Comunità solidali, nuova esperienza a Dar Es Salaam

"In soli 10 anni di presenza in Tanzania - sottolinea Chiurchiù, presidente della ong italiana - prodotti importanti risultati"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA –  Tre centri di riabilitazione che hanno preso in carico oltre 2.800 bambini con disabilità, e poi formazione di insegnanti, centri diurni nei villaggi, laboratori e perfino oleifici per la produzione di olio di girasole a sostegno di strutture e progetti: questi i risultati ottenuti in Tanzania da Comunità solidali nel mondo.

Di quest’impegno riferisce all’agenzia Dire il presidente dell’ong italiana, Michelangelo Chiurchiù, sottolineando che “progetti e attività sono tutti ispirati a un approccio rispettoso della mentalità autoctona”, una circostanza “che li ha resi apprezzabili da parte degli interlocutori locali”. Lo spirito del “partenariato” con le istituzioni locali è stato il segno distintivo dell’esperienza di Comunità solidali nel mondo.

“In soli 10 anni di presenza in Tanzania – sottolinea Chiurchiù – l’ong ha prodotto importanti risultati, fra cui: tre centri di riabilitazione che hanno preso in carico oltre 2.800 bambini con disabilità; formazione di oltre 130 insegnanti per avviare l’inclusione scolastica 156 bambini disabili inseriti nelle scuole di tutti; nove centri diurni in altrettanti villaggi; un laboratorio per ausili a servizio dei disabili di due regioni del Paese; un oleificio per la produzione di olio di girasole quale attività produttiva a sostegno dei centri di riabilitazione. Questi progetti e numerose altre attività sono tutti ispirati a un approccio rispettoso della mentalità autoctona, ciò che li ha resi apprezzabili da parte degli interlocutori locali. Dopo l’avvio delle attività in due province lontane, la zona rurale di Wanging’ombe e la città di Mbeya, ora l’esperienza di cooperazione nella città più importante della Tanzania, Dar es Salaam“.

Chiurchiù ricostruisce le tappe di un nuovo cammino, evidenziando l’importanza dell’essere in linea con la politica del governo locale e il Disability Act, la legge quadro approvata dal parlamento della Tanzania nel 2010: “Ci era stato chiesto da autorevoli membri del governo e del ministero della Salute in visita al centro di Wanging’ombe un impegno per rispondere ai molteplici bisogni delle persone con disabilità nella metropoli tanzaniana. Le iniziative per i disabili di Dar es Salaam sono troppo piccole, non danno garanzie di qualità e sfuggono ad una strategia complessiva. Fin dal primo momento della nostra esperienza in Tanzania, fu chiaro che ogni nostra iniziativa – come ong straniera – avrebbe dovuto essere in linea con la politica del governo locale. Le attività del centro di riabilitazione Inuka e l’adozione della strategia della Riabilitazione su base comunitaria sono profondamente coerenti con la legge quadro approvata dal Parlamento tanzaniano. Il centro Inuka si è caratterizzato, fin da subito, come esperienza pilota che poteva e doveva essere replicata in tutto il Paese. E’ ovvio che in un contesto urbano la sostenibilità di un centro di riabilitazione dovrà percorrere altre strade e dovrà essere tradotta in altre iniziative. Il centro Inuka venne infatti realizzato in una zona rurale, con elementi propri e coerenti con il territorio nel quale era nato. Tra gli elementi originali, la modalità con cui fu avviata la sostenibilità, puntando, come fonte di reddito, su una azienda agricola e un oleificio. Anche l’esperienza di Mbeya, la terza città più popolosa della Tanzania, ha offerto elementi preziosi per arricchire il modello di intervento sulla disabilità che volevamo e vogliamo offrire alle autorità tanzaniane. Significativa in questo caso è stata la costante collaborazione con l’Ospedale regionale dove peraltro è presente un reparto per la riabilitazione con personale specializzato. La collaborazione organica con l’Ospedale è stata utile per l’opportunità di attività formative che la nostra associazione ha offerto al personale presente nella struttura pubblica e per la fornitura di ausili ortopedici che Comunità solidali ha garantito a molti pazienti che si rivolgevano all’Ospedale”. (DIRE) Roma, 4 mar. – Queste le basi del progetto ‘All Inclusive’ a Dar es Salaam e del Centro di riabilitazione Kila Siku Cbr.

