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Una, nessuna, centomila comete

ROMA – Doveva essere lo spettacolo nei cieli di maggio, un bagliore nel blu atteso dagli appassionati di fenomeni  astrali spettacolari, invece la cometa Atlas non la vedremo sfrecciare sopra le nostre teste. O almeno, non così come l’abbiamo immaginata. Senz’altro non a occhio nudo, come ce l’aspettavamo. Atlas, così come tante altre comete, ha visto evaporare il suo nucleo di ghiaccio  quando si è avvicinata al Sole e si è frammentata in tante comete più piccole. Ci ha svelato i suoi segreti Albino Carbognani, astronomo dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf) e divulgatore scientifico.

La cometa Altlas “è vero che doveva diventare visibile a inizio maggio e quindi doveva superare la soglia della visibilità a occhio nudo,  anzi diciamo le prime previsioni fatte un paio di mesi fa  erano molto ottimiste,  poteva diventare davvero una cometa molto brillante- spiega Carbognani alla Dire-; in realtà è successo quello che può succedere a una cometa, cioè che in avvicinamento al Sole per effetto dell’evaporazione del ghiaccio che si trova sulla superficie di questi corpi celesti,  il nucleo si è frammentato. Si è frammentato attorno alla fine di marzo, inizio aprile: si è prima spezzato in quattro blocchi principali che a loro volta si sono frammentati, e quindi diciamo che il nucleo della cometa non è più un blocco unico com’era qualche settimana fa,  ma sono tante piccole ‘cometine’ che stanno viaggiando insieme,  percorrendo l’ orbita originaria della cometa: questa frammentazione ha determinato una drastica diminuzione della luminosità della cometa Atlas. Doveva essere osservabile a occhio nudo, non sarà più osservabile a occhio nudo…purtroppo ci vorrà un telescopio non banale. Gli amatori la stanno seguendo, mi inviano fotografie, ma, ecco, non sarà più questa cometa visibile a occhio nudo che ci si aspettava”.

LA GRANDE COMETA DEL 1844

Niente di strano, è la vita delle comete. Quello che è accaduto ad Atlas è un fenomeno comune. Meno scontato, invece, è il suo ‘albero genealogico’. Si pensa, infatti, che la cometa Atlas possa essere ‘sorella’ di una cometa avvistata nel 1844, ed entrambe discenderebbero da una mamma comune passata in volo nel Sistema Solare seimila anni fa.

“Questa cometa ha una storia interessante alle spalle- racconta Carbognani – perché segue un’orbita simile a una cometa osservata del 1844, la grande cometa del 1844, una cometa brillante. Quindi abbiamo due comete che vengono dagli estremi confini del Sistema solare e che seguono un’orbita simile; hanno un periodo orbitale di circa seimila anni. E non è una cosa causale. Si tratta probabilmente di frammenti di una cometa progenitrice che seimila anni fa, quand’ è passata al perielio, punto più vicino al Sole, si è frammentata in almeno due comete che poi sono ritornate a loro volta. Il secondo frammento che sta passando in prossimità della Terra in queste settimane- la cometa Atlas, appunto, si è frammentato a sua volta,  quindi diciamo che è di famiglia”.

LE COMETE E LA MACCHINA DEL TEMPO

 Ma perché è importante studiare le comete?  Che risposte ci aspettiamo da questi corpi celesti?

“Le comete generalmente arrivano dai confini del Sistema Solare, quindi vuol dire che sono dei corpi primitivi che non hanno subito grossi cambiamenti a partire dalla formazione del Sistema Solare, quattro miliardi e mezzo di anni fa. Mentre la Terra ha subito dei grossi cambiamenti dalla Terra primitiva che era all’ inizio perché c’è stata la differenziazione gravitazionale, la deriva dei continenti eccetera eccetera, quindi il nostro pianeta è molto diverso da come era quattro miliardi e mezzo di anni fa.  Al contrario le comete sono oggetti che per la stragrande maggioranza della loro vita sono rimasti lontani dal Sole, sono oggetti piccoli che non hanno una geologia,  non hanno nessuna forma di attività quando passano vicino al Sole,  sono un campione inalterato di come era il Sistema solare quattro miliardi e mezzo di anni fa e quindi sono importanti da studiare perché gli elementi che loro emettono nello Spazio sono quelli di quando è nato il Sole e il Sistema Solare. E’ un pochino come avere la macchina del tempo e poter dare un’ occhiata, anche se sfuggita a quello che c’era in quest’ epoca così remota”.

Non c’è solo questo. Le comete sono legate a doppio filo alla nostra Storia di esseri umani: sono state loro, insieme agli asteroidi, a portare l’acqua sul nostro pianeta.

Sono tante quelle che sfrecciano intorno al Sole, visibili da Terra solo con apparecchiature professionali.

LA ‘NUOVA’ COMETA

Recentemente ne è stata scoperta un’altra: si chiama C/2020 F8 (Swan), come il satelllite le cui immagini ce l’hanno rivelata per la prima volta. E’ una cometa particolare, si muove su un’orbita estremamente allungata e in questo periodo sta passando vicino alla Terra: è visibile nell’emisfero australe, ma tra poco sarà al massimo della sua visibilità, raggiungerà la soglia della visibilità ad occhio nudo anche da noi.

Da cieli molto bui, in condizioni ideali e con un binocolo, si potrà ammirare. Con un po’ di impegno, gli appassionati ce la possono fare.

“Non è una bella cometa da prima serata, alta sull’orizzonte, brillante come ad esempio fu nel 1997 la Hale-Bopp, oppure la Hyakutake . E’ una cosa sempre un pochino per astrofili, perché non è quella cometa che uno esce di casa a fare la passeggiata al cane se la prova li davanti e non fa nessuna fatica: questa bisogna cercarla”.

Le coordinate per trovarla? Sarà bassa sull’orizzonte, visibile a Nord Ovest alla sera, a Nord Est al mattino, circa a metà maggio.

Se volete saperne di più su come vedere la cometa Swan, cliccate qui

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4 Maggio 2020
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