Non piace il servizio sui migranti: blitz nella sede di Aljazeera in Malesia

A denunciarlo é la stessa emittente del Qatar, che ha definito l'incidente il segno di una "preoccupante escalation nella repressione della libertà di stampa da parte del governo"
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ROMA – Agenti della polizia della Malesia hanno fatto irruzione negli uffici locali dell’emittente internazionale Aljazeera, confiscando due computer nell’ambito di un’indagine su un servizio dedicato alle condizioni dei migranti senza documenti nel Paese asiatico durante il lockdown, pubblicato dalla rete televisiva a inizio luglio. A denunciarlo e’ la stessa emittente del Qatar, che ha definito l’incidente il segno di una “preoccupante escalation nella repressione della liberta’ di stampa da parte del governo”.

Le perquisizioni della polizia, che sentita dal quotidiano locale The Star ha confermato l’irruzione, seguono di un giorno l’annuncio delle indagini da parte delle autorita’ malesiane. Aljazeera e’ accusata di “sedizione, diffamazione e violazione della locale legge sulla comunicazione” dalla giustizia di Kuala Lumpur, in relazione al documentario intitolato ‘Locked Up in Malaysia’s Lockdown’.

Il servizio della rete araba indagava il trattamento al quale sono stati sottoposti centinaia di migranti privi di documenti durante la pandemia. Secondo quanto sostiene Aljazeera, diversi giornalisti sia suoi che di altre testate che hanno lavorato sul tema sono gia’ stati interrogati dalla polizia nelle scorse settimane, mentre alcune delle persone intervistate nel documentario, tra le quali un lavoratore bengalese, sarebbero state espulse dopo l’uscita del video. Sulla vicenda e’ intervenuta anche la sezione locale della ong Amnesty international. “La repressione del governo sui migranti, i rifugiati e coloro che li difendono- si legge in un post su Twitter- vuole ridurre al silenzio e intimidire le persone, e va condannata”. 

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