Qualità e sicurezza sul lavoro, Aaroi-Emac apre ‘SaQuRe’

Il meeting formativo organizzato per il secondo anno dall'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani è in corso a Roma fino a sabato
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ROMA – Sicurezza, qualità, organizzazione del lavoro, problematiche medico-legali. Sono questi i quattro grandi pilastri al centro di SAQURE, il meeting formativo organizzato per il secondo anno dall’Aaroi Emac, l’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani Emergenza area critica, in corso a Roma fino a sabato.

Si tratta di un insieme di strumenti necessari e complementari alla formazione scientifica, che devono diventare parte essenziale del bagaglio del medico: l’obiettivo è fornire mezzi pratici per affrontare il lavoro con relativa tranquillità e per prevenire il più possibile il cosiddetto “errore latente”, cioè l’errore dell’organizzazione, che gli anestesisti rianimatori subiscono nella maggior parte dei casi definiti di malasanità.

“Parliamo di obiettivi da raggiungere alla luce della legge Gelli Bianco e sulle conseguenze che questa ha avuto sulla nostra professione”, spiega Franco Marinangeli, responsabile scientifico del meeting. “Siamo di fatto la garanzia di sicurezza dei percorsi assistenziali dei pazienti chirurgici all’interno degli ospedali italiani e costituiamo una forza lavoro importantissima, con circa 15mila unità di cui la maggior parte impiegata nelle strutture pubbliche”.



SAQURE vuole essere “un momento di riflessione” anche per le problematiche medico-legali “spesso sui media e da cui ci sentiamo spesso feriti in maniera inappropriata, perché a fronte di denunce che ci arrivano giornalmente, nel 95% dei casi siamo totalmente estranei”. Va sottolineato, secondo Marinangeli, che “nell’80% dei casi, fonte Ania, le problematiche derivano dall’errore latente, ovvero quello dovuto all’organizzazione: rispetto agli altri professionisti noi siamo i primi a subire i disservizi organizzativi. Nel meeting, dunque, “facciamo il punto su come possiamo contribuire per migliorare l’organizzazione degli ospedali”.

Sempre in linea con la necessità di far conoscere la disciplina al mondo esterno, nel meeting Aaroi Emac sono stati organizzati momenti di confronto con Cittadinanzattiva, il mondo militare e le società scientifiche di riferimento (Siaarti, Cpar, Proxima), in modo da costituire tavoli finalizzati alla definizione di percorsi comuni per dare forza all’immagine dell’anestesista rianimatore.

“È la prima volta che riusciamo a mettere insieme le nostre realtà- evidenzia Marinangeli- Vogliamo valorizzare l’immagine degli anestesisti rianimatori perché siamo una figura ancora poco conosciuta dal grande pubblico, ecco perché vogliamo dare un messaggio di apertura alla gente comune che vive i problemi all’interno dell’ospedale e che deve trovare nell’anestesista il proprio angelo custode, come di fatto è”.

Nel caso delle forze armate, “spesso sono loro a fornirci gli strumenti per la gestione delle emergenze sui pazienti e molti dispositivi che utilizziamo sono di provenienaza militare. E’ una sinergia fondamentale, stiamo tendendo la mano a colleghi e professionisti con i quali in passato non c’è mai stato molto dialogo”. Per quanto riguarda il confronto con i Nas, “possiamo dire senza problemi che tutto il mondo della sanità teme, tra virgolette, le loro verifiche. Noi invece ribaltiamo il discorso: saremmo felici di avere controlli sempre più rigorosi e stretti, perché cerchiamo dei partner con cui costruire i percorsi sicuri negli ospedali”.

Sempre in prima linea e impiegati nelle fasi più delicate di un percorso terapeutico, gli anestesisti rianimatori sono tra le categorie più colpite dalla carenza di personale. Una questione anche sindacale che Aaroi Emac, come rappresentante a livello istituzionale, affronta nei tavoli di discussione a vari livelli.

“È assolutamente indispensabile una sinergia tra i ministeri dell’Istruzione e della Salute nella programazione del fabbisogno- spiega il presidente nazionale di Aaroi Emac, Alessandro Vergallo- Altrimenti qualsiasi altra soluzione sarebbe una toppa che non rimedia alle carenze. Senza un aumento serio e consistente delle borse di studio per la nostra disciplina e l’area delle emergenze, come i pronto soccorso, è impossibile potenziare i due servizi fondamentali dell’ospedale per acuti: è inutile parlare di potenziare la medicina del territorio se poi, nel momento più critico della salute come l’accesso al pronto soccorso, piuttosto che quando si ha bisogno di una terapia intensiva o di un intervento chirurgico, il cittadino non trova risposte per carenza di medici. E’ impossibile trovare una soluzione a questa problematica che prescinde dall’aumento di specialisti”.



E proprio il cittadino è il destinatario finale del messaggio lanciato dagli anestesisti rianimatori con SAQURE. “Vogliamo agire per focalizzare la loro attenzione, insieme a quella delle istituzioni, verso categorie che tengono in piedi gli ospedali ma che- conclude Vergallo- lavorano dietro le quinte, fuori dai riflettori puntati molto più spesso su altre professioni specialistiche”.

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4 Aprile 2019
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