sabato 8 Agosto 2026

L’Italia in Niger, resta con i ‘partner africani’

Le scelte della Giunta, l'analisi dei ministri Tajani e Crosetto

ROMA – La giunta militare del Niger ha annunciato il rilascio di circa 50 persone, arrestate in seguito al colpo di Stato con cui è stato rovesciato il governo dell’allora presidente Mohamed Bazoum, nel luglio del 2023.
Come riferiscono fonti concordanti, tra le persone interessate dal provvedimento figurano ex ministri, politici, un ex ambasciatore, un giornalista e del personale militare. Su queste persone pendeva l’accusa di coinvolgimento in precedenti tentativi di golpe a partire dal 2010.
In diretta televisiva, un portavoce della giunta ha elencato i nomi di chi ritroverà la libertà, spiegando che la decisione è stata assunta “in conformità con le raccomandazioni delle Conferenze nazionali sulla rifondazione”. Tra loro ci sono l’ex ministro del Petrolio Mahamane Sani Issoufou, figlio anche dell’ex presidente Mahamadou Issoufou – in carica dal 2011 al 2021 -, Kalla Moutari, ex ministro della Difesa, Ahmed Djidoud, ex titolare delle Finanze, e Ibrahim Yacoubou, ex ministro dell’Energia. Resta invece in detenzione Bazoum, per il cui rilascio si sono espressi vari governi, sia africani che europei.

LE CONFERENZE NAZIONALI DI NIAMEY

Quanto alle “conferenze nazionali”, si tratta di tavoli politici che si sono tenuti a Niamey dal 15 al 20 febbraio a cui hanno partecipato esponenti della giunta e rappresentanti politici e sociali. Lo scorso 26 marzo, il generale Abdourahamane Tiani, che ricopre la carica di presidente del Consiglio nazionale per la salvaguardia della patria (Cnsp), ha diffuso un documento contenente le raccomandazioni raccolte nel corso di questo confronto, dal titolo ‘Carta della rifondazione’. È stato nel corso della cerimonia di annuncio che Tiani è stato anche ufficialmente investito della carica di generale capo d’armata, presidente della Repubblica del Niger e capo dello Stato.
Attraverso la Carta, inoltre, il Cnsp è stato elevato a governo transitorio per un periodo di sei anni, per guidare il Paese verso le nuove elezioni.
Inoltre, il documento contiene varie disposizioni: oltre alla liberazione dei 50 prigionieri, prevede lo scioglimento dei partiti politici nigerini e vari impegni programmatici, in linea con gli obiettivi stabiliti dall’Alleanza degli Stati del Sahel, di cui il Niger è membro con Mali e Burkina Faso.

“L’ITALIA UNICO PAESE OCCIDENTALE PRESENTE IN NIGER”

I rapporti con Niamey e le prospettive del Sahel sono stati nei giorni scorsi tra i temi al centro di audizioni e interventi dei ministri degli Esteri e della Difesa italiani, Antonio Tajani e Guido Crosetto. In parlamento i due dirigenti hanno fatto il punto delle missioni internazionali e dunque anche dell’impegno in Niger.
L’Italia è l’unico Paese occidentale che è restato in Niger, tuttora impegnato nel Paese con una cooperazione allo stesso tempo civile e militare, ha sottolineato Tajani.
Le sue dichiarazioni sono state rese nella sala del Mappamondo di Montecitorio, di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato.
Il ministro ha fatto riferimento a Misin, la Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger. “L’Italia è l’unico Paese occidentale ancora nel Paese” ha evidenziato Tajani. “Stiamo contribuendo ad aumentare la capacità anche rispetto alle frontiere, con una cooperazione civile e militare”.
Secondo Tajani, “il contingente italiano dà aiuti tangibili alla popolazione”. Il ministro ha aggiunto: “Facciamo formazione e consolidamento delle istituzioni e dei diritti umani”. Infine, allargando lo sguardo all’intera regione del Sahel e oltre, con un cenno alla presenza e alle incursioni armate di formazioni ribelli: “Dobbiamo dare risposte concrete alle aspettative dei nostri partner africani contro la penetrazione di attori ostili”.
Ad affrontare il tema è stato poi Crosetto. “Niger e Burkina Faso sono due nazioni importanti per tutta la fascia del Sahel, sia come possibilità di migrazione che di delinquenza” la premessa del ministro della Difesa. “In Niger abbiamo scientemente deciso di rimanere perché, se fossimo andati via, non ci sarebbe rimasto più nessun Paese europeo o occidentale e avremmo lasciato il Niger a Russia e Cina“.
Crosetto ha evidenziato che la giunta militare che si è insediata a Niamey dopo il colpo di Stato dell’estate 2023 “ha dimostrato una non ostilità nei confronti dell’Italia”. Ancora il ministro: “Parlando coi nostri partner e condividendo questa posizione con loro, abbiamo deciso di mantenere questa presenza occidentale, che mettiamo a disposizione di tutti”.
Crosetto ha evidenziato: “La presenza cinese e quella russa praticamente compre tutta l’Africa; le due nazioni non sono in in tutti i Paesi, ma quasi, anche perché avviene in modo diverso: i russi hanno puntato sulla presenza militare e la formazione di personale, mentre i cinesi su quella economica, attraverso ad esempio la realizzazione di infrastrutture, legando molti Paesi africani a sé col debito”.

POI IL BURKINA FASO

Quanto al Burkina Faso, secondo Crosetto, “l’Italia non ha persone, perché la situazione di sicurezza non lo consente”. Secondo il ministro, “nella delibera del 19 febbraio c’è un’autorizzazione nel caso in cui eventualmente si manifestassero le condizioni di sicurezza”. Per l’Italia l’interesse verso quel Paese, però, sottolinea Crosetto, “è pari a quello che abbiamo per il Niger”, perché “sono due nazioni importanti per la nostra strategia esterna di sicurezza”.

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