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Ue, la Finlandia propone tagli di bilancio alle politiche di coesione

Helsinki chiede che non si vada oltre lo 0,7% del Pil
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ROMA  – La Finlandia, che insieme a Croazia e Romania detiene il semestre di presidenza del Consiglio europeo, ha presentato una proposta per ridurre il budget per le politiche di coesione, la strategia rivolta ai Paesi più poveri dell’Ue per ridurre il gap nei servizi e nelle infrastrutture rispetto a quelli più avanzati. Il ministro per gli Affari europei finlandesi, Tytti Tuppurainen, ha detto al ‘Financial Times’ che la Finlandia vuole si destini per il periodo 2021-2027 l’1,07% del Pil dell’Unione – pari a 1.087 miliardi di euro – rispetto all’1,11% proposto dalla Commissione Von Der Leyen, e l’1,3% chiesto dal Parlamento europeo. La differenza dunque è di svariati miliardi. I fondi di coesione, che si compongono di stanziamenti e programmi secondari, sono tra le linee di finanziamento più consistenti destinate dall’Ue alle proprie politiche strategiche.

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“La nostra proposta è frutto di attente consultazioni” ha dichiarato al quotidiano Tuppurainen, aggiungendo che il taglio ai fondi per le politiche di coesione regionale è legata all’esigenza di far fronte “alle nuove sfide” globali, tra cui “i cambiamenti climatici, le migrazioni e così via”. Ad esempio, accanto alle politiche di coesione, potrebbe subire tagli anche il budget per l’Agricoltura, mentre quello per la ricerca scientifica e il controllo delle frontiere potrebbero aumentare. Secondo la rappresentante di Helsinki, inoltre, occorre risparmiare risorse in vista dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, essendo Londra tra i principali contributori. La bozza del Quadro finanziario pluriennale, il documento economico per i prossimi sette anni su cui sono al lavoro le istituzioni europee, resta comunque più consistente rispetto alla proposta degli Stati membri più parsimoniosi. Questi ultimi, guidati dalla Germania, vorrebbero complessivamente destinare alle politiche europee non oltre l’1% del proprio Pil rispetto all’1,11% della Commissione e l’1,3% del Parlamento.

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