Da oggi possibile asporto in bar e ristoranti: “Ma così non ci conviene”

Dopo un "pesantissimo" lockdown, stamattina le serrande di bar e ristoranti di Roma sono di nuovo alzate, anche se le attivita' si limitano a fare il servizio di asporto, l'unico consentito dall'ultimo Dpcm
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

di Nicoletta Di Placido e Alessandro Melia

ROMA – Dopo un “pesantissimo” lockdown, stamattina le serrande di bar e ristoranti di Roma sono di nuovo alzate, anche se le attivita’ si limitano a fare il servizio di asporto, l’unico consentito dall’ultimo Dpcm. Fa effetto vedere gli esercizi di nuovo aperti, anche se non tutti. Non sono pochi quelli che hanno deciso di non riaprire nemmeno oggi, e non si sa se aspetteranno giugno per poter allargare il servizio o se siano rimasti intrappolati nella morsa dei mancati guadagni e costretti ad abbandonare l’attivita’. 

Chi ha riaperto, pero’, non parla certo di ritorno alla normalita’. Ingresso vietato e in certi casi sbarrato da un tavolo con il gel disinfettante sopra, caffe’ in bicchierini di plastica rigorosamente appoggiati li’ da mani avvolte dai guanti. Volti coperti dalle mascherine, da oggi obbligatorie in tutti i luoghi chiusi. 

Ci avviciniamo all’ingresso de L’angolo del tramezzino, bar in zona piazza Bologna famoso per i suoi triangoli di pane farciti. “Poca gente per adesso”, ci dice Tonino rimanendo a distanza di sicurezza. Qualcuno passa e lo saluta, chiede un caffe’ che lui passa anche da una finestra che ha su strada. “Il lavoro non e’ ricominciato per niente e questi due mesi di chiusura sono andati molto male, ci siamo riempiti di debiti e lo Stato se n’e’ altamente fregato. Quella e’ gente che vive in un mondo fantastico”, taglia corto. La superficie del suo locale e’ ampia, c’e’ spazio per i tavoli anche a distanza di sicurezza. “Se non succede niente- dice- con tutte le accortezze del mondo vorrei riaprire il 18 maggio”.

Poco piu’ avanti, accanto a una farmacia, c’e’ chi invece il bar ha deciso di tenerlo chiuso. “Vediamo come va questa settimana- ci racconta Stefano, titolare di un altro caffe’ poco lontano- altrimenti e’ solo uno spreco di corrente, benzina e altre spese. Per adesso e’ tutto molto fiacco. Io sono convinto che non recupereremo, tante attivita’ chiuderanno perche’ non si riesce ad andare avanti e il lavoro non riprendera’ prima di ottobre. Sono molto pessimista, e poi ho visto tanta gente senza mascherina. Anche se all’aperto non e’ sempre obbligatoria, si tratta di senso civico”. 

E in effetti, tra chi all’espresso non rinuncia, ce ne sono molti che fanno attenzione, ma altri che invece vanno al bar anche insieme a quattro colleghi e senza mascherina. Anche l’Enoteca Zeus potrebbe fare il servizio di asporto, ma Paolo, il titolare e proprietario delle mura, ha deciso di restare chiuso. L’ingresso del locale e’ aperto, lui dentro sta sistemando i tavoli in vista di giugno. “Ma che apro a fare? Non vale la pena, sono piu’ le spese dei guadagni. Io sono fortunato perche’ non devo pagare l’affitto, ma chi invece deve sostenerlo come fa? Gli aiuti non sono arrivati, la cassa integrazione nemmeno. Hanno nominato le task force ma non si capisce niente”.

Accanto a lui un altro bar rimasto chiuso, mentre alla fine della strada c’e’ Gustando e degustando, un’enoteca che in questi mesi e’ rimasta aperta grazie alla licenza di vendita. “Siamo andati avanti come abbiamo potuto”, ci spiega Diana, chef, sommelier e titolare dell’attivita’ che porta avanti insieme a Rocco, il suo compagno. Dovevano sposarsi a giugno, ma saranno costretti a rinviare le nozze. Intanto, servono entrambi al bancone dei salumi che hanno posizionato verso la strada, in modo da non fare entrare nessuno. “E da oggi vedremo come va- aggiunge lei- perche’ in questa condizione di difficolta’ non ci possiamo permettere di comprare merce in eccesso. Partiremo gradualmente con l’asporto e intanto cercheremo di modificare la disposizione dei tavoli in vista di giugno. Certamente non metteremo il plexiglass, piuttosto diminuiamo le sedute, perche’ qui le persone vengono anche per l’atmosfera”. 

In via Lanciani ci sono due bar quasi uno di fronte all’altro. Prima dell’emergenza coronavirus, all’entrata e all’uscita delle scuole che sono li’ vicino, erano pieni di bambini e mamme. Oggi, dei due locali ne e’ aperto soltanto uno. “Le persone sono curiose, entrano, ma non c’e’ un grande movimento, anche se le misure di sicurezza funzionano benissimo. In base alla metratura del locale ci hanno detto che possono entrare due persone alla volta. Recuperare? No- ci risponde il titolare- forse a malapena riusciamo a coprire le spese, ma nemmeno. Lavoriamo con gli uffici e le scuole, ma qui e’ ancora tutto chiuso. Per noi e’ una tristezza“.

NEL QUARTIERE AFRICANO TORNANO BAR E TAVOLE CALDE

Nel quartiere africano di Roma, tra Piazza Vescovio e viale Libia, sono tanti i bar, i ristoranti e le tavole calde che hanno deciso di riaprire oggi per effettuare il servizio di asporto, consentito nella fase 2 dell’emergenza Covid. Armati di mascherine, gel e guanti monouso, la maggior parte degli esercenti ha deciso di esporre manifesti e locandine fuori dai locali per spiegare ai clienti come funziona il servizio. Non e’ possibile ordinare al banco, ma scegliere dal menu’ e attendere fuori la porta

“C’e’ un po’ di confusione, in molti pensano di poter ritirare al banco gli alimenti, non un ordine gia’ fatto. Allora noi gli spieghiamo come funziona- ha raccontato Maria Scarfo’, proprietaria de ‘Le specialita’ del forno e della tavola’ di via Stimigliano-. Per chi vuole continuiamo anche il servizio di consegna a domicilio, che avviene tramite ordini telefonici o via whatsapp”. La zona ha un’alta densita’ di residenti anziani, per questo diversi bar e ristoranti hanno effettuato la consegna a domicilio durante il periodo del lockdown. Da oggi, pero’, e’ possibile raggiungere il negozio. E le strade di zona sono quasi prese d’assalto. Viale Somalia, Viale Libia e viale Eritrea appaiono come nei giorni precendenti al lockdown. “Questo 4 maggio per noi commercianti rappresenta un segno, perche’ riapriamo con il servizio di asporto, non piu’ solo a domicilio come fatto finora- ha spiegato Giuseppe Nicolosi, proprietario del bar-edicola ‘L’arte dell’espresso’ in via Luigi Mancinelli- Oggi e’ il primo giorno dove le persone possono interfacciarsi con noi e chiedere un asporto. E’ un servizio che tanti clienti aspettavano, abbiamo gia’ tante richieste e siamo fiduciosi che sara’ il futuro per qualche settimana. E’ una prima volta per tutti. Siamo ottimisti perche’ rispetto alla mancanza di liberta’ che avevamo prima, oggi e’ davvero un grande giorno”. 

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

4 Maggio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»