Sudan, i militari rompono con gli oppositori: “Voto in 9 mesi”

Dopo che ieri l'esercito ha sparato sul sit in di protesta permanente (30 i morti), la giunta al potere ha deciso di interrompere i negoziati con l'alleanza di opposizione
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ROMA – Rottura di ogni accordo con l’alleanza di opposizione e impegno a tenere elezioni entro nove mesi: queste le decisioni annunciate dalla giunta al potere in Sudan dopo un intervento dell’esercito per disperdere un sit-in a Khartoum che, secondo alcune fonti, avrebbe causato almeno 30 morti. Il capo dell’organismo, il generale Abdel Fattah al-Burhan, ha annunciato lo stop ai negoziati con l’Alleanza per la libertà e il cambiamento e sostenuto che la regolarità del voto sarà garantita da “una supervisione regionale e internazionale”.

L’intervento dell’esercito contro i dimostranti, accampati ormai da settimane di fronte al quartier generale delle Forze armate, è stato definito dagli Stati Uniti “un attacco brutale“.  Critica anche l’Unione Europea, secondo la quale “l’uso della forza può solo far deragliare il processo politico” e la priorità a Khartoum resta “il trasferimento rapido del potere a un governo civile”. A riferire di almeno 30 morti è stato oggi il Comitato centrale dei medici sudanesi, un’organizzazione vicina ai dimostranti. In Sudan le proteste di piazza sono sfociate ad aprile in un golpe militare che ha portato alla destituzione e all’arresto di un altro generale, Omar Hassan Al-Bashir, alla guida del Paese per 30 anni.

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4 Giugno 2019
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