La ripresa dei trattamenti di Pma riaccende le speranze, “ma è una Babele”

"Ci sono ancora troppre differenze tra regioni"
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – “Nella fase 2 stanno ripartendo i trattamenti di fecondazione assistita sospesi durante il periodo di lockdown. Questa è sicuramente una buona notizia per le tante coppie con problemi di fertilità che sognano di avere un figlio e che, per quasi tre mesi, non hanno potuto accedere ai percorsi di Procreazione medicalmente assistita (Pma) perché questi non rientravano nell’elenco delle cure urgenti stilato dal ministero della Salute”. Inizia così l’articolo di Raffaella Sirena, giornalista attiva nella rete DireDonne.

“Il blocco presenterà però il suo conto a fine anno: considerato che il 3% dei nati vivi sono procreati con Pma e che sono saltati circa 8 mila trattamenti al mese, si può stimare una probabile perdita di natalità mensile di circa 1500 bambini. In piena quarantena- continua Sirena- sia i ginecologi che le associazioni di pazienti sono stati d’accordo nell’interrompere gli appuntamenti in via prudenziale, poiché soltanto limitando gli spostamenti e l’accesso alle strutture cliniche sarebbe stata garantita la sicurezza di pazienti e operatori medici e sanitari. In una lettera inviata al ministro della Salute Roberto Speranza e agli assessori regionali competenti, alcune associazioni impegnate in prima linea nella tutela della fertilità – come Amica Cicogna, Gemme Dormienti Onlus, Hera Onlus, Sos Infertilità e Strada per un sogno Onlus – hanno sottolineato però la necessità di non pregiudicare in alcun modo la possibilità giuridica di accedere alle cure. Il rischio è che dalla sospensione dei trattamenti derivi la perdita di opportunità per quelle coppie che sono vicine al raggiungimento del limite di età e che vedrebbero così compromesso l’accesso alle terapie di riproduzione medicalmente assistita”.

LEGGI ANCHE: VIDEO | Pma, Muzii (Umberto I): “Con lockdown liste d’attesa che avevamo azzerato”

“Il progetto di genitorialità deve certamente avvenire in piena sicurezza- afferma Luisa Musto, cofondatrice di Strada per un sogno Onlus, intervistata da Sirena- e noi ci siamo da subito allineati con le raccomandazioni della Società europea di riproduzione umana e embriologia (Eshre), dunque è giusto riprendere ora che il quadro clinico è più chiaro e che le procedure sono condivise dalla maggioranza dei centri. Tuttavia, riteniamo non più procrastinabile un momento di sintesi unitario sul tema della procreazione assistita. L’ex ministro della Salute Lorenzin, attraverso i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea), aveva stabilito di uniformare l’età e il numero di trattamenti ammessi in tutto il territorio nazionale, ma queste disposizioni dopo anni non sono mai state applicate per mancanza di coperture finanziarie. La Pma è un campo che richiede una definizione trasparente nelle norme di accesso e soprattutto equità per i cittadini delle varie regioni. Oggi si può dire che è una Babele e non esiste uno standard: nella Regione Lazio, ad esempio, c’è un evidente errore nella delibera che ha recepito la fecondazione eterologa a carico del Ssn, ma senza differenziare i tentativi tra primo livello, secondo livello ed eterologa. In Emilia Romagna l’età è stata innalzata a 46 anni mentre in Veneto è di 50 anni. La Sicilia non autorizza il fuori regione, la Puglia invece consente solo per l’eterologa di recarsi in altre regioni, mentre all’avanguardia la provincia autonoma di Trento che è l’unica che riconosce gratuitamente la diagnosi pre-impianto per la valutazione del rischio genetico”.

Continua Sirena: “I centri specializzati nella riproduzione assistita stanno riavviando l’attività assistenziale e medica attenendosi al protocollo stilato dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo), attraverso il suo gruppo di interesse speciale (Giss) in medicina della riproduzione, e raccomandato dal Centro Nazionale Trapianti e dall’Istituto Superiore di Sanità. ‘La nostra priorità resta garantire la salute delle pazienti e del personale sanitario con un setting protetto e un attento triage clinico in tutti i centri- dichiara Nicola Colacurci, presidente dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani e coordinatore del Giss della Sigo, che aggiunge- In chiave strategica di contenimento del virus, da adesso in poi è importante tenere conto delle caratteristiche epidemiologiche e delle peculiarità dei singoli territori. Utilizzando in tempo reale i numeri delle coppie che si sottopongono a Pma, le istituzioni sanitarie regionali potrebbero disporre di un campione selettivo dell’andamento epidemiologico dell’intera popolazione regionale’. Alle donne in lista d’attesa- prosegue l’articolo- per eseguire la stimolazione farmacologica, preoccupate per il possibile superamento del limite anagrafico per motivazioni non dipendenti dalla loro volontà, sono venute incontro- spiega Sirena- per ora le regioni Toscana, Lazio e Campania che hanno riconosciuto la proroga causa Covid-19. È auspicabile che si pronuncino quanto prima anche le altre regioni. ‘Ora che ricomincia anche la libera circolazione tra regioni- conclude Musto di Strada per un sogno Onlus- è fondamentale che ci siano indicazioni chiare per le coppie. Per chi ha necessità di recarsi all’estero ci giungono notizie che le cliniche estere stanno predisponendo apposite certificazioni per comprovare l’esigenza di spostamento, invece altri centri stranieri hanno scelto di appoggiarsi a centri qui in Italia per eseguire i transfer’”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

4 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»