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Bene le eccellenze locali, ma contro la tratta degli esseri umani manca una strategia nazionale

Il monito dal webinar promosso oggi dalla cooperativa sociale 'Befree' per fare il punto
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ROMA – Nella lotta alla tratta degli esseri umani, in particolare delle donne a scopo di sfruttamento sessuale, sono molte le eccellenze locali sviluppate in Italia. A mancare, pero’, e’ un sistema strategico nazionale, con obiettivi verificabili e concreti, un’allocazione stabile delle risorse e un coordinamento tra i vari protocolli territoriali. È quanto emerge dalle voci dei relatori del webinar organizzato stamattina, per fare il punto sul tema, dalla Cooperativa sociale BeFree al termine del progetto Assist sull’integrazione delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale realizzato con cinque partner europei (Immigrant Council of Ireland di Dublino, Surt di Barcellona, Just Right Glasgow in Scozia, Solwodi di Bonn e European Network of Migrant Women-ENoMW) e finanziato dal Fondo asilo migrazione e integrazione (Fami).

“L’Italia per la sua posizione e’ il primo Paese di destinazione della tratta degli esseri umani, ma e’ anche vero che e’ sempre stata in prima linea nella lotta a questo fenomeno, anche quando negli Anni 90 le vittime non venivano dall’Africa ma dall’ex Unione Sovietica”, dichiara in apertura Oria Gargano presidente della Cooperativa BeFree che da anni si batte in difesa e supporto delle donne vittime di tratta e che, proprio nell’ambito del progetto Assist, ha accompagnato due di loro in un percorso di empowerment e formazione come operatrici antitratta. “Sto lavorando con Befree per aiutare le ragazze vittime di tratta. Voglio essere un esempio per loro”, “Questo e’ il mio nuovo inizio e non voglio dimenticarlo”, dicono Isabella e Naomi nel video realizzato per BeFree da Maria Iovine, in cui raccontano i loro sogni: diventare infermiera, “per aiutare le persone che ne hanno bisogno”, “essere un’operatrice”.

IL PROGETTO ASSIST

“Con Assist sono state supportate in tutto 50 donne, circa dieci in Italia- spiega la referente del progetto Cinzia Greco- Si e’ sviluppato lungo quattro linee di azione principali con l’obiettivo di favorire l’integrazione delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale”, assumendo come punto di partenza “l’ottica di genere”. Il primo step e’ stato quello di “realizzare delle interviste alle donne che avevano vissuto situazioni di sfruttamento per acquisire il loro punto di vista” e costruire “un quadro di riferimento condiviso”.

Poi si e’ passati alla presa in carico delle donne “di cinque nazionalita’ diverse, che hanno scelto di farne parte”, con servizi di accompagnamento e riconoscimento della protezione internazionale, accesso alle cure mediche e percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, sostegno psicologico e assistenza legale in caso di denuncia. Ciascun Paese “ha poi elaborato almeno dieci case study, per avere una lettura trasversale che tenesse conto della diversita’ delle situazioni e degli interventi”.

Terza azione messa in campo con Assist “la sperimentazione, ritenuta un’azione pilota”, di accompagnare alcune donne in un percorso di formazione per diventare “operatrici antitratta”, continua Greco. Infine, e’ stato “elaborato un documento finale in cui i partner hanno potuto declinare principi e linee guida di azioni, metodologie e approcci da mettere in campo per il sostegno delle donne vittime di tratta con l’obiettivo di sviluppare azioni di lungo termine”.

IL PRAL DELLA REGIONE LAZIO

Il progetto va ad affiancarsi alle attivita’ messe in campo da BeFree con la Regione Lazio anche nell’ambito del Pral (Piano regionale antitratta) in cui la cooperativa gestisce uno sportello finalizzato all’emersione delle vittime di tratta.

‘Abbiamo attivita’ rivolte a percorsi di emersione, identificazione, accoglienza, protezione e presa in carico delle persone in strutture di prima accoglienza, seconda accoglienza e semiautonomia- spiega Tina Mancini, referente del Pral- Abbiamo predisposto l’informatizzazione dei dati che potranno essere utilizzati dalla Regione per monitorare le attivita’, in modo tale da cercare di connettere il sistema antitratta del Lazio con il sistema ‘Roxanne’ di Roma Capitale, con cui siamo in sinergia’.

DALLE ECCELLENZE LOCALI DI CONTRASTO A UNA STRATEGIA NAZIONALE

Il sostituto procuratore David Mancini sottolinea l’aspetto rivoluzionario introdotto dall’articolo 18 del decreto legislativo 286 del 1998 nel “dare opportunita’ a una vittima che vuole sottrarsi a particolari condizionamenti legati a reati di sfruttamento” di avere “una forma di sostegno per il reintegro dei diritti umani violati” non condizionata all’aiuto che quella persona puo’ dare alle istituzioni, perche’ “l’approccio al fenomeno della tratta non puo’ essere vincente se non mette al centro i diritti umani”.

