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L’appello di Arcilesbica: “Non chiamateci cisgender, il sesso è riconosciuto alla nascita”

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"Siamo donne ribelli agli stereotipi di genere caricati su di noi in quanto femmine"
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ROMA – “Noi, le lesbiche, intendiamo rimanere tali, non vogliamo essere lesbiche+, lesbicx, queer, gender-fluid, non-binary, gay o altro”. Così in uno dei post pubblicati su Facebook da Arcilesbica come ‘biglietto da visita’ del libro “Noi, le lesbiche. Preferenza femminile e critica al transfemminismo“, scritto da Flavia Franceschini, Lucia Giansiracusa, Cristina Gramolini, Stella Zaltieri Pirola e Stella Zaltieri Pirola, tutte attiviste di Arcilesbica.

Tra i temi trattati nel libro e sintetizzati in questi giorni da Arcilesbica in alcuni post ‘manifesto’, tanti sono quelli legati alla contrapposizione al transfemminismo: “Siamo esterne al campo del desiderio maschile- scrivono le autrici e attiviste– mentre non lo sono gay, trans, bisessuali, gender fluid, eterosessuali. Non essendo accessibili al godimento maschile, siamo ignorate o derise, senza che questo ci scalfisca”. Per le attiviste, “donna è chi ha un corpo femminile e qualunque personalità, non una personalità femminile e qualunque corpo” e “nobilissimo è l’amore per gli oppressi, ma quando porta le donne a dimenticarsi del proprio sesso il risultato è la solita oblatività. Vogliamo fare solidarietà senza autocancellazione“, scrivono in riferimento alla differenza fra sesso e identità di genere. Su questa linea anche altri punti toccati nei post social, come quello sui “concetti di eterosessualità, omosessualità, transessualità e anche quello di intersessualità, che implicano la dualità dei sessi”, così come il sesso che, per le attiviste, “non è assegnato, è riconosciuto alla nascita. Siamo donne ribelli agli stereotipi di genere caricati su di noi in quanto femmine. Dunque- scrivono ancora- non ci si addice il termine cisgender”.

Tra i temi toccati nei post sul profilo di Arcilesbica anche il dibattito su utero in affitto e ‘sex workers‘: “Anche eterosessuali ricorrono all’utero in affitto- scrivono- ma è il movimento arcobaleno che gli ha dato una copertura progressista (senza riuscirci)”, e anche sul sesso a pagamento hanno le idee chiare: “Corrisponde ad un’erotica maschile, sia etero che gay, ampiamente narrata nella cultura. Credere che le donne cerchino il piacere nel sesso a pagamento è l’errore di chi nulla ha compreso della differenza sessuale”.

In altri punti, le attiviste si soffermano sul significato dell’amore verso un’altra donna: “Abbiamo tutte saputo immaginare e vivere l’impensabile amore con un’altra donna- scrivono- tutte singolarmente abbiamo avuto una grande forza”; e ancora: “L’amore tra donne è un amore come gli altri ma ha le sue particolarità, conduce due donne all’invenzione, mette l’ammirazione al posto della prevista invidia, comporta una dimensione attivistica di interpretazione della differenza tra simili”. “Le ragazze continuano a innamorarsi- concludono- a scegliersi e a cercare insieme di capire come vivere libere dall’ingombro dei ruoli fissi, sono più vere delle teorie che ci vogliono sorpassate. La amante lesbica è una donna non arresa”.

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