ROMA – “Si chiude un capitolo. Dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi. Falsi e depistaggi oggi definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione, tra condanne confermate e chi si è salvato grazie alla prescrizione. Capiremo poi dalle motivazioni le ragioni di un annullamento senza rinvio, che è un fatto non così frequente. Quello che conta ora è che a nessuna di queste persone sia mai più consentito di indossare una divisa né tanto meno di fare carriera”.
Lo scrive la senatrice Ilaria Cucchi (Avs) sui social. “Si chiude- aggiunge- una parte della nostra vita fatta di impegno e anche tanto dolore. Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire. È la nostra vittoria contro l’arroganza del potere. E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare. Ma non siamo mai stati soli. Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. E con loro, vogliamo ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al nostro fianco”.
In un post precedente scrive: “Tutte le persone coinvolte, a vario titolo, in questo processo, il cosiddetto ‘Cucchi Ter’, e condannate in due gradi di giudizio (o, in qualche caso, salvate grazie alla prescrizione), tutte sono per me ugualmente responsabili di anni di processi a vuoto. Ciascuno di loro è stato corresponsabile della malattia e della morte dei genitori di mio fratello, Stefano Cucchi. E soprattutto ciascuno di loro ha creduto di potersi prendere gioco della giustizia. E di tutti noi”.




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