Ecco ‘SunRazor 01’, barca solare made in Italy per la Formula E del mare

Dopo le prove di Montecarlo, SunRazor sfiderà le altre 18 imbarcazioni solari in Olanda
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Si chiama ‘SunRazor 01’ l’imbarcazione solare ad alta tecnologia made in Italy che si appresta ad affrontare l’omologazione e i primi test in acqua in occasione della 6a edizione del Monaco Solar & Energy Boat Challenge che si svolgerà a Montecarlo dal 2 al 6 di luglio. SunRazor è un trimarano ed è la prima imbarcazione italiana nella categoria ‘Solar’
SunRazor 01 nasce grazie alla volontà del team Blue Matrix che ha aggregato competenze tecniche nei settori più diversi.

“Abbiamo unito- spiega il team manager Cristian Pilo, progettista dello scafo- materiali avanzati e tecnologie aerospaziali, batterie agli ioni di litio di ultima generazione, un propulsore elettrico ad alto rendimento, complessi software di gestione, e sistemi portanti nati da un attento studio fluidodinamico”.

Grazie al potente motore elettrico e alla sua particolare elica da competizione, SunRazor si solleva sui foil di cui è dotato, vere e proprie ali che gli consentono di raggiungere velocità notevoli per un mezzo di questo genere.

Il team di SunRazor lavorato intensamente per mesi per arrivare all’appuntamento di Montecarlo, ha scelto di utilizzare quest’occasione per una sessione di prove e messa a punto di quello che, più che una semplice barca, può essere definito un complesso insieme di sottosistemi elettronici, meccanici e fluidodinamici.

Dopo le prove di Montecarlo, SunRazor sfiderà le altre 18 imbarcazioni solari in Olanda, in occasione della prossima gara di campionato. Si tratta di barche nate da spin-off universitari e da laboratori sperimentali, portate in gara da 8 nazioni diverse, fra cui ben 11 presenze olandesi.

Una fitta rete di professionisti, appassionati, aziende fornitrici, ricercatori e studenti universitari ha permesso la realizzazione di SunRazor. Fra questi: l’Università di Bologna ha fornito il battery management system già collaudato con successo sul prototipo di vettura Onda Solare. L’Università di Roma 3 ha testato e messo a punto motore e inverter, ne ha sviluppato scheda di gestione elettronica assieme al suo sofisticato software di gestione, che si inizierà a mettere a punto a Montecarlo.

Sul progetto di Cristian Pilo, la squadra di Luca Basciu ha realizzato il modello in legno da cui sono stati ricavati gli stampi e, infine, in lavorazione sottovuoto, le tre parti dello scafo: la carena del trimarano, divisa in due parti poi unite assieme alla coperta. La soluzione scelta costruttiva prevede un sandwich in sottilissima fibra di carbonio, inframezzato da un alveolare in Nomex, una struttura aramadica a nido d’ape. Grazie a questa tecnologia di tipo aerospaziale, il solo scafo pesa appena 54 kg nonostante i suoi quasi 8 metri di lunghezza per 2,36 di larghezza.

“Eravamo preoccupati per la delicatezza della struttura di coperta”, racconta Basciu, “ma alla fine ci siamo saliti in quattro, tutta la squadra, e ha resistito perfettamente”. Filippo Ibba di Creative Yachting Solutions si è occupato dell’assemblaggio e della parte elettrica ed elettronica. Il sistema dei foil è stato sviluppato da Giovanni Caramia, Politecnico di Bari.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

4 Luglio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»