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Referendum Colombia, parla l’ambasciatore italiano Bertolini

Dopo il referendum in Colombia, la DIRE ha intervistato il nuovo ambasciatore italiano in Colombia, Caterina Bertolini
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Caterina Bertolini
Caterina Bertolini, Ambasciatore italiano in Colombia

BOGOTA’ – Dopo il referendum, la DIRE ha intervistato il nuovo ambasciatore italiano in Colombia, Caterina Bertolini.

Il presidente Juan Manuel Santos e Timochenko, storico leader delle Farc, hanno deciso di continuare nel solco tracciato dagli accordi dell’Avana per raggiungere il risultato finale, la pace. La comunita’ internazionale continuera’ a essere vicina e presente, come e’ stata fino ad ora, ai due esponenti in questa fase delicata per la Colombia?

“Spero e credo che la comunita’ internazionale restera’ vicina alla Colombia ma e’ indubbio che alcune attivita’ previste soprattutto nell’ambito del post-conflitto, e che la comunita’ internazionale avrebbe appoggiato, subiranno un ritardo, una riprogrammazione”.

Il premier Matteo Renzi ha affermato: ‘L’esito del referendum in Colombia e’ triste, Santos aveva fatto un gesto bellissimo ma e’ stato rovinato dal fatto che il 60% non e’ andato a votare. Gli indecisi sono decisivi e bisogna fare di tutto per discutere nel merito’… Che Santos non abbia accettato un dibattito pubblico con il principale avversario e sostenitore del ‘no’, l’ex presidente Alvaro Uribe, pensa possa aver influito sul voto?

“Penso che un dibattito pubblico fra Santos e Uribe non sarebbe stato utile nel senso che avrebbe personalizzato l’argomento diventando un dibattito solo tra i due esponenti politici. Il tema invece andava analizzato nei suoi contenuti e indipendentemente da chi ne era l’autore”.

Da un punto di vista strettamente diplomatico quanto puo’ influire la scelta del Papa che poco tempo fa alla giornata mondiale della gioventu’ in Polonia aveva confermato a una giovane la sua visita in Colombia nel 2017 mentre ieri, ancora all’oscuro dei risultati del referendum, sull’aereo che lo riportava a Roma dal suo viaggio pastorale in Georgia e Azerbajian ha affermato: ‘Ho detto che se il processo di pace riesce, quando tutto sara’ blindato, se vince il plebiscito, quando tutto sia sicuro e non si puo’ tornare indietro, potrei andare ma se e’ instabile no. Tutto dipende da quello che dice il popolo, che e’ sovrano’…

“Il popolo ha dimostrato di essere sovrano bocciando questo accordo anche se nessuno sente la volonta’ di tornare al conflitto, ne’ da una parte tantomeno dall’altra. Credo che da questa comune volonta’, di lasciarsi alle spalle le armi e anni di conflitti, si deve riprendere il filo del dialogo”.

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