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Così l’Hydrogen valley decolla tra Reggio Emilia e Modena

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Tra Modena e Reggio Emilia stano partendo tre progetti rivoluzionari che porteranno energia pulita nell'ambiente, dalla scuola all'industria
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MODENA – Sulla via Emilia la sfida verso la transizione ecologica è già iniziata: una piccola “hydrogen valley”, infatti, sta sorgendo tra Reggio Emilia e Modena e a breve comincerà a portare i suoi frutti in termini di minori emissioni di anidride carbonica: da un lato, la palestra di una scuola sarà riscaldata a idrogeno, dall’altro una fabbrica di ceramiche aprirà un nuovo stabilimento con un forno alimentato a idrogeno al 50%. E non è tutto, perchè anche in autostrada (l’Autobrennero) ci saranno cinque postazioni di ricarica auto a idrogeno. Questi progetti pilota (due dei quali saranno realizzati entro il 2022) sono stati illustrati ieri in un convegno organizzato dalla Provincia di Modena: serviranno a migliorare la qualità dell’aria di un territorio dove la lotta allo smog non è più un’opzione ma una priorità.

I PROGETTI IN PARTENZA

La prima esperienza arriva dalla stessa Provincia di Modena che dal prossimo anno riscalderà la palestra dell’istituto “Meucci” di Carpi utilizzando una caldaia alimentata per il 20% (tanto permette la tecnologia attuale) a idrogeno e per il resto a metano. Autobrennero, che da anni gestisce l’unico distributore di carburante a idrogeno liquido in Italia di Bolzano, ha invece già deciso di estenderne la rete con altri cinque punti di rifornimento, uno dei quali a Campogalliano. Infine, Iris Ceramiche punta a rivoluzionare il comparto di cui è leader, investendo 40 milioni in un nuovo stabilimento a Castellarano (nel reggiano), operativo tra un anno, che sarà il primo in assoluto dotato di un forno alimentato a idrogeno al 50%.

L’IDROGENO SARÀ ESTRATTO DALL’ACQUA

In tutti e tre i casi la molecola sarà estratta dalla sua forma più “pulita” cioè dall’acqua, un processo che richiede una grande quantità di energia elettrica per azionare gli strumenti necessari (elettrolizzatori). Anche questa sarà però tratta da fonti “green” sfruttando per palestra e fabbrica un impianto fotovoltaico appositamente costruito e per la pompa di “benzina” le biomasse. Ad uscire dalle caldaie (e dai motori delle auto) ad idrogeno sarà infine -a differenza del processo di combustione fossile tradizionale- vapore acqueo e non Co2.

LA TRANSIZIONE ENERGETICA SI PUÒ FARE”

“Oggi due territori, Modena e Reggio Emilia, mettono in campo azioni che fino a pochi anni fa pensavamo fossero irrealizzabili, ma con coraggio e determinazione siamo qui a dimostrare che la transizione energetica si può fare e siamo pronti a dare il nostro contributo a salvaguardia dell’ambiente per contrastare i cambiamenti climatici”, commenta il presidente della Provincia di Modena Gian Domenico Tomei. “Da tempo- prosegue- ci stiamo occupando di idrogeno e questa nuova tecnologia, che utilizzeremo per riscaldare quella che sarà la prima scuola in Italia, la palestra dell’istituto Meucci di Carpi, rappresenta la concreta volontà di avviare una vera e propria rivoluzione verde nel consumo energetico dei nostri edifici”.

A CASTELLARANO UN INVESTIMENTO RIVOLUZIONARIO

Giorgio Zanni, sindaco di Castellarano e presidente della Provincia di Reggio Emilia, aggiunge: “Castellarano è pronta ad accogliere un nuovo investimento rivoluzionario che ci pone al centro di un protagonismo straordinario, lungimirante e innovatore delle nostre imprese e del nostro territorio di cui ringraziare ed essere fieri ed orgogliosi”. Mentre “è in corso la Cop26 e anche i ‘grandi’ della terra si accorgono e discutono degli obiettivi non più rimandabili dell’Agenda 2030 da porsi per salvare il clima e nel mezzo della crisi energetica attuale, un impianto come quello di Iris Ceramiche può risultare strategico e potenzialmente rivoluzionario nel diversificare il mix di fonti utilizzate” E Castellarano insieme alla Provincia di Reggio Emilia, conclude Zanni, “saranno ancora una volta protagonisti”.

