OpenPolis: ecco il Rei regione per regione, sale con la disoccupazione

Le regioni con più beneficiari del Rei sono anche quelle dove il tasso di disoccupazione è più alto.
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ROMA – Le regioni con più beneficiari del Rei sono anche quelle dove il tasso di disoccupazione è più alto. Campania, Sicilia e Calabria sono le 3 regioni dove il numero di percettori del reddito di inclusione è di gran lunga maggiore. Ma sono anche le uniche ad aver registrato nel 2017 un tasso di disoccupazione superiore al 20%. Lo scrive Openpolis rielaborando i primi dati Istat sul reddito di inclusione (Rei), la misura di contrasto alla povertà partita a gennaio.

Nei primi 3 mesi del 2018 ha raggiunto 317mila persone, per oltre il 70% famiglie meridionali. Questo dato, scrive l’associazione che lavora con gli open data, ha riaperto la questione delle condizioni sociali del Mezzogiorno.

La relazione tasso di disoccupazione-Rei riguarda tutte le regioni italiane, con l’eccezione apparente della Puglia: quarta per disoccupazione (18,8%) e solo nona per quota di beneficiari (33,7 ogni 10.000 abitanti).

Ma si tratta appunto di un’apparenza: i dati sul rei per adesso non integrano i beneficiari di altri sussidi regionali, come il reddito di dignità pugliese.

Il Rei, ricorda Openpolis, è l’assegno anti-povertà dei governi Renzi e Gentiloni che varia in base al numerodel nucleo familiare: si va dai 187,50 euro al mese per un solo componente ai circa 540 euro per le famiglie con almeno 5 persone. Viene erogato attraverso una carta prepagata e possono riceverlo i nuclei familiari sotto i 6.000 euro di Isee.

A regime è previsto uno stanziamento pari a circa 2 miliardi di euro annui, capaci di raggiungere 2,5 milioni di persone. Un passo avanti ma ancora non in grado di corrispondere all’intera platea dei poveri assoluti in Italia, quantificata da Istat in 4,7 milioni di individui. Un numero che nel corso dell’ultimo decennio è cresciuto in conseguenza della crisi economica.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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