Zingaretti, Salvini, Renzi, Di Maio… la barca va o è il Titanic?

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – “Chi ha mai chiesto alla tesi e all’antitesi se vogliono diventare sintesi?”, si chiedeva il grande Stanislaw Jerzy Lec. E guardando allo sconfortante panorama politico italiano ci sembra domanda azzeccatissima. Un tempo si gridava “tutti per uno e uno per tutti”. Oggi va alla grande “uno per tutti e tutti per uno”. Nel Pd, ad esempio, il segretario Nicola Zingaretti a fatica sta tenendo le cento anime che dovrebbero colpire insieme e tutte invece sembrano appisolate in attesa del risultato delle Regionali: se finirà 3 a 3, tutti grideranno al ‘miracolo Zingaretti’, se invece il centrodestra vincerà in modo significativo, ci saranno frotte di dirigenti Dem che si convertiranno immediatamente a “San Bonaccini” dell’Emilia-Romagna. Pure Capitan Salvini, leader della sua Lega, si gioca la cabeza. Se non riuscirà a strappare alla sinistra la Toscana sarà chiaro che il suo peso massimo si è trasformato in piuma. Perché dalle sue parti, al contrario, il Governatore del Veneto, Luca Zaia, stando agli ultimi sondaggi passerà alla grandissima e la sua lista prenderà un sacco di voti più di quella della Lega salviniana (nei giorni scorsi una lettera inviata a tutte le sezioni della Lega in modo deciso invitava i militanti a far campagna elettorale per far votare la lista Lega e non quella di Zaia, ndr). In Toscana si gioca il futuro politico anche Matteo Renzi, leader di Italia Viva. Doveva fare il botto, la differenza significativa. E’ stato Renzi ad imporre il candidato Giani, che da subito è apparso debole. La stessa Italia Viva veleggia su cifre ridicole. Paradossale: se in Toscana Salvini perderà si metterà male anche per Renzi. Se invece vincerà, allora con l’arrivo di Bonaccini segretario Renzi potrebbe ritornare a casa salvando capra e i pochi cavoli rimasti. E Di Maio? Il M5S, è sotto gli occhi di tutti, ormai è in preda alle bande parlamentari. Ogni provvedimento del Governo è a rischio imboscata. Nessuno vuol mollare la poltrona prima del tempo ma tutti sono pronti a ‘rompere’ per intascare qualche promessa o garanzia per il futuro. L’ex capo politico Di Maio, dicono in molti, dopo un periodo sott’acqua da qualche tempo ha ripreso ad agitarsi, a muovere e spostare perché vuol tornare alla guida del Movimento. Cercherà, anche se le regionali dovessero andar male, di attaccarsi alla vittoria referendaria sul taglio dei parlamentari, cercando di farla passare come ‘cosa sua’. Ma sta facendo i conti senza l’oste. Perché in caso di sconfitta elettorale la maggioranza di Governo difficilmente reggerà allo scossone. E con la crisi socio-economica che immediatamente prenderà il sopravvento il nuovo oste Mario Draghi a Di Maio servirà la sua minestra, non ministri.

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4 Settembre 2020
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