LA PALESTRA RISCALDATA A IDROGENO

L’impianto di riscaldamento a idrogeno della palestra scolastica di Carpi (il primo in Italia nel suo genere in funzione dal prossimo anno scolastico) non è l’unico intervento messo in campo dalla Provincia di Modena per migliorare l’efficienza energetica degli edifici gestiti. Da anni -e non da ultimo nel maxi appalto “energia” da 20 milioni stipulato nel 2020 per sette anni- l’ente ha infatti varato una serie di lavori che, grazie ai risparmi sui consumi ottenuti, compensano gli investimenti e si “autofinanziano”. Lo ha spiegato ieri nel corso di un convegno la responsabile dell’Area tecnica dell’amministrazione provinciale Annalisa Vita. In dettaglio la Provincia di Modena provvede al riscaldamento e alla manutenzione di 108 palazzi (di cui 88 scuole superiori) per un totale di 1,1 milioni di metri cubi, l’equivalente di un piccolo paese composto da 3800 appartamenti da 100 metri quadri ciascuno. Un agglomerato che ogni anno brucia 2,6 milioni di metri cubi di gas sprigionandoli in atmosfera. Per mitigare questa fonte inquinante la Provincia, viene annunciato, investirà 2,3 milioni per migliorare il rendimento energetico di 20 edifici scolastici. In 12, in particolare, saranno installate delle valvole termostatiche, che spengono il riscaldamento quando non è necessario. In altre 4 scuole l’illuminazione sarà sostituita con lampade a led. Infine in due palazzi sarà realizzato un isolamento a cappotto.
Per quanto riguarda l’impianto di Carpi, che prevede con un investimento di 350.000 euro, un elettrolizzatore per “estrarre” l’idrogeno dall’acqua, dei pannelli fotovoltaici per fornire l’energia “green” necessaria, una caldaia, e un sistema di stoccaggio che consentirà di utilizzare l’energia prodotta anche nel periodo invernale, “sarà realizzato con una tecnologia addirittura più sicura di quella utilizzata per gli impanti a gas metano, nonchè ampiamente sperimentata in altri settori”, sottolinea Vita.
I benefici ambientali sono pari ad una riduzione di 717 tonnellate CO2 emesse in atmosfere equivalenti a quelle rilasciate da 130 persone in un anno nella loro vita quotidiana o a quanto assorbito da 145 ettari di bosco, cioè la superficie di 25 campi da calcio.

ECCO COME FUNZIONERÀ LA PRIMA FABBRICA A IDROGENO VERDE

A Castellarano, in provincia di Reggio Emilia, Iris ceramica Group darà vita alla prima fabbrica al mondo alimentata ad idrogeno verde, dotata di tecnologie all’avanguardia, che entrerà in funzione entro il 2022. Il progetto è stato presentato nel corso del convegno organizzato dalla Provincia di Modena, da Federica Minozzi, titolare dell’azienda, che ha sottolineato quanto “il Gruppo Iris sia sempre stato spinto da un forte spirito innovatore attento alla sostenibilità ambientale, facendo spesso da apripista nel mondo ceramico, settore industriale fortemente energivoro per la tipologia dei processi produttivi che si caratterizzano per produzioni ad alta intensità energetica”.

“ECONOMIA UGUALE ECOLOGIA”

All’interno di questo scenario manifatturiero, prosegue Minozzi, “il nostro agire si è sempre contraddistinto per aver seguito l’equazione economia uguale ecologia, coniata già negli anni ’60 da mio padre Romano Minozzi, presidente e fondatore del Gruppo, per indicare la strada che avremmo percorso in ottica di sostenibilità ambientale”.
Nello specifico la fabbrica sarà in grado di concepire e realizzare superfici ceramiche nate da un blend di idrogeno verde, prodotto grazie all’energia solare, poiché sul tetto dello stabilimento verrà installato un impianto fotovoltaico che sarà abbinato ad un elettrolizzatore e ad un sistema di stoccaggio dell’idrogeno rinnovabile. “Possiamo affermare con orgoglio- dice ancora Minozzi- che l’equazione economia uguale ecologia si è tradotta con grande concretezza d’azione nel corso degli anni e la realizzazione entro il prossimo anno della prima fabbrica ceramica al mondo geneticamente concepita e progettata per funzionare ad idrogeno verde ne è una chiara dimostrazione”.

“NON CI SPAVENTA ESSERE DEI PIONIERI”

Il nuovo stabilimento Castellarano ha un costo stimato di 40 milioni e va ad aggiungersi ai progetti di innovazione sostenibile creati nei 60 anni di attività imprenditoriale di Iris Ceramiche. Tra questi l’impianto a “combustore con recupero termico rigenerativo” che lavora sui fumi in uscita dal forno a temperature prossime ai 900 gradi, assicurando altissime efficienze in termini di abbattimento delle molecole organiche volatili ancora presenti nei fumi, e degli odori. “Non ci spaventa essere dei pionieri– conclude Minozzi- e ci auguriamo che il nostro impianto possa essere di stimolo per i nostri competitor affinchè si crei una domanda di tecnologia dell’idrogeno”. Una “sostenibilità di ampio respiro- conclude la manager- si avrà quando porterà anche ad un vantaggio economico”.

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