venerdì 13 Marzo 2026

Addio Pnrr, e i ricercatori precari del Cnr di Bologna stanno perdendo il lavoro: le loro storie

Ricercatori di grande esperienza, che lavorano anche da tanti anni per il Cnr, stanno rischiando di rimanere senza lavoro per via della scadenza dei fondi legati al Cnr. Hanno figli, famiglie, e anche progetti già pronti per essere portati avanti

BOLOGNA – Le previsioni peggiori sono diventate realtà. I precari del Cnr di Bologna, con contratti in scadenza legati ai fondi Pnrr, stanno progressivamente andando a casa. Tra loro, anche alcuni ‘cervelli’ tornati dall’estero alcuni anni fa con misure ad hoc per rientro in Italia e ora rimasti senza lavoro. E’ lo scenario tracciato oggi in commissione Lavoro del Comune di Bologna dagli stessi ricercatori dell’ente di via Gobetti. Giulia Maria Daniele, portavoce del coordinamento Precari uniti del Cnr bolognese, è a sua volta in bilico. Dopo 10 anni di lavoro al Cnr su progetti nazionali e internazionali, con 38 anni di età, è in scadenza a fine marzo e “non ci sono possibilità di forme contrattuali se non collaborazioni occasionali”. Marco Grande era in forza all’Istituto delle scienze sull’atmosfera e il clima (si occupava di comunicazione scientifica), ma “il mio contratto è scaduto il 30 novembre e da tre mesi sono senza lavoro. Sono in attesa di capire se il Cnr vorrà proseguire il mio lavoro”.

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Luca Gnoli, borsista di ricerca, è uno dei pochi che sa utilizzare un nuovo microscopio elettronico di ultima generazione, ma anche lui è in scadenza. Giorgia Conte si occupa di salute e biologia molecolare, per anni è stata ricercatrice al Cnr ma il suo contratto è scaduto. Lei è una dei cosiddetti cervelli di ritorno, avendo usufruito delle misure ad hoc per rientrare in Italia. “Ma ora sono disoccupata- dice con amarezza- l’unica possibilità che ho è una borsa di ricerca, ma per me è un passo indietro”. Nora Zannoni studia i composti chimici in atmosfera e anche lei è tornata in Italia dopo anni all’estero. Scade a fine aprile e le sue prospettive “sono molto incerte”.

Gabriella Boretto, geologa, è disoccupata da ottobre. Ha 45 anni, di cui 17 anni di esperienza in attività scientifiche, e ha due figli di 10 e 15 anni. “Non chiedo una stabilizzazione subito- dice- ma un concorso per poter dimostrare le mie competenze“. Mariacristina Prampolini, oceanografa, è precaria da 10 anni ed è in scadenza a fine marzo. Anche lei mamma di due bambine, è una dei pochi ricercatori del Cnr che può ambire ad avere un contratto a tempo determinato. “Ma è bloccato a Roma, non viene bandito- dice- avrei un’ulteriore campagna di ricerca ad aprile, ma non la posso fare senza contratto“. Come loro, tanti altri.

Nel complesso, al Cnr di Bologna lavorano 290 persone a tempo indeterminato. I cosiddetti precari, con varie forme contrattuali, erano invece 140 a marzo dell’anno mentre ad oggi sono 68 (di cui 13 appena scaduti o in scadenza). Il 75% ha più di tre anni di servizio al Cnr e oltre la metà ha più di 36 anni di età. “Se fosse un’azienda privata si sarebbe già aperto un tavolo di crisi con questi numeri- avverte Alberto Zanelli, referente Cisl- si stanno perdendo unità di personale preziose per il territorio“. Amareggiato è anche lo stesso direttore della sede Cnr di Bologna, Vittorio Morandi. “La situazione è abbastanza drammatica- conferma- una tornata di persone legate al Pnrr è rimasta senza contratto da fine febbraio, ma ci saranno altre due ondate a fine marzo e a fine aprile”. Le strade per ‘salvare’ queste persone sono tre, ma tutte di portata ristretta. I fondi stanziati per le stabilizzazioni, in base alla legge Madia, prevedono “numeri non sufficienti– spiega Morandi- parliamo di 200 precari su un migliaio a livello nazionale”. Inoltre, i tempi sono lunghi.

“Non potranno essere assunti prima di inizio maggio”, sottolinea il direttore, perchè ad oggi manca ancora l’elenco degli idonei. C’è poi il cosiddetto decreto Lotito di fine anno, cita ancora Morandi, ma è “poco più di una camomilla”, sempre per il numero “molto basso” di precari interessati. Infine, c’è il piano legato al fabbisogno interno dell’ente, ma “le forme contrattuali che il Cnr ha a disposizione oggi sono limitanti per l’età (massimo 35 anni o massimo sei anni dalla laurea, ndr) oppure hanno paletti rispetto alle progettualità”, spiega ancora il direttore. Di conseguenza, “c’è una fascia di persone che sono nell’ente da anni e che hanno pochissime possibilità di restare all’interno”. Morandi quindi chiosa: “E’ una tempesta annunciata, ed è un tema della politica. Perchè il Pnrr non diventi un boomerang, occorre investire nelle persone”.

Ad aver chiesto l’audizione in commissione con i precari del Cnr è Detjon Begaj, capogruppo di Coalizione Civica, dopo la visita dei consiglieri comunali della sede di via Gobetti nell’ottobre scorso. “Sapevamo situazione difficile- commenta- ma non pensavamo così drammatica. Le persone che ci hanno accompagnato in visita quel giorno, oggi sono senza contratto. Non lo possiamo accettare”. Il Consiglio comunale di Bologna ha votato all’unanimità, nei mesi scorsi, un Ordine del giorno a sostegno dei precari del Cnr. E lo stesso è stato fatto in altri Comuni e Regioni in tutta Italia. “Oggi speravo di sentire cose più confortanti- commenta la dem Cristina Ceretti- le nostre stanno diventando sempre più diseguali. Denunciamo questa tendenza da anni, ma non migliora. E’ una cosa che riguarda anche il modo di selezionare la qualità della nostra classe dirigente, nella politica e all’università”.

Per Simona Larghetti, consigliera di Coalizione Civica, preoccupa anche il fatto che, perdendo questi ricercatori, “non ci stiamo dotando degli strumenti adeguati per proteggerci dai cambiamenti climatici in atto”. Per la dem Rita Monticelli, docente dell’Alma Mater, “è molto miope non considerare la necessità di stabilizzare i ricercatori e anche continuare la loro attività scientifica”. Per gli esponenti Pd Franco Cima e Roberto Fattori, presidente della commissione, di fronte a questa situazione è “ancora più incoerente il trasferimento di ItaliaMeteo da Bologna”. Per la dem Loretta Bittini, questa situazione “è l’esempio di un Paese disinteressato al futuro”, mentre Marco Piazza (Pd) parla di “scarsa organizzazione nelle stabilizzazioni e sottovalutazione dell’importanza della ricerca”. Per Siid Negash, della lista Lepore, “è imbarazzante non investire nei ricercatori”, mentre per Filippo Diaco (lista Conti) “serve un maggiore sforzo anche sulle politiche abitative” per aiutare i ricercatori. Gabriele Giordani, consigliere comunale Fdi, replica: “C’è bisogno di più ricerca, nessuno vuole perdere le competenze che sono a Bologna”.

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