“Nel febbraio 2017 – ricorda Chiurchiù – è stato avviato un progetto di Cooperazione internazionale ‘All Inclusive’, che prevedeva la costruzione, l’organizzazione e l’avvio di un nuovo centro di riabilitazione Kila Siku (in swahili “Ogni giorno”) con obiettivo generale favorire l’inclusione, la salute e la partecipazione attiva alla vita della comunità delle persone con disabilità che vivono a Dar es Salaam (ad oggi circa 6 milioni di abitanti). Il 14 febbraio 2019 è stato ufficialmente inaugurato il Centro di Riabilitazione Kila Siku nel quale operano all’interno del quale si trovano: una palestra, dove le persone con disabilità ricevono la riabilitazione e le cure necessarie, puntando al recupero massimo dell’autonomia così da favorire l’inserimento nella vita sociale; 4 studi medici; uffici di coordinamento; aula di formazione, per gli operatori di base: il personale locale infatti viene formato direttamente all’interno del centro. Lo staff del Centro Kila Siku Cbr comprende un responsabile sanitario, un terapista occupazionale, due fisioterapisti, uno psicologo, un’assistente sociale, 12 operatori comunitari (i community workers sono figure specifiche e caratteristica dei sistemi di riabilitazione su base comunitaria perché operano a diretto contatto con i pazienti e le famiglie)”. (

La presenza dell’ong a Dar Es Salaam è legata alla sua partecipare al tavolo della Platform for Disability, un organismo rappresentativo delle realtà che operano nel Paese sulla disabilità coordinato dal ministero della salute). “Attraverso questa iniziativa – sottolinea il presidente di Comunità solidali nel mondo – il ministero ha ritenuto di dare attuazione a un’ottima legge quadro e dare risposte concrete agli oltre 2 milioni di cittadini tanzaniani con disabilità. Inoltre il ministero della Salute della Tanzania ha voluto offrire un chiaro segnale della volontà di mettersi alla guida di questo percorso coinvolgendo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che fornisce supporto tecnico attraverso la nomina di un consulente, e i development partners come luogo di dialogo tra tutti gli stakeholders della riabilitazione in modo da poter raccogliere tutte le informazioni necessarie a concludere il processo di adozione dello strategic plan. Comunità solidali nel mondo con un suo rappresentante è stata invitata a partecipare al tavolo di lavoro della Platform for Disability insieme a un docente della Università La Sapienza di Roma che aveva studiato il sistema sanitario tanzaniano e aveva collaborato ad una ricerca insieme a 2 Università tanzaniane. Questa ricerca, tra l’altro, è stato particolarmente significativa perché è stata di stimolo per le forze politiche locali al fine di definire una strategia complessiva che si legasse alle buone prassi da noi sperimentate”.

In evidenza, infine, il rapporto dell’esperienza in Tanzania con il quadro generale della Cooperazione italiana. “Quello di Comunità solidali – sottolinea Chiurchiù – è una sperimentazione coerente con la nuova legge sulla cooperazione internazionale (la 125/2014) che parla ormai non di Paesi del Terzo mondo ma di Paesi partner. Vogliamo cioè interpretare in modo nuovo la presenza delle ong – e quindi la nostra presenza – nei Paesi del Sud del mondo, come organismi in grado di stimolare i governi e le autorità locali ad assumere iniziative coerenti con le leggi nazionali e gli accordi internazionali”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

4 Marzo 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»