L’Iran piange Soleimani, in decine di migliaia ai funerali. Trump: “Pronti a colpire 52 siti di Teheran”

La tensione tra Usa e Iran resta altissima dopo l'uccisione del generaele delle forze Qods da parte di Washington
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ROMA – Decine di migliaia di persone vestite di nero stanno sfilando nella città iraniana di Avhaz, per piangere la morte del generale Qassem Soleimani, ucciso in un raid Usa due giorni fa a Baghdad.

La salma del generale, capo delle forze speciali Qods, è rientrata in Iran questa notte dopo le celebrazioni di ieri a Baghdad. Soleimani, infatti, è visto come un eroe per la sua esperienza nella guerra tra Iran e Iraq degli anni ’80 e per il suo ruolo da comandante delle operazioni iraniane in Medio Oriente, in particolare in Libano, Siria e Iraq.

Il corpo di Soleimani sarà trasportato nel pomeriggio di oggi nella città santa di Mashhad, mentre domani sarà prima a Tehran e poi a Qom per processioni pubbliche. Martedì, infine, è prevista la sepoltura nella sua città natale di Kerman.

ROHANI: VENDICHEREMO IL SUO SANGUE, USA SE NE PENTIRANNO

Il sangue del martire Soleimani sarà vendicato il giorno in cui vedremo la mano malvagia dell’America essere tagliata via per sempre dalla regione”. Lo ha dichiarato il presidente iraniano, Hassan Rohani, nel corso di una visita ai familiari del generale Qassem Soleimani.

Gli americani “non si sono resi conto di quale grande errore” hanno fatto; “vedranno gli effetti di questa azione criminale non solo oggi, ma negli anni a venire” ha aggiunto.

TRUMP: PRONTI A COLPIRE 52 OBIETTIVI IRANIANI

Immediata la replica di Donald Trump: gli Stati Uniti hanno localizzato 52 siti iraniani e li colpiranno “rapidamente e molto duramente” se la Repubblica islamica attaccherà personale o obiettivi americani. Alcuni di questi siti iraniani “sono di altissimo livello e molto importanti per l’Iran e e la cultura iraniana” ha dichiarato il tycoon in un tweet. «Gli Stati Uniti non accettano più minacce» ha ammonito.

Trump, ha spiegato che il numero 52 corrisponde “agli ostaggi americani tenuti in ostaggio per più di un anno dalla fine del 1979 presso l’ambasciata americana in Iran”.

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5 Gennaio 2020
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