Boldrini: “Bandiere a mezz’asta per ogni donna uccisa”

"Sarebbe un segnale importante se tutte le istituzioni concordassero tra loro che ogni volta che una donna cade vittima di femminicidio si espongano le bandiere a mezz’asta in segno di lutto"
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ROMA – “Sarebbe un segnale importante mettere le bandiere a mezz’asta ogni volta che una donna viene uccisa”. Lo propone la presidente della Camera Laura Boldrini, aprendo il convegno ‘La polizia di Stato con le donne’ a Montecitorio.

“Sarebbe un segnale importante se tutte le istituzioni concordassero tra loro che ogni volta che una donna cade vittima di femminicidio si espongano le bandiere a mezz’asta in segno di lutto. Sono certa che un segnale di questo tipo sarebbe accolto positivamente dagli italiani e renderebbe in modo efficace la volontà delle istituzioni di combattere questo odioso fenomeno”.

“Come presidente della Camera considero l’affermazione dei diritti delle donne un tema di assoluta priorità che non ammette deleghe”, spiega. Per Boldrini “ogni donna si deve sentire impegnata in prima persona in tutte le sfere della sua vita: in famiglia, sul posto di lavoro, nella società. Le nostre figlie devono avere consapevolezza dei propri diritti e noi, rappresentanti dello Stato e del Parlamento, abbiamo il dovere di sostenerle, anche dimostrando che le istituzioni per prime si sentono impegnate in questa battaglia in modo coerente e determinato, approvando leggi giuste, impegnando le risorse necessarie e attivando tutte le iniziative utili, anche quelle simboliche. Perché la cultura e la società hanno bisogno di simboli nei quali riconoscersi”. Poi, osserva: “L’Italia mostra ancora la sua arretratezza soprattutto nella discriminazione sociale. Solo il 47% delle donne lavora; le donne hanno difficoltà a conservare il lavoro dopo la maternità, a promuovere un’impresa, ad accedere a ruoli manageriali e, a parità di mansioni, percepiscono spesso stipendi più bassi degli uomini. Quando poi arrivano, con una fatica doppia rispetto agli uomini,a posizioni di vertice, viene chiesto loro, di fatto, di rinunciare alla propria appartenenza di genere. Pensateci un po’: è normale dire maestra, contadina, infermiera, operaia. Se però dici, che so, ministra, sindaca, amministratrice delegata, ti rispondono che ‘suona male’, che è cacofonico. Ma la società cambia, si evolve e dunque anche il linguaggio deve rispecchiare questo cambiamento. Anche l’Accademia della crusca dice che tutte le professioni vanno declinate al femminile. Quindi, se non lo si fa è solo una questione di barriere culturali. Se non si accetta di declinare al femminile i ruoli di vertice non si riconosce alle donne il loro valore e il loro percorso”. Infine, conclude Boldrini, “quello dell’affermazione delle politiche di genere è dunque un cammino positivo ma ancora irto di ostacoli e di contraddizioni”.

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