VIDEO | Fase 2 per le grandi aziende di Roma, la parola d’ordine è cautela

Gli uffici restano chiusi al pubblico e prevale lo smart working
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – A Roma le grandi aziende ripartono, ma con cautela. È un 4 maggio di riapertura all’insegna della gradualità per il motore economico della Capitale, con molti dipendenti ancora in smartworking e gli uffici con presenze contingentate tra chi non ha mai chiuso o sospeso le attività, come Leonardo S.p.A., la tredicesima più grande impresa di difesa del mondo e la terza più grande in Europa, e chi, come Acea, ha sempre garantito gli interventi sulle proprie reti durante il lockdown da coronavirus. L’agenzia Dire è stata oggi in ‘sopralluogo’ nelle basi operative di alcune delle principali aziende romane.

sede enelPoco movimento di fronte alla sede romana dell’Enel in viale Regina Margherita, dove per l’avvio della fase 2 l’azienda, per assicurare lo svolgersi delle attività lavorative in sicurezza, sta riattivando per alcuni dipendenti la modalità di lavoro in presenza. Si procede con attenzione: il rientro nelle sedi riguarderà al momento i soli lavoratori per i quali sussiste un’esigenza per motivi di servizio, e avverrà secondo apposite misure di accesso, distanziamento e protezione che saranno comunicate alla singola persona. I lavori e gli interventi sulla rete elettrica non si sono mai interrotti, in quanto considerati essenziali.

sede ferrovie dello statoFerrovie dello Stato, 83.000 dipendenti in tutto il Paese, per quanto riguarda gli impiegati continuerà a spingere molto sullo strumento del telelavoro anche nella fase 2: la sede romana di via Morgagni è semideserta, e il personale con mansioni d’ufficio resterà in smartworking, in linea anche con le richieste del Governo e con quanto stabilito nell’ultima ordinanza della Regione Lazio. Saranno in pochi, dunque, a tornare a lavorare fisicamente in sede.

Nelle giornate di lockdown, come detto, non si sono mai fermate le attività produttive di Leonardo Spa, società molto attiva e presente a Roma in quei settori come elettronica, spazio e cybersecurity che animano la Tiburtina Valley: dagli elicotteri all’elettronica per la difesa, dai velivoli alle aerostrutture fino al settore spaziale (come ad esempio il Centro del Fucino), i lavoratori hanno operato applicando tutti i protocolli e le normative in materia di tutela della salute dei dipendenti. Discorso diverso per i settori diversi dal manufatturiero: qui Leonardo ha messo in modalità di lavoro remota il 40% circa dei suoi 28mila dipendenti italiani, la gran parte dei non addetti alle attività manifatturiere. La sola divisione cybersecurity, per fare un esempio, ha operato all’85% in smartworking. Da metà maggio, comunque, è previsto un graduale e alternato rientro nelle sedi per i lavoratori in smartworking, anche sulla base di specifiche esigenze operative.

Anche nella sede di TIM a corso d’Italia, come nel resto delle strutture della società sul territorio nazionale, si tornerà a scaglioni, in base a un protocollo d’intesa siglato lo scorso 29 aprile con le organizzazioni sindacali proprio per la fase 2, contenente delle linee guida elaborate con la collaborazione e la supervisione scientifica del professor Roberto Burioni. L’accordo delinea un percorso che vede al centro la tutela della salute dei dipendenti, con un piano che consiste in un rientro a doppia gradualità: sia organizzativa, con le funzioni di indirizzo controllo e governo aziendale, che territoriale, con la riapertura prima delle sedi del Centro-Sud Italia e poi di quelle situate al Nord. Rispetto alla fase 1, in cui circa 36.000 persone hanno lavorato a distanza in lavoro agile e circa 11.000 hanno assicurato il lavoro on field (prevalentemente tecnici), nella fase 2 ricomincerà un campione di 8.000 persone delle 36.000 in smartworking, numero che gradualmente aumenterà fino a raddoppiare.

La fase di rientro in Telecom sarà inoltre accompagnata da una specifica indagine conoscitiva di natura sanitaria che prevede, su base volontaria, l’effettuazione di test sierologici anticorpali volti a verificare il grado di immunità al Covid-19 sotto la guida scientifica del prof. Burioni, e interesserà progressivamente la popolazione aziendale a partire dal personale tecnico e dei negozi.

TIM ha previsto un piano dettagliato. Per chi rientrerà sono previste numerose procedure, come la distribuzione di dispositivi di protezione individuale a tutti i dipendenti – come già avvenuto finora per il personale tecnico on field e quello dei negozi, a contatto diretto con la clientela; la rilevazione della temperatura corporea in fase di ingresso nella sede; l’identificazione e ‘bollinatura’ delle postazioni di lavoro utilizzabili per assicurare il distanziamento; la regolamentazione dell’utilizzo degli spazi comuni e percorsi predefiniti attraverso apposita segnalazione; l’estensione della flessibilità in ingresso/uscita e soluzioni per evitare assembramenti in ingresso; la definizione degli interventi sugli impianti di aerazione; l’incremento della pulizia giornaliera con specifici prodotti disinfettanti di postazioni di lavoro e superfici di contatto e interventi di sanificazione profonda nelle sedi più critiche; la sanificazione delle navette, con regole per un uso distanziato.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

4 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»