ROMA – Ama sceglie il passo del gambero sulla raccolta differenziata. In particolare sul porta a porta delle utenze non domestiche, legittimando di fatto il conferimento dei rifiuti nei cassonetti stradali (destinati in realtà a chi abita nelle case) anche da parte da parte di alcuni esercizi commerciali che si trovano in quartieri serviti da questa modalità di raccolta. La novità è emersa nel corso di una seduta della commissione capitolina Trasparenza sulla vicenda riguardante una parte dei lavoratori della società Avr (che per conto di Ama svolge una parte del servizio di raccolta differenziata delle utenze non domestiche), ai quali non viene applicato né il contratto nazionale Utilitalia né quello Fise Assoambiente (tra l’altro con ricadute sul welfare) e che, secondo quanto hanno raccontato i sindacati all’agenzia di stampa Dire, in diverse circostanze avrebbero ricevuto gli stipendi in ritardo. Questo appalto, risalente al 2018 e dagli esiti fortemente negativi, sta volgendo al termine (con all’orizzonte possibili cause tra la municipalizzata e le aziende coinvolte che lamentano una redditività inferiore a quanto prospettato in origine) e l’Ama ha già pubblicato una manifestazione di interesse per una nuova gara ponte della durata di nove mesi e relativa a 8 dei 16 lotti scaduti (quelli dei Municipi 1, 2, 4, 5, 7, 9, 12 e 13). Il passato ha insegnato all’azienda di via Calderon de la Barca che le utenze commerciali ‘reali’ della Capitale non sono le oltre 80mila previste nel mega appalto del 2018 ma intono alle 50mila, e così Ama ha deciso di “razionalizzare” il servizio. Una scelta che da una parte comporterà una diminuzione degli operatori impiegati rispetto all’attuale – i sindacati hanno già lanciato l’allarme su 150 nuovi licenziamenti che si aggiungono ai 200 causati dalla fuoriuscita dell’Ati capeggiata da Roma Multiservizi dall’appaltone di 3 anni fa – e dall’altra sostanzialmente sancisce la resa della municipalizzata di fronte a quegli esercizi commerciali che si sono rifiutati di adeguarsi al porta a porta e hanno continuato a conferire i rifiuti dove non potevano, contribuendo alla proliferazione di piccole discariche attorno ai cassonetti stradali.

Il direttore del Personale di Ama, Marcello Bronzetti, parlando in commissione ha precisato che a rimanere fuori dal nuovo servizio saranno “utenze a bassa produzione di rifiuto” ma dalle sue parole trapela anche un’arrendevole presa d’atto dell’esistente: “C’è un riposizionamento sulle utenze reali, esistenti su banche dati verificate, e su queste è stato rappresentato che le und insistenti su aree dove c’è ancora una raccolta stradale non sono state ricomprese nell’appalto ponte. Anche perché gli utenti non domestici hanno una propensione ad avvalersi dei contenitori stradali”. E ancora: “Il commerciante o l’utente non domestico- ha aggiunto Bronzetti- avendo a disposizione il cassonetto a portata di mano non teneva il contenitore nel proprio esercizio e conferiva il rifiuto nel cassonetto. Questo è uno degli elementi che è servito a rideterminare un minore numero di utenze che sarà servito dal porta a porta esternalizzato, in particolare per quanto riguarda le utenze non ristoro”. Questa modalità consentirà ad Ama di concentrarsi “sulle utenze ristoro, che producono maggiormente tutte le frazioni di rifiuto e saranno servite meglio da una raccolta puntuale porta a porta”. Alla fine dei conti, la municipalizzata risparmierà un terzo dei costi: “Rispetto agli attuali affidamenti c’è una riduzione delle utenze che comporta una diminuzione complessiva del 30%”, ha detto Bronzetti. In più, il corrispettivo da pagare ai prestatori d’opera prima era pagato in base alle cosiddette ‘badgeature’ da parte degli operatori (che non sempre sarebbero stati impeccabili, tanto che la Procura di Roma ha aperto un’inchiesta) da adesso invece sarà calcolato in base al peso dei rifiuti raccolti, come avveniva prima del 2018.Ma la “razionalizzazione” del servizio, come previsto da Ama, coincide con un più che dimezzato numero di utenze servite: si passa da 30.795 alle 13.081 del nuovo bando ponte. Quindi 30% di minori costi a fronte di più del 50% di esercizi che, non usufruendo del porta a porta, getteranno i loro rifiuti nei cassonetti, col rischio di non avere certezze sulla differenziazione dell’immondizia e di creare accumuli su strada che non sempre Ama è in grado di liberare con mezzi ordinari.

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