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VIDEO | ‘Blue economy 3.0’, a 10 anni dalla sua uscita si aggiorna il bestseller di Gunter Pauli

"La domanda fondamentale è come possiamo convincere il mercato, i consumatori, i politici e la ricerca, gli scienziati, a cambiare il loro approccio" dice Pauli
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ROMA – A 10 anni dall’uscita del suo best seller ‘Blue economy’, 1,2 milioni di copie vendute, tradotto in 39 lingue, Gunter Pauli torna con ‘Blue economy 3.0’ (Edizioni Ambiente), un volume che ripropone aggiornandola la sua visione di un modello economico che punta a migliorare i processi produttivi in senso sostenibile, puntando all’imitazione dei processi naturali, studiati e imitati in una vera e propria biomimesi, sviluppando principi che si basano sul riutilizzo delle risorse per una produzione a zero rifiuti e zero spreco. 

Pacemaker senza batterie, pesca senza reti, edifici a impatto zero, fogli di carta fatti con la pietra, rasoi con lame di seta, larve prodigiose: queste solo alcune delle moltissime innovazioni che generano valore dai rifiuti e dalle risorse rinnovabili, riducendo l’inquinamento e contribuendo a migliorare l’ambiente in cui viviamo. Innovazioni che si ispirano, appunto, ai principi della ‘blue economy’ di Pauli, un’alternativa in grado di risolvere i problemi economico-sociali e ambientali attuali. Un principio che fa perno sulla rigenerazione, perche’ ogni ecosistema possa seguire le proprie regole evolutive affinche’ tutti possano trarre beneficio dagli infiniti flussi di creativita’, adattabilita’ e abbondanza della natura. Un approccio che non chiede investire di piu’ per salvare l’ambiente, ma che con un minore impiego di capitali suggerisce come creare maggiori flussi di reddito e costruire al tempo stesso capitale sociale. 

‘Blue Economy 3.0′ racconta centinaia di iniziative che puntano a rispondere ai bisogni fondamentali creando, senza produrre rifiuti e generando milioni di posti di lavoro, equita’ e migliore retribuzione. In ‘Blue economy 3.0’ Gunter Pauli si focalizza sull’ispirazione e sulla formazione degli imprenditori del futuro, un approccio che superi il business model usurato della convenienza economica, del minor costo e massimo profitto, puntando a un futuro che giochi su efficienza e resilienza, agendo per ricentrare gli sforzi sulla generazione di valore che e’ una precondizione per la creazione di posti di lavoro. 

“Non e’ sufficiente avere una teoria, e non e’ sufficiente avere una base scientifica, e’ necessaria una nuova cultura imprenditoriale, che non puo’ limitarsi all’imprenditoria tradizionale, fatta di fogli excel, business plan e audit tecnologici, dove l’obiettivo tradizionale e’ essere il piu’ economico sul mercato- spiega Pauli parlando con la DIRE- Dopo piu’ di 10 anni di esperienza sul mercato, la Blue economy ha dimostrato che possiamo avere un’accelerazione del business, un’accelerazione nell’applicazione della scienza, quando cambiamo modello di business”. L’opportunita’, dunque, “nasce dall’usare cio’ che si ha per generare valore, perche’ cosi’ piu’ valore si genera piu’ se ne ha nelle proprie comunita’”. 

