Cold case dell’atlante: rubato a inizio ‘900, ritrovato oggi

E' una delle opere recuperate dai Carabinieri di Bologna. Vale 50mila euro
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BOLOGNA – C’è anche il ‘Theatrum orbis terrarum’ (‘Teatro del mondo’) di Abraham Ortelius, risalente al 1570 e considerato il primo atlante moderno, tra i beni recuperati nell’ultimo anno dai Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Bologna.

L’atlante, spiega il comandante del Nucleo, il maggiore Giuseppe De Gori, “era stato trafugato da una biblioteca in Sicilia, probabilmente all’inizio del ‘900, ed è stato recuperato a Bologna all’inizio dell’anno, quando stava per essere veduto, probabilmente all’estero, al prezzo di almeno 50.000 euro“.

Sul punto, De Gori non fornisce altri dettagli, in quanto “le indagini sono ancora in corso”, mentre si sofferma sul bilancio delle attività svolte nel 2018, che hanno portato al recupero di “151 beni, di cui 94 di tipo antiquariale, archivistico e librario e 57 contraffatti”, sequestrati sia in Italia, sia all’estero tramite rogatorie internazionali. I primi, dettaglia, “erano stati sottratti, anche 30, 40 o 50 anni fa, sia a privati che ad enti pubblici, e valgono 970.000 euro, mentre per i secondi si è stimato che se fossero stati venduti, ovviamente spacciandoli come autentici, avrebbero fruttato 10.607.500 euro”.

Sempre nel 2018, prosegue De Gori, sono state denunciate 36 persone, soprattutto per ricettazione di opere rubate e contraffazione di dipinti, ed è cresciuta anche l’attività di prevenzione (+16,7% di controlli nelle aree tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali e +15,1% di controlli nei mercati e nelle fiere antiquarie). Complessivamente, sono stati “oltre 1.300 i beni controllati nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando di Roma, la più grande del mondo“.

Si tratta, principalmente, di “opere messe in vendita da privati online o tramite case d’asta e di collezioni di reperti di interesse archeologico”. Le opere più importanti recuperate lo scorso anno, evidenzia De Gori, sono “i tre dipinti rubati tra febbraio e marzo 2018 a Bologna, Imola e Faenza, e restituiti nell’aprile dello stesso anno“.

Si tratta, ricorda, “del ‘Sant’Ambrogio’ il 10 marzo 2018 dalla Pinacoteca di Bologna, della ‘Crocifissione e discesa al limbo’ sottratta tra il 24 e il 25 febbraio dalla Pinacoteca di Faenza e del ‘Ritratto di donna’ rubato tra il 14 e 15 marzo dal Museo civico San Domenico di Imola”. Oltre a questi, il comandante del Nucleo segnala i sequestri “della lettera di Gioachino Rossini sparita nel 1942 dal Conservatorio di Bologna e trovata in vendita in una casa d’aste milanese, e della statuetta egizia trafugata nel 1964 dal Museo civico di Modena”.

Infine, De Gori pone l’accento sull’arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, di “due giovani ritenuti responsabili di 12 furti in chiese di tutta l’Emilia-Romagna, da Piacenza fino alla provincia di Forlì”. Il modus operandi “era sempre lo stesso: entravano di giorno e rubavano oggetti sacri, corone e gioielli che decoravano le statue e immagini sacre, anche forzando tabernacoli, cornici e contenitori”. I due sono finiti in carcere “in relazione a due di questi episodi, avvenuti a Imola a marzo e a luglio del 2018, e dopo il loro arresto questi furti sono cessati”.

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4 Giugno 2019
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