sabato 12 Settembre 2026

Il padre di Simone Zambrin: “Il governo non paga il volo da Israele? Valutiamo azioni legali”

Il padre di Simone Zambrin, avvocato, fa capire che ci sono spazi per una causa contro lo Stato se davvero il governo dovesse insistere sull'idea di non pagare il volo di rientro agli attivisti della Flotilla fermati in Israele

BOLOGNA – Giorgia Meloni ha detto che non intende pagare le spese per il rientro degli attivisti della Flotilla fermati in Israele? Potrebbero scattare azioni legali contro uno Stato che non fa il suo dovere. A farlo intendere è Gregorio Zambrin, avvocato e padre di Simone Zambrin, 26 anni, attivista veronese che era a bordo della Flotilla: viaggiava sulla nave Alma, insieme a Greta Thunberg e al direttivo della spedizione. Intervistato dal Corriere veneto, ha detto a proposito delle spese di rientro che il governo ha messo in dubbio di sostenere: “Con il team di legali di cui faccio parte valuteremo se questa posizione sia coerente con i doveri dello Stato, rispetto a un’iniziativa che non è stata affatto irresponsabile”, dice. Aggiungendo che le parole di Meloni non lo hanno sorpreso.

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Perchè Simone Zambrin si è imbarcato sulla Flotilla? “Già da studente aveva iniziato a impegnarsi nei temi ambientali e della sostenibilità– dice il padre. La scelta di imbarcarsi nella Flotilla è arrivata come conseguenza naturale di quel percorso”. Nell’intervista, infatti, Gregorio Zambrin ha raccontato anche come si è formato suo figlio e come è nato il suo attivismo politico: dopo il diploma al liceo scientifico Messedaglia di Verona, ha studiato ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Poi ha scelto una doppia laurea internazionale, con un anno a Helsinki e uno a Stoccolma in “Urban Mobility Management and Sustainable Transition”, entrambe conseguite con lode. La formazione ‘internazionale’ era già iniziata al liceo, quando al quarto anno era stato a Boston con EF (Education First), con cui poi l’anno dopo si è occupato di attività di smistamento e di supporto organizzativo per studenti internazionali. “Questo- ha raccontato il padre nell’intervista- gli ha dato la possibilità di perfezionare le lingue e di muoversi con una maggiore sicurezza.

Insomma, per Gregorio Zambrin suo figlio non ha fatto nessuna azione irresponsabile o avventata: “Quella di Simone non è un’azione improvvisata: la sua formazione va di pari passo col percorso imboccato e con il senso di giustizia, umanità e responsabilità che oggi porta avanti. Siamo preoccupati, ma allo stesso tempo fieri di quello che sta facendo”. E ancora: “Non solo lui, evidentemente, ma insieme a tutti gli altri attivisti che hanno deciso di mettersi in gioco. Penso di poter dire, a nome nostro e come cittadini, che questo impegno appartiene a milioni di persone che oggi scendono in piazza”.

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