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Internet e bus elettrici per salvare Chiaravalle

abbazia chiaravalle
Carapellese (Municipio 5) raccoglie l'appello alla 'Dire' delle tre architette del Politecnico: "Il borgo è parte di Milano"
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MILANO – Sviluppare la ciclovia, mettere in connessione l’abbazia con “quanto di storico c’è nel borgo”, quindi potenziare i mezzi di trasporto, far rinascere la vecchia scuola chiusa e garantire l’ormai acquisito diritto alla connessione dei cittadini. Il tutto “con la prospettiva  di integrare” Chiaravalle “col resto del municipio”. Sono “possibilità concrete da qui ai prossimi anni” per le quali, garantisce, “la mia attenzione ci sarà senz’altro”. Natale Carapellese, attuale presidente del municipio 5 (Porta Ticinese-Porta Lodovica-Vigentino-Chiaravalle-Gratosoglio) e già suo consigliere interviene così sull’appello per il salvataggio del quartiere intorno all’abbazia lanciato alla ‘Dire’ da tre giovani architette: Ileana Iacono, Idamaria Sorrentino e Antonella Bellinetti. Le tre giovani, per la loro tesi, stanno lavorando a un piano integrato di intervento per il recupero e la valorizzazione del borgo dal punto di vista del paesaggio, della storia, della cultura, dell’artigianato locale e dei servizi. Il trio ha iniziato ascoltando i cittadini con un sondaggio diffuso grazie ai social e, nel frattempo, ha avviato un’interlocuzione con i tecnici del Comune di Milano quando a capo dell’assessorato competente (urbanistica, verde e agricoltura) c’era Pierfrancesco Maran.
   

Neo-insediato, Carapellese guarda al futuro e traccia, appunto, un percorso per la sua amministrazione: recuperare il borgo e valorizzarlo puntando su mobilità leggera, turismo, spazi sociali e servizi essenziali. Un percorso che interseca alcuni dei punti critici sollevati dalle tre specializzande del Politecnico di Milano, che chiedono a Palazzo Marino di non perdere l’occasione di salvare l’identità di questo luogo.

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binari chiaravalle

Chiaravalle deve sentirsi a tutti gli effetti parte di Milano e non un borgo abbandonato” esordisce Carapellese raccogliendo l’appello delle tre architette. Dunque, prosegue, va cucito con più scrupolo alla maglia della città, a partire da un potenziamento del trasporto pubblico: “So che c’è una sofferenza da tempo segnalata dai residenti perché i mezzi attuali si fermano fuori dal borgo”. La linea Atm che collega corso Lodi con il borgo passando per l’arteria principale di via San Dionigi e l’abbazia di Chiaravalle (per terminare oltre il territorio cittadino a Poasco), non solo non avrebbe corse abbastanza frequenti, com’è opinione dei residenti, ma avrebbe anche il problema di non poter fisicamente entrare nelle strade strette del centro: i mezzi normali non ci passano, evidenzia Carapellese. Perciò, da consigliere, “mi ero dato da fare per mettere in piedi una piccola navetta elettrica che arrivasse fino in piazza”.
   

Ora il progetto sembra prendere una forma meno ipotetica: “Sono mezzi che vanno acquistati ad hoc perchè Atm non li ha in dotazione quindi l’idea è comprarli. Rilanceremo col nuovo assessore Arianna Censi e capiremo se la cosa è fattibile e in quali termini, dal momento che tutto il parco mezzi sarà rinnovato da qui al 2026. Con l’adozione di mezzi elettrici sarà possibile servire in tempi ragionevoli quella tratta e collegare il borgo al resto della città, magari alla metro di Brenta o altro”.
   

Sempre sul fronte della mobilità c’è poi il tema caro al centrosinistra di Sala che è la cosiddetta mobilità dolce. Come favorirla valorizzando al contempo il borgo? Per esempio, trasformando finalmente quella che per le tre architette è una ferita aperta, il binario interrotto di Chiaravalle, in una opportunità: una pista ciclabile. Avrebbe molto senso, concorda il presidente, ancorché timidamente: “Su questo vado coi piedi di piombo” dal momento che “il progetto è stato lanciato una decina di anni fa ma di fatto non è successo nulla”: Eppure un’operazione simile favorirebbe anche “lo sviluppo turistico di Chiaravalle”: “Completare la direttrice corso Lodi-via San Dionigi con un tratto che porta verso Pavia e altri centri limitrofi sarebbe una gran bella cosa” osserva Carapellese. C’è, insomma, una “necessità di normalizzazione” che tiene insieme alcuni servizi essenziali per i cittadini.
   

Un altro esempio, a proposito, riguarda la fibra e la telefonia. “Ci stiamo lavorando e penso che qualche risultato arriverà” perché la situazione “per essere alle porte di Milano è imbarazzante”. La connessione è “veramente pessima, ho provato io stesso e ho verificato che non ce n’è una abbastanza potente”; idem per la linea telefonica che “ti cade da un punto all’altro”. Alle compagnie telefoniche “chiediamo da mesi un intervento e continuerò finché non lo otterremo. Penso sia giusto preoccuparsi per fare arrivare la connessione ovunque”.
   

Altrettanto giusto, per Carapellese, sarebbe “avere una visione d’insieme e capire cosa fare” della vecchia scuola elementare Sciesa (chiusa in pre-pandemia per mancanza di iscritti) “perché non può restare” pressoché abbandonata. “Noi intanto- chiarisce e conclude- dal punto di vista del territorio, abbiamo avanzato la necessità che, siccome è una struttura storica di valore, qualsiasi soluzione di riutilizzo rientri in una logica di valorizzazione del borgo e si inserisca nel contesto” per rispondere “alle esigenze dei residenti” di avere luoghi di aggregazione.

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