Governo, Gentiloni: “C’è ancora molto da fare, se ci fermiamo il paese farà fatica”

ROMA - "Veniamo da una crisi terribile, abbiamo
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ROMA – “Veniamo da una crisi terribile, abbiamo invertito la tendenza ma abbiamo molto ancora da fare perché questa inversione di tendenza dei dati macroeconomici si tramuti in quel che ci interessa sul piano sociale”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni parlando da Catania.

“Sarà possibile se proseguiremo con continuità l’impegno e gli sforzi che abbiamo intrapreso anche nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Abbiamo imboccato una strada e se continua possiamo ottenere i risultati, se viene interrotta o messa in discussione le difficoltà non mancherannno”, sottolinea.

Qualcuno, aggiunge Gentiloni, pensa che “io faccia la parte del marziano, ma so bene delle difficoltà e delle turbolenze che ci circondano. Noi abbiamo la responsabilità verso il Parlamento e i cittadini, abbiamo una maggioranza solida e una serie di riforme da completare, attuare e sviluppare”.

Il presidente del Consiglio parla poi della ricostruzione post-terremoto, dopo la protesta dei sindaci dei territorio colpiti di questa settimana. “Non possiamo permetterci irresponsabilità a nessun livello– dice Gentiloni-, il governo deve essere vigile e attento che su questo terreno la catena di comando sia coesa e non un continuo insopportabile gioco di scaricabarile. Se tutti ci mettono la faccia vedrete che alcune lungaggini riusciremo a metterle alle nostra spalle”.

Infine, Gentiloni lancia un nuovo appuntamento per il rilancio del Mezzogiorno: “Riprenderemo in mano direttamente la questione dello sviluppo del sud e tra un mese lo faremo con un grande incontro a Matera nel quale proveremo a mettere insieme il meglio delle risorse imprenditoriali, amministrative e burocratiche. Lo faremo a Matera, città simbolo del binomio tra sud e cultura, per riportare al centro dell’agenda le potenzialità del Mezzogiorno”, conclude.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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