Siria, l’ong: “Il regime si autofinanzia sulla pelle dei detenuti”

I testimoni hanno riferito di dover pagare ogni volta l'equivalente di 2-3.000 euro, ma la somma per i siriani rifugiati all'estero lieviterebbe sensibilmente
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ROMA – I vertici del regime siriano starebbero aggirando le sanzioni economiche individuali imposte dall’Unione europea ottenendo ampie somme di denaro dalle famiglie dei detenuti, che in Siria sarebbero decine di migliaia. La denuncia emerge da un report realizzato dall’Association of Detainees and the Missing in Sednaya Prison (Admsp), associazione costituita dai parenti dei detenuti del carcere di Sednaya. Ai ricercatori, i familiari dei detenuti intervistati hanno raccontato di essere costretti a versare di continuo “mazzette” a funzionari statali tra cui secondini, personale carcerario, militari e giudici per poter incontrare i propri cari dietro le sbarre o per ottenerne il rilascio.

Un sistema di “bustarelle” che permetterebbe alla “rete” di incassare milioni attraverso una catena di “mediatori”, che fanno finire i fondi nelle tasche di quegli alti funzionari colpiti dal congelamento dei patrimoni e da altre restrizioni internazionali imposte dall’Unione europea. L’ultima tranche di sanzioni e’ scattata a ottobre contro sette ministri del governo del presidente Bashar Al-Assad, portando a 280 il numero di alti esponenti dello Stato che Bruxelles ritiene responsabili dei crimini commessi nel conflitto scoppiato nel 2011. I testimoni hanno riferito di dover pagare ogni volta l’equivalente di 2-3.000 euro, ma la somma per i siriani rifugiati all’estero lieviterebbe sensibilmente, arrivando anche a superare i 30.000 euro.

L’autore del report e direttore di Adms, Diab Serrih, ha parlato di “un’industria della detenzione”. “Il regime siriano- ha continuato Serrih- e’ costruito sugli apparati di sicurezza e l’intelligence. Pagano salari bassi per stimolare la corruzione, cosi’ le tangenti servono a finanziare questa ‘infrastruttura’ detentiva”. Ha inoltre parlato di “un governo ombra che guida il Paese”.

Come denunciano le organizzazioni per i diritti umani locali, prima dello scoppio del conflitto civile, nel 2011, tra le 100.000 e le 250.000 persone erano detenute nelle carceri siriane. Un numero che e’ nettamente aumentato con la guerra, coinvolgendo migliaia di manifestanti, attivisti, oppositori del governo del presidente di Bashar Al-Assad, oltre ai combattenti fatti prigionieri durante il conflitto. Una quantita’ di persone che una volta finite nelle maglie del sistema giudiziario siriano, difficilmente ne riemergono. Negli anni diversi report delle ong hanno testimoniato le violenze, le torture e le uccisioni patite dai detenuti. Ora quest’ultima inchiesta getta luce su una nuova dimensione del conflitto che il 15 marzo entrera’ nel decimo anno.

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