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Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte al top per le nuove invenzioni

A livello provinciale, invece, sono Milano, Torino, Bologna, Roma e Treviso i territori che hanno presentato il maggior numero di brevetti
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BOLOGNA – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte trainano l’industria italiana anche dal punto di vista delle nuove invenzioni. Le quattro regioni, infatti, sono al vertice nel Paese per numero di brevetti pubblicati a livello europeo: 1.506 la Lombardia, 703 l’Emilia-Romagna, 596 il Veneto e 480 il Piemonte.

Dal punto di vista delle nuove idee industriali, però, la pandemia ha pesato soprattutto sull’Emilia-Romagna, che nel 2020 ha visto una riduzione del numero di brevetti rispetto all’anno prima (38 in meno, erano 741), così come la Toscana (34 in meno, da 286 a 252) e la Liguria (14 in meno, da 87 a 73). Sembrano invece non aver subito contraccolpi la Lombardia, che anzi l’anno scorso ha visto aumentare i brevetti rispetto al 2019 (124 in più), il Piemonte (+85), il Friuli (+38, da 91 a 129), il Veneto (+22) e il Trentino (+12, da 116 a 128). In sostanza stabili le Marche (da 90 a 91 tra il 2019 e il 2020) e la Sardegna (da 18 a 15).

A livello provinciale, invece, sono Milano, Torino, Bologna, Roma e Treviso i territori che hanno presentato il maggior numero di brevetti. Il capoluogo lombardo è salito da 703 a 763 brevetti tra il 2019 e il 2020 (+60), Torino da 271 a 322 (+51), Bologna da 300 a 320 (+20) e Treviso da 155 a 174 (+19). In crescita anche altre province del nord Italia come Vicenza, Brescia, Monza e Brianza, Bergamo, Padova, Modena, Reggio Emilia, Verona e Varese. 

Nel complesso, secondo l’analisi di Unioncamere, a livello italiano sono state 4.465 le domande di brevetto pubblicate dall’European patent office, cioè il 5,3% in più dell’anno precedente. Dal 2008 le invenzioni italiane protette a livello europeo sono state quasi 52.000 e per quasi l’80% si devono a imprese, enti di ricerca e persone fisiche del Nord Italia.

“I dati sui brevetti italiani in Europa- commenta il presidente di Unioncamere, Andrea Prete- dimostrano che il nostro Paese ha una capacità di innovazione importante non solo nei settori ad alta intensità di conoscenza ma anche in quelli tipici dell’Italian style”. I campi delle ‘necessità umane’ e delle ‘tecniche industriali e trasporti’ assorbono più della metà della capacità innovativa made in Italy. Nella prima categoria rientrano i brevetti relativi ad esempio ad agricoltura, abbigliamento, tabacco e sport, mentre la seconda ha a che fare con manifattura e automotive. Rispetto all’anno precedente, nel 2020 sono aumentate del 53% le innovazioni riguardanti i prodotti tessili e la carta (da 75 a 114) e del 10% i brevetti per le cosiddette ‘necessità umane’ (da 935 a 1.033).

Un brevetto su cinque, inoltre, si riferisce alle tecnologie che la Ue ha definito abilitanti a tutti gli effetti (le cosiddette Ket): biotech, fotonica, materiali avanzati, nano e micro-elettronica, nanotecnologie e manifattura avanzata, ossia automazione e robot. E’ proprio questa categoria che ha fatto ulteriori passi avanti nel 2020, con 53 domande di brevetti in più rispetto al 2019 (670 in totale). Bene anche la fotonica (rientrano in questo campo, ad esempio, le fibre ottiche), che registra 25 brevetti in più rispetto all’anno precedente, per un totale di 74 invenzioni pubblicate dall’Epo nel 2020.

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