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La Nigeria vuole cambiare nome?

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Una petizione chiede ai parlamentari di cambiare il nome 'Nigeria' in 'United Africans Republic'
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ROMA – La Nigeria, il Paese del nord musulmano semiarido abitato da pastori perennemente in conflitto con il sud cristiano dove vivono contadini, il Paese degli igbo, degli hausa e degli yoruba, solo per citare le comunità più numerose, il Paese dove si parlano oltre 500 lingue native, può diventare la Repubblica degli africani unita, la ‘United Africans Republic’? Se lo stanno chiedendo, a migliaia, gli utenti di Twitter locali, in un dibattito che sta rimettendo in dubbio le origini stesse non solo del nome del Paese, ma anche del suo attuale ordinamento e del suo rapporto con il passato coloniale.

A scatenare la discussione è stata la proposta di un consulente fiscale di Lagos, Adeleye Jokotoye, che ai deputati nigeriani che stavano raccogliendo proposte popolari per emendare la Costituzione ha detto: “cambiamo il nome del Paese in United Africans Republic (Uar)”.

Nella petizione, pubblicata per intero dal quotidiano The Cable, Jokotoye afferma che il nome Nigerianon è stato coniato da un cittadino ma dato al Paese da Flora Shaw, moglie di Lord Lugard, un colonialista“. Un riferimento, questo, alla cronista e moglie di un amministatore coloniale che suggerì il nome a partire dal fiume Niger che attraversa le regione meridionali del Paese. La nuova dicitura, ha sottolineato Jokotoye, dovrebbe “riflettere fisicamente e psicologicamente un nuovo inizio”.

Tanti, e diversi, i commenti in rete. Numerosi utenti hanno evidenziato che la priorità della Nigeria è “l’energia elettrica” e non un nuovo nome con cui identificarla su una cartina. C’è chi ha invece ipotizzato che la nuova dicitura possa tornare comoda per sfuggire al Fondo monetario internazionale, intento a riscuotere il pagamento del debito estero nigeriano. Non da ultimo, un utente ha fatto notare amaramente che l’acronimo Uar, alla fine, ha svegliato tutti coloro che per i problemi della vecchia Nigeria “dormivano”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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