Coronavirus, lo smart working dilaga. “Ma Datalogic lo nega”

La denuncia arriva dai delegati assieme a Fiom-Cgil e Fim-Cisl: sono state rigettate sia le richieste sindacali che quelle di singoli lavoratori
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BOLOGNA – Niente smart working alla Datalogic di Bologna. Mentre dilaga il ricorso al telelavoro, in una delle aziende più ‘tech’ di Bologna “lo smart working, strumento idoneo in questa fase per ridurre l’impatto epidemiologico, come affermato da tutte le autorità pubbliche, viene negato dalla direzione Datalogic”. A denunciarlo sono i delegati assieme a Fiom-Cgil e Fim-Cisl.

Da giorni in azienda si chiede che i dipendenti possano operare con questa modalità invece di prendere le ferie, ma “a nulla sono valse le argomentazioni” di delegati e sindacati che hanno chiesto un incontro sin dalla settimana scorsa, ma Datalogic “pare immune alle esigenze dei propri dipendenti, e a quelle di prevenzione di contagio nell’interesse di tutti, sia che siano genitori di figli con le scuole chiuse, sia che siano titolari di permessi 104 per familiari disabili che potrebbero avere situazioni delicate a casa, sia che siano futuri padri con una gestante in famiglia, eccetera eccetera”.

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L’attacco sindacale è duro e frontale: “L’azienda è sorda sia dal punto di vista sindacale che individuale: tante e tanti hanno richiesto individualmente la possibilità di prestazione di lavoro da remoto” per “ragioni di accudimento o di ragionevole prevenzione sanitaria contro la diffusione coronavirus, ma la direzione ha declinato tutti i casi richiesti, salvo coloro certificati come situazioni a rischio immunologico. Corretto, ma è il minimo”.

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E dire che lo smart working, “previsto per legge ed auspicato nella sua applicazione, anche temporaneamente, dalle autorità sanitarie permetterebbe a Datalogic di essere parte attiva nella prevenzione e riduzione del possibile contagio”, contestano Fiom e Fim assieme ai loro delegati.

Con lo smart working, fa notare il sindacato, in Datalogic “si potrebbero ridurre notevolmente le file e gli assembramenti per la mensa, che non sono rispettose della minima distanza di sicurezza di un metro istituita in tale frangente dalla sanità pubblica”. E appare “anacronistica la pervicacia con cui la proprietà Datalogic non accoglie le domande e l’ampliamento del perimetro di fruizione” del lavoro da remoto “anche per reparti o postazioni che non hanno mai utilizzato tale forma organizzativa”, anche se questa modalità “permetterebbe di non rallentare l’attività lavorativa aziendale, situazione che si potrebbe concretizzare se tutti i genitori usufruissero di ferie o permessi”.

Fiom, Fim e delegati chiedono quindi “di valutare positivamente tutte le richieste” di smart working dei dipendenti Datalogic “per attuare best practices per la genitorialità, di caregiver e tutela della salute dei propri dipendenti, direttamente ed indirettamente”. Il sindacato resta pronto ad un incontro “anche immediato per un’intesa utile e costruttiva per fronteggiare tale emergenza”.

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