Ma partendo da questi presupposti, come si fa a convincere l’economia, il mercato, la politica della necessita’ e della necessita’ di un cambio di passo? “La domanda fondamentale e’ come possiamo convincere il mercato, i consumatori, i politici e la ricerca, gli scienziati, a cambiare il loro approccio“, dice Pauli, tanto piu’ ora, in un momento nel quale la pandemia da CoViD spinge molti a non prendere rischi, a rimanere nel vecchio e sicuro, “anche quando sanno che non migliorera la qualita’ della loro vita ne generare posti di lavoro”. E allora, prosegue Gunter Pauli, con ‘Blue economy 3.0′ “abbiamo iniziato a lavorare con piccole comunita’, ma molto presto abbiamo capito che la crescita nelle dimensioni del progetto non dipendeva dal numero delle persone coinvolte ma piuttosto dalla capacita’ degli imprenditori, di chi progettava il business dietro l’iniziativa”, e cio’ ne determinava un impatto piu’ ampio. Come ad esempio il progetto della ‘stone paper’, che usa gli scarti di miniera, “sono gia’ state costruite cinque fabbriche che la producono, con una capacita’ da un milione di tonnellate- spiega Pauli- e il governo cinese ha deciso che circa un quarto di tutta la produzione di carta in Cina, dove se ne consumano circa 100 milioni di tonnellate l’anno, sara’ sulla stone paper”, riducendo l’inquinamento da polveri e risparmiando l’acqua, che non si usa nella stone paper, e risparmiando terra per coltivare cibo anziche’ alberi da carta. Si deve puntare su una visione di insieme che tenga insieme problema e soluzione, insomma, e anche partendo da esempi locali si puo’ immaginarli dispiegati su dimensioni maggiori. “Quando consideriamo la situazione economica di un Paese possiamo allineare molteplici priorita’ e combinarle con modelli di business- dice Pauli- poi saremo in grado di incrementare e accelerare l’implementazione di nuove tecnologie”, prosegue l’autore. E’ il caso del Centro Songhai a Porto Novo, in Benin, nell’Africa occidentale, dove il piano ambizioso di padre Godfrey Nzamujo ha trovato una soluzione per l’utilizzo degli scarti di macellazione: trasformati dalle larve di mosca, naturalmente attratte dalla carne in putrefazione, diventano mangime per quaglie, esportate, e pesci, consumati localmente. Il tutto con buoni guadagni per la popolazione e un impatto evitato per l’ambiente, il tutto imitando la natura, ed ecco la biomimesi.

Insomma, in ‘Blue economy 3.0’ Gunter Pauli ci parla di flessibilita’ e vicinanza ai modelli naturali, con esempi che arrivano non dalle economie piu’ sviluppate, bloccate dalle pastoie di modelli capitalistici e consumistici che mostrano tutti i propri insostenibili limiti. “Quando si cerca l’ispirazione per elaborare modelli di business innovativi, spesso e’ una grande opportunita’ trovarsi in un luogo dove non c’e’ storia imprenditoriale, dove non ci sono infrastrutture gia’ esistenti, dove non c’e’ una grande esperienza- spiega Pauli che ha vissuto otto anni in Africa- perche’ e’ possibile fare il ‘salto della rana’, un balzo in avanti con una velocita’ e un’agilita’ che non si immaginava di avere”. E allora “l’Africa puo’ fare un salto che sorprendera’ europei e americani con una capacita’ di stimolare imprenditoria e dare vita a nuovi modelli di business”, aggiunge. E noi? “L’Italia puo’ fare molto meglio, pensiamo a Slow food e Carlo Petrini, l’Italia e’ alla guida di un intero movimento mondiale per un cibo sano e locale e un prezzo giusto pagato all’agricoltore”, dice Pauli. Partendo da cio’, come possiamo generare piu valore nell’agricoltura, attirando anche giovani nel lavoro agricolo? “L’Italia sa chiaramente come farlo”, insegnando anche al mondo come vivere in modo piu’ sano, valuta Pauli. Leader anche nelle energie rinnovabili, “dobbiamo capire quanto l’Italia puo’ spingersi avanti con il potenziale che ha, sperimentando sinergie tra vari settori”, prosegue, ad esempio “la chimica verde, che puo’ portare a un profitto dieci volte maggiore per gli agricoltori in termini di valore aggiunto integrato“, e l’Italia “ha la forza per farlo”. Insomma, agricoltura, rinnovabili e finanza intelligente, “il futuro dell’Italia e nell’integrazione di queste attivita’ per aumentare enormemente il valore aggiunto che puo essere generato”, conclude Pauli, perche’ “l’economia passera’ da una spinta all’efficienza a un’economia dove l’efficienza sara’ accompagnata dalla resilienza“. 

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