Mafia, Vaccaro: “Foggia ha bisogno di videosorveglianza capillare”

Il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, intervistato dall'agenzia Dire, torna a chiedere sicurezza per la città.
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “Questa citta’ ha bisogno di un sistema di videosorveglianza molto capillare. Piu’ volte ho avanzato questa richiesta, ma le mie parole sono cadute nel vuoto, sono rimaste inascoltate”. Il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro, intervistato dall’agenzia Dire, torna a chiedere sicurezza per la citta’ di Foggia, piombata – con l’arrivo del nuovo anno – nel terrore.

Due bar semi distrutti da potenti ordigni rudimentali, un omicidio e il Suv di un testimone di giustizia sventrato da una bomba con una carica esplosiva talmente alta da aver divelto le saracinesche vicine al luogo in cui era parcheggiato, danneggiato altre dieci auto, fatto tremare i palazzi. La citta’ ha paura.

“L’aspetto inquietate di quanto accaduto, oltre alla violenza che ha ovviamente spaventato, e’ che l’obiettivo di chi ha piazzato quella bomba- spiega il Procuratore Capo- e’ creare un clima di intimidazione teso a fare capire che si punisce chi denuncia”. I

l proprietario del suv e’ Cristian Vigilante, testimone di un’ inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari contro la cosiddetta ‘Societa’ foggiana’. In qualita’ di capo delle risorse umane della Rsa ‘Il sorriso’ di Foggia, fu avvicinato – due anni fa – da due boss che gli imponevano l’assunzione di alcuni loro parenti.

Il suo rifiuto scateno’ la minaccia criminale: “‘Puoi farci arrestare – gli dissero – tanto dalla nostra parte, ce ne sono altri’. E questo evidenzia la forza di intimidazione di tipo associativo, tipico della criminalita’ organizzata”, riferisce ancora Vaccaro che chiede alla citta’ di Foggia di “reagire, non lasciarsi intimidire. Foggia non deve piegare la testa”.

La denuncia di Vigilante conflui’ nell’inchiesta dei carabinieri e coordinata dalla Dda denominata “Decima azione” che spalanco’ le porte del carcere a trenta presunti affiliati ai maggiori gruppi criminali foggiani: i Moretti – Lanza e i Sinesi – Francavilla. Le bombe, gli atti intimidatori, le minacce, non sono nuovi per Foggia: “Purtroppo la criminalita’ usa questi sistemi. Lo scorso anno a gennaio ci furono diversi episodi, ricordo un’esplosione ai danni di una profumeria, poi a un negozio di prodotti elettronici. Quest’anno, oltre agli ordigni, c’e’ stato anche un omicidio ma la bomba posizionata sotto il suv di Vigilante e’ un chiaro messaggio mafioso alla citta’: si punisce chi denuncia. E invece bisogna avere il coraggio di denunciare, come ha fatto Cristian che in queste ore ha ribadito il suo no alla mafia”, dichiara il procuratore che ribadisce l’importanza di un sistema di videosorveglianza capillare.

“Se vogliamo controllare il territorio, se vogliamo accrescere la sicurezza oggettiva e percepita nei cittadini, se vogliamo dirgli parlate con noi perche’ a supporto delle vostre parole ci sono immagini, dobbiamo monitorare ogni strada, ogni piazza e ogni angolo della citta’- continua- la criminalita’ con le bombe genera terrore? Bene, noi dobbiamo generare sicurezza e tranquillita’, contrapponendoci al senso di insicurezza mafioso, dobbiamo contrastare l’assoggettamento omertoso e reagire”.

Il procuratore e’ entusiasta anche della manifestazione indetta dalla associazione ‘Libera contro le mafie’ prevista per venerdi’ prossimo a Foggia e dal titolo ‘Foggia libera Foggia’.

“E’ una manifestazione- conclude- che servira’ ad aiutare i cittadini che sono inevitabilmente spaventati ma che non devono sentirsi soli. Ci saro’ e spero saremo in tanti”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

5 Gennaio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»