Tanti i passi avanti fatti negli anni nel creare una rete tra forze dell’ordine, magistratura e operatori sociali, ma “di quel fenomeno- avverte Mancini- ancora continuiamo a monitorare solo la punta dell’iceberg”. Non bastano, infatti, le buone prassi a livello territoriale: “Bisogna passare dalle eccellenze locali a un vero sistema strategico nazionale”, sottolinea il magistrato.

Monito rilanciato anche da Michele Lombardi dell’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma, che ha avviato una collaborazione in rete con il Terzo Settore su Capitale e provincia dove “da diversi anni esiste un’area amministrativa e fisica esclusivamente dedicata alle categorie protette e vulnerabili. Il ministero, il dipartimento e la stessa Questura, stanno attivando una serie di corsi di formazione”, fa sapere e sottolinea l’importanza di coinvolgere nella rete anche “mediatori culturali, servizi sociali ed enti locali”.

LE CRITICITÀ DEL SISTEMA IN ITALIA

È “l’identificazione preliminare nei luoghi di arrivo delle potenziali vittime di tratta” il principale tallone d’Achille di un sistema ancora troppo frastagliato, secondo l’avvocata coordinatrice dell’Ufficio legale di BeFree Carla Quinto.

Un’altra criticita’ e’ “la mancanza di formazione degli operatori socio-sanitari, della Polizia di frontiera e dei centri” nel riconoscimento degli “indicatori di tratta”, che permetterebbe di instradare la vittima “nei percorsi previsti”.

Per questo, secondo Quinto, le forze dell’ordine e la magistratura dovrebbero avere “maggiore fiducia nei confronti di chi si riconosce e autoidentifica come vittima di tratta” e, in ambito giudiziario, bisognerebbe “accelerare le fasi di indagine preliminare”. I tempi dei processi penali, infatti, “spesso non sono compatibili con i permessi di soggiorno”, sottolinea l’avvocata, nell’ambito di un fenomeno che risulta peraltro “estremamente dinamico, in cui gli sfruttatori si muovono agevolmente nelle maglie legislative del nostro sistema, oltre a spostarsi e spostare spesso le vittime a livello territoriale”.

In questo senso, cruciale e’ il dialogo e il confronto a piu’ livelli “istituzionale, interregionale ed europeo”, secondo l’assessora alle Politiche Sociali, Welfare ed Enti Locali della Regione Lazio, Alessandra Troncarelli, tanto e’ vero “che abbiamo anche iniziato delle interlocuzioni a livello interregionale con il Piemonte, l’Emilia Romagna e alcune regioni del Sud per contrastare al meglio il fenomeno” e “scambiare buone prassi”.

Le stesse best practices in cui l’Italia eccelle, sottolinea Nusha Yonkova, dell’Immigrant Council of Ireland: “I colleghi italiani- dice- sono quelli che meglio comprendono la questione di genere nella tratta e gli effetti incredibili che questo fenomeno ha per le donne”, che presentano “esigenze particolari a causa delle violenze sessuali subite”.

LA RIDUZIONE DELLE DONNE A CORPI

Le stesse violenze che lasciano il segno su corpi, controllati, violentati, sfruttati, prima nei Paesi d’origine, poi nel corso del viaggio e nel Paese di destinazione di migrazione, ricorda Maria Grazia Giammarinaro, gia’ Special Rapporteur delle Nazioni Unite sulla Tratta degli Esseri Umani e soprattutto di donne e minori. È in virtu’ di questa “riduzione a corpo” che negli ultimi anni si segnala “una novita’ nella tratta delle donne nigeriane rispetto ad alcuni anni fa” e cioe’ “il fatto che sono corpi a perdere. Le organizzazioni criminali- spiega- aumentano il numero delle donne da far partire perche’ sanno che alcune di loro si ‘perderanno per strada’, il che significa anche che alcune di loro moriranno nell’attraversamento del Mediterraneo.

Durante i miei sei anni di mandato all’Onu- racconta Giammarinaro- ho sempre cercato di ribadire che la vulnerabilita’ non e’ il contrario di autonomia e autodeterminazione, ma un fatto contingente, socialmente, culturalmente ed economicamente determinato. La donna che migra ha sempre un progetto migratorio- dice- ed e’ a partire da questo progetto che deve essere valorizzato che si devono mettere in atto le politiche di empowerment”.

Fa il punto sul momento che sta attraversando il nostro Paese rispetto al traffico di esseri umani il libro realizzato da BeFree e intitolato ‘Tratta degli esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. Il valore di un’ottica di genere nella metodologia di accoglienza per le donne che scappano dalla schiavitu”. Il volume racconta di come “tutte le persone che passano per la Libia subiscano torture- spiega Gargano in chiusura- Le donne subiscono anche la prostituzione forzata attraverso un meccanismo complesso che nel libro spieghiamo nei dettagli”. E conclude con un monito: “L’Italia non puo’ rinunciare a prendere parola sui Paesi che violano in questo modo i diritti umani”.

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