martedì 13 Gennaio 2026

Natale a New York, sull’albero ‘italiano’ da record svetta la stella Swarovsky

Da San Donato Val di Comino, paesino laziale, al confine con l'Abruzzo, a Manhattan: la 'vera' storia del Christmas Tree simbolo delle festività natalizie nella Grande Mela

di Sara Calabria

NEW YORK – Si sono accese ieri sera le luci del grande albero di Natale del Rockfeller Center e, come ogni anno, migliaia di persone hanno assistito all’evento che sancisce ufficialmente l’inizio delle festività nella Grande Mela.
Il Christmas Tree del Rockfeller Center è senz’altro uno dei simboli del Natale americano, forse il più amato, senz’altro il più conosciuto nel mondo: alto oltre 20 metri, ricoperto da più di 50mila luci multicolori e con una stella Swarovski da record sulla cima. Quasi nessuno, però, sa che alle origini di questa tradizione c’è la storia di un ragazzo italiano, un emigrante diciassettenne partito da un piccolo paese di montagna del Lazio, San Donato Val di Comino.

CHI FU “L’INVENTORE” DEL PRIMO ALBERO DI NATALE AL ROCKFELLER CENTER

Il giovane si chiamava Cesidio Perruzza ed era uno come tanti: famiglia umile, pochi soldi in tasca ma tanta voglia di lavorare. All’inizio del Novecento lascia San Donato, attraversa l’oceano e sbarca a New York. Qui trova lavoro dove servono braccia forti: nei cantieri, tra roccia, polvere ed esplosivi. Diventa “Joe Blaster”, uno specialista negli scavi, e si occupa di radere al suolo con la dinamite le vecchie costruzioni, per far spazio ai nuovi grattacieli. Cesidio, infatti, è uno di quei lavoratori italiani che hanno letteralmente costruito la città, così come la vediamo adesso.

UN CHRISTMAS TREE DA RICICLO, SIMBOLO DI RESILIENZA

Nel 1931 l’America è piegata dalla Grande Depressione. Mentre in tanti perdono il lavoro, Cesidio e altri operai – molti italiani e alcuni anche suoi compaesani – sono impegnati nel cantiere del nuovo Rockfeller Center. Fa freddo e il lavoro è duro ma ciò che conta è avere una paga da portare a casa, a fine mese.
E’ la vigilia di Natale quando Cesidio ha un’idea: prende un abete che cresce su uno spuntone di roccia nei paraggi del cantiere, lo trascina al centro dell’area di lavoro aiutato dai suoi compagni e, insieme a loro, inizia a decorarlo con quello che si trova in giro. Si tratta, naturalmente, di materiale di risulta: carta colorata, fili metallici, alluminio recuperato dai detonatori, piccoli oggetti trasformati in decorazioni con un tocco di fantasia. E’ un albero semplice, ma l’intento di Cesidio e degli altri operai è quello di esprimere la loro riconoscenza per il fatto che possono lavorare, in tempi così difficili, e di dare un qualche segno di speranza alle soglie del Natale. E’ la prima volta che un abete viene addobbato nel luogo dove sorgerà il celebre Rockfeller Center, nel cuore di Manhattan. Lì, proprio accanto all’attuale pista di ghiaccio e agli angioletti a grandezza d’uomo, con le loro mille luci e ghirlande, nel dicembre del 1931 svetterà solitario un albero di Natale addobbato miseramente e tuttavia simbolo di speranza e resilienza tra il fango del cantiere. Un invito ad andare avanti, forse anche in ricordo dei tanti alberelli decorati con noci e carta colorata dalle donne della Val Comino durante le feste natalizie, laggiù in Italia. E una spinta a non mollare per chi, come Cesidio e i tanti immigrati italiani, si aggrappava ostinatamente al “Sogno americano”.

DAL 1933 AL ROCKFELLER CENTER L’ALBERO-PONTE TRA AMERICA E ITALIA

Una foto rovinata dal tempo e ormai diventata famosa immortala gli operai in fila per ricevere la paga, proprio con quell’umile alberello alle loro spalle. Anni dopo, il governatore di New York Mario Cuomo vi scriverà una dedica nel retro, donandola alla famiglia Perruzza, per ringraziare la gente di San Donato che aveva contribuito a costruire la città.
E’ il 1933 quando al Rockfeller Center viene organizzata ufficialmente la prima accensione ufficiale dell’albero di Natale e, da allora, ogni anno un enorme abete viene innalzato e illuminato davanti agli occhi delle telecamere e dei tanti turisti che accorrono per assistere all’evento. Un evento che ha origini lontane e dietro il quale si cela la storia di un paesino dell’Italia centrale, arroccato sui monti, e di un giovane emigrante italiano che, inconsapevolmente, ha legato per sempre il Natale di New York alle sue radici italiane. Ecco perché, per chi vive negli Stati Uniti oggi – magari nipote o pronipote di emigranti italiani – la storia delle origini del Christmas Tree del Rockfeller Center è un invito a guardare l’albero con occhi diversi. Non soltanto come attrazione turistica, ma come un ponte tra due mondi, Italia e America, uniti dal sogno di un ragazzo partito senza un soldo da San Donato Val Comino.

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