MILANO – “L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque”. Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Cecchettin, torna sulle polemiche nate attorno al Festival di Sanremo parlando a margine di una lezione aperta all’Università Cattolica di Milano, dove ha incontrato centinaia di studenti per discutere di cultura della violenza e relazioni affettive. Cecchettin, intervenuto nei giorni scorsi anche sul palco dell’Ariston, è stato interpellato sul dibattito nato dopo la vittoria del Festival e sulle critiche rivolte a diversi brani pop accusati di raccontare l’amore con un linguaggio possessivo.
“L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque. Per parlare di amore, che è la cosa più difficile, bisognerebbe capire cos’è il vero amore“, ha spiegato. “Spesso però la nostra idea è molto influenzata dal contesto culturale e dagli stereotipi con cui siamo cresciuti. In alcuni casi questo può dare adito a interpretazioni quantomeno anacronistiche, folcloristiche, legate ad un concetto d’amore più di possesso”.
LA BATTUTA DI CARLO CONTI SULLA BALLERINA
Il presidente della Fondazione intitolata alla figlia assassinata dall’ex fidanzato è stato poi sollecitato sulla polemica nata durante la finale del Festival dopo una battuta del conduttore Carlo Conti sui jeans molto sgambati di una ballerina, commento che sui social è stato giudicato da molti sessista. “Non dobbiamo mai giudicare in modo pervasivo o per partito preso”, ha risposto Cecchettin. “Perché sono gli stessi stereotipi che hanno portato Carlo Conti a fare la battuta. Continuiamo a considerare la gelosia come un elemento fondamentale di una relazione d’amore, quando invece l’amore dovrebbe bastare a se stesso: se amo veramente una persona devo lasciarla libera di fare tutto quello che vuole”.
Un cambiamento culturale, ha concluso, non può però avvenire dall’oggi al domani: “Capisco che questo sia talmente intriso nella nostra cultura che è facile capire quale sia la vera strada”.
CECCHETTIN: “SOLO IL SÌ È CONSENSO, DUBBI SU DDL BONGIORNO“
“Solo con il sì c’è il vero consenso”, ha detto poi Cecchettin, intervenendo sul dibattito legato al ddl Bongiorno sulla violenza di genere. Il provvedimento del governo prevede tra le altre cose uno spostamento giuridico dal concetto di consenso esplicito a quello di dissenso. Una scelta che Cecchettin guarda con cautela: “La mia personale opinione è che solo con il sì c’è il vero consenso, quindi come cittadino questo è il mio punto di vista”.
Secondo il presidente della Fondazione omonima, nata dopo il dramma della figlia uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta, il rischio è che alcune situazioni restino difficili da riconoscere sul piano giuridico. “Se mi metto dalla parte delle donne sì, può essere visto come un passo indietro. Pensiamo al caso Pelicot: Pelicot non ha mai detto di no, ma non ha mai detto sì, perché era in uno stato in cui chi abusava di lei chiaramente l’aveva messa nelle condizioni di non poter negare. In quel caso la legge Buongiorno non funzionerebbe“.
Nel confronto con gli studenti quello che emerge è soprattutto il ruolo delle nuove generazioni nel dibattito pubblico sulla violenza alle donne. “La risposta di oggi parla da sola: abbiamo 600 persone qui in Aula Magna e 6000 ragazzi collegati”, ha raccontato. “Le domande che pongono sono: come posso fare a difendermi dalla violenza, come la posso riconoscere. E non arrivano solo da donne, da ragazze, ma arrivano anche da maschi“.
Detto questo, “i ragazzi si sentono parte di un cambiamento e chiedono come intraprendere questo cambiamento. Non sanno cosa fare perché chiaramente sono giovani e vedono il loro futuro, in alcuni casi anche con un po’ di timore. Chiedono agli adulti di essere ascoltati e noi dovremmo dar loro delle risposte”.
CECCHETTIN: “LEGGE SU FEMMINICIDIO PASSO AVANTI MA DA RAFFORZARE“
“È stato un passo avanti perché quantomeno abbiamo dato una parola e una conformazione alla parola femminicidio”, ha aggiunto Cecchettin sulla legge sul femminicidio entrata in vigore a dicembre. Secondo Cecchettin il riconoscimento giuridico del termine rappresenta un primo risultato culturale e normativo. “Il femminicidio è un omicidio non in base alla causa ma in base a chi è la vittima, quindi la vittima è una donna”, spiega.
Tuttavia, aggiunge, la normativa necessita ancora di essere rafforzata. “Da quello che mi dicono dal comitato legale della fondazione la legge comunque è perfezionabile o bisogna dare una struttura attorno della legge“. Per il presidente della Fondazione la sfida resta soprattutto culturale e educativa, a partire dalle nuove generazioni e dal linguaggio con cui vengono raccontate le relazioni.
CECCHETTIN: “DOLORE PER GIULIA OGNI GIORNO, MA I RAGAZZI DANNO SPERANZA“
“Ci sono giorni un po’ più duri degli altri. Il dolore c’è sempre, tutti i giorni, e ti chiedi sempre se questo porterà qualcosa. Però poi vedendo i ragazzi il cuore mi si conforta“. Gino, infine, ha risposto così a chi gli chiede come sta oggi a poco più di due anni dalla scomparsa di Giulia. “Oggi abbiamo più di 6.000 persone, quindi la speranza è riposta in loro e quindi sto bene anche da questo punto di vista”, ha aggiunto.
Cecchettin fa il punto anche sul lavoro della Fondazione, che prosegue su più fronti. “Continuiamo a lavorare a tantissimi progetti sia nelle aziende che nelle scuole”, ha spiegato. Tra questi un intervento formativo, “totalmente finanziato dalla fondazione”, rivolto a “studenti, insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia”, che coinvolgerà “mille insegnanti in tre regioni: Puglia, Toscana e Veneto”.
“Abbiamo raggiunto in sette giorni le mille candidature che avevamo previsto”, sottolinea Cecchettin, che parla anche di altri percorsi “dallo sport all’educazione, in vari settori della nostra società, in tutti gli agenti educativi”. E c’è un impegno che resta imprescindibile: “Ovviamente non ci possiamo esimere di dare supporto anche alle vittime di violenza. Lo facciamo in partnership con chi lo fa da tantissimo tempo”.




Aggiungi Dire.it alle tue fonti preferite su Google

