ROMA – Un peacekeeper della missione Unifil è deceduto a causa delle severe ferite riportate in seguito a un attacco con colpi di mortaio che ha centrato in pieno la sua postazione. L’incidente, secondo quanto riferito dalle ricostruzioni ufficiali diffuse dalla stessa Unifil in una nota, si è verificato nella tarda serata di ieri nel settore sud-orientale del Paese, nei pressi della località di Marjayoun. La postazione dei militari dell’ONU è stata improvvisamente investita dalle esplosioni dei proiettili di mortaio.
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Le condizioni del Casco Blu deceduto sono apparse subito disperate: il militare è stato immediatamente soccorso e trasferito d’urgenza in elicottero presso un ospedale di Beirut. Nonostante i tentativi dei medici di salvargli la vita, il peacekeeper è deceduto poche ore dopo il ricovero a causa dei gravissimi traumi riportati. Nel medesimo attacco sono rimasti feriti altri due Caschi Blu, che non sarebbero in pericolo di vita e si trovano attualmente ricoverati presso la struttura medica interna alla base della missione.
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Il comando di Unifil ha inizialmente preferito mantenere il massimo riserbo, non precisando la nazionalità del militare deceduto e dei due feriti, in attesa che venissero completate le procedure di notifica alle famiglie e ai rispettivi governi. In serata, ha poi reso noto le generalità del soldato, il “sergente Milovan Jovanović, un soldato serbo delle forze di pace in servizio presso la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL)”.
La missione ha annunciato l’immediata apertura di un’inchiesta formale per chiarire con esattezza le circostanze dell’accaduto e accertare la provenienza dei colpi.
I vertici della forza di interposizione delle Nazioni Unite hanno espresso profondo cordoglio, evidenziando con forte preoccupazione come nell’ultimo periodo si sia registrato un incremento sistematico e preoccupante di attacchi e incidenti ostili a danno delle linee ONU. “Sette caschi blu dell’Unifil sono stati uccisi dall’escalation delle ostilità iniziata il 2 marzo 2026, e molti altri sono rimasti feriti- si legge in una nota-. Gli attacchi contro i caschi blu devono cessare. Essi costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 1701 (2006) del Consiglio di sicurezza e possono configurarsi come crimini di guerra”.
“La violenza deve cessare- ribadisce Unifil-. Invitiamo fermamente tutte le parti in causa a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e a garantire, in modo assoluto, la sicurezza del personale e delle strutture delle Nazioni Unite”.
HEZBOLLAH RESPINGE IL CESSATE IL FUOCO TRA LIBANO E ISRALE
Intanto, sul fronte delle ostilità, in una dichiarazione riportata da skynews.com, Hezbollah afferma di aver “informato ufficialmente il presidente (libanese, ndr.) Joseph Aoun del proprio rifiuto dell’accordo, insistendo sul fatto che qualsiasi accordo accettabile debba iniziare con il ritiro completo di Israele da tutto il territorio libanese“. Il gruppo militante aggiunge, inoltre, di considerare “il ritorno degli sfollati, gli sforzi di ricostruzione e il rilascio dei prigionieri libanesi” come “condizioni essenziali per qualsiasi futuro accordo”.
L’UE: 100 MILIONI DI EURO ALLE FORZE ARMATE LIBANESI
Dall’Ue arriva un sostegno al Libano. L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, in un messaggio su X fa sapere: “L’ultimo cessate il fuoco tra Israele e Libano offre una possibilità di prevenire un ritorno alle ostilità su vasta scala. Ma la morte di un caschi blu della UNIFIL e gli scontri sporadici continuati sottolineano la natura precaria di quanto concordato. Il modo migliore per ridurre la minaccia posta da Hezbollah è rafforzare lo stato libanese, potenziare le sue istituzioni e ripristinare il suo monopolio sull’uso della forza. Per sostenere questo sforzo, l’UE ha concordato oggi di fornire 100 milioni di euro aggiuntivi alle Forze Armate libanesi“.




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