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Lavoro, Ichino contro il blocco dei licenziamenti: “Tiene gli interessati in freezer”

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Il giurislavorista ed ex parlamentare invita a intervenire sulla Naspi e sull'assegno di ricollocazione. E propone che Inps e Anpal stabiliscano una connessione operativa
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ROMA – “Il blocco dei licenziamenti, come giustamente ha osservato la Commissione Ue, ha sostanzialmente l’effetto di mettere le persone interessate in freezer”. Lo pensa Pietro Ichino, contattato dall’Agenzia Dire per commentare la bocciatura del blocco dei licenziamenti da parte della Commissione europea. “Fin dalla prima proroga del blocco dei licenziamenti – spiega il docente di Diritto del lavoro all’Università statale di Milano – ho sostenuto, e ancor più sostengo oggi, che si tratta di un errore grave: è un provvedimento che serve solo a congelare la situazione e a coprire l’inerzia generale sul terreno delle politiche attive del lavoro. Mentre le difficoltà di reinserimento delle persone interessate nel tessuto produttivo aumentano col protrarsi della loro inerzia. I sindacati difendono la proroga sostenendo che lo sblocco provocherà uno ‘tsunami sociale’, ma – constata il giurista – non considerano che lo shock sarà tanto più grave quanto più lo si rinvia”.

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DALLA NASPI ALL’ASSEGNO DI RICOLLOCAZIONE: LE POSSIBILI SOLUZIONI

Cosa fare, allora? “Per prima cosa – spiega Ichino – occorre con urgenza toglierle dal freezer (le persone interessate dal blocco dei licenziamenti, ndr) e nel contempo, considerata la situazione di crisi economica gravissima, aumentare l’entità e la durata del trattamento di disoccupazione che oggi la Naspi offre loro: per esempio alzandone il tetto (che oggi per molti determina un dimezzamento del reddito) e aggiungendo 12 mesi al limite dei 24 attualmente in vigore. Inoltre – prosegue l’esperto – occorre offrire subito a queste persone l’assegno di ricollocazione: cioè quel voucher spendibile con qualsiasi agenzia pubblica o privata accreditata, in grado di offrire assistenza intensiva, la quale potrà incassare senz’altro, per il servizio reso, un quinto dell’ammontare, ma i restanti quattro quinti solo a ricollocazione ottenuta. È una misura di politica attiva del lavoro istituita originariamente dal Jobs Act (in particolare dal decreto legislativo n. 150 del 2015) – ricorda Ichino – ma soffocata in culla all’inizio della nuova legislatura, in odio allo stesso Jobs Act, e solo ora riesumata con la legge finanziaria 2021″.

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“OGNI MESE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ASSUNZIONI, MERCATO DEL LAVORO NON È FERMO”

“A questa indicazione di rotta – sottolinea il giuslavorista – si obietta da diverse parti che per le centinaia di migliaia di persone che hanno perso il posto una possibilità di nuova occupazione non c’è. Chi sostiene questo – tiene a precisare l’accademico – non considera, innanzitutto, che nel nostro Paese anche in questa fase di crisi economica gravissima si registrano centinaia di migliaia di assunzioni regolari ogni mese: non si fa dunque il bene di chi ha perso il posto per la pandemia tenendolo lontano da questo flusso continuo di opportunità di lavoro. In più – aggiunge Ichino – le associazioni imprenditoriali di tutti i settori non perdono occasione per confermare che le imprese denunciano una difficoltà crescente nel reperimento di personale di tutti i livelli professionali, oggi anche più di prima della pandemia. Dobbiamo renderci conto – prosegue il professore – che mantenere il blocco dei licenziamenti per le imprese più colpite dalla crisi, dove non c’è speranza che il lavoro prima o poi riprenda, significa innanzitutto indurre i lavoratori interessati a sopportare ancora a lungo una drastica riduzione del reddito. Significa incoraggiarli a non muoversi, dopo che sono stati fermi per tutto un anno: esattamente il consiglio opposto rispetto a quello di cui hanno bisogno. Se vogliamo stare davvero dalla loro parte, quel che occorre non è certo tenerli in freezer ancora un po’, ma incoraggiarli e aiutarli a sfruttare subito il flusso delle nuove assunzioni regolari sostenendoli vigorosamente nella transizione”.

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“NECESSARIA UNA CONNESSIONE TRA INPS E ANPAL”

In ogni caso, ribadisce il giurista ed ex parlamentare, “non c’è un minuto da perdere su questo terreno. E la soluzione non va cercata, come siamo soliti fare, sul terreno legislativo con l’emanazione di nuove norme, bensì direttamente sul piano dell’implementazione, dove siamo debolissimi. La prima cosa da fare – secondo l’esperto di diritto del Lavoro – è attivare gli incentivi giusti, per far sì che il meccanismo complesso dell’assegno di ricollocazione si metta in moto correttamente. Per questo – chiarisce – ad avviso non solo mio, è necessario stabilire una connessione operativa tra l’Inps, che eroga il trattamento di disoccupazione, e l’Anpal, cui compete di promuovere e coordinare le politiche attive del lavoro. La connessione operativa tra i due organismi, infatti, consentirebbe di attivare un controllo adeguato sulla partecipazione delle persone beneficiarie del trattamento di disoccupazione. Così sarebbe proprio la catastrofe della pandemia a costringerci a sperimentare un nuovo modello di amministrazione pubblica, basato sulla responsabilizzazione e l’incentivazione delle strutture – conclude Ichino – a cominciare dal management, in relazione a risultati precisi e misurabili”.

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