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Alongi (Negrar): “Con la radioterapia avanzata 2mila sedute in un anno”

"Riusciamo a trattare selettivamente il tumore con minori effetti collaterali"
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ROMA – La Radioterapia Oncologica Avanzata dell’ospedale Negrar (Verona) dispone di un innovativo sistema di trattamento radioterapico grazie alla disponibilità di un macchinario, unico nel Sud Europa e quindi in Italia. Si tratta di un acceleratore lineare con integrata una Risonanza Magnetica ad alto campo che porta molteplici vantaggi per i pazienti rispetto alla radioterapia di tipo tradizionale. I pazienti trattati hanno avuto notevoli miglioramenti clinici e non si sono registrati significativi effetti collaterali. In particolare il trattamento si sta confermando un’alternativa all’intervento chirurgico per la prostata. Per capirne di più l’agenzia di stampa Dire ha intervistato il Professore Filippo Alongi, Direttore della Radioterapia Oncologica Avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e professore associato all’Università di Brescia.

– La Radioterapia Oncologica Avanzata del vostro Istituto dispone di un innovativo sistema di trattamento radioterapico unico. Di che cosa si tratta e quali sono i tumori che possono essere trattati?

“È un sistema veramente unico perché è l’unica attrezzatura per la cura dei tumori costituita da un acceleratore lineare di ultima generazione e da una risonanza magnetica. Sul territorio nazionale la nostra struttura è l’unico centro a disporne e in tutto il mondo ce ne sono circa 22. Quindi abbiamo il privilegio di poter offrire ai nostri pazienti questa arma super avanzata e che riesce ad superare alcuni limiti della radioterapia tradizionale perché la presenza di questa risonanza magnetica, direttamente nella sala di trattamento e combinata con l’apparecchiatura di radioterapia consente di vedere con precisione dove vengono veicolate le radiazioni questo ci consente ‘aggiustamenti’ del trattamento che sono a favore di un coinvolgimento maggiore del tumore con dosi più aggressive e allo stesso modo possiamo essere più ‘difensivi’ rispetto agli organi sani circostanti”.

– Mi ha anticipato, quali sono le differenze rispetto ai trattamenti più ‘tradizionali’. Ma quali sono i vantaggi pratici per il paziente constatati anche grazie alla vostra ampia casistica?

“Abbiamo cominciato questa attività poco più di un anno fa nell’ottobre del 2019 abbiamo trattato il primo paziente. In questi mesi abbiamo trattato più di 250 casi e per un numero vicino alle 2mila sedute. Ognuno di queste sedute è una ‘frazione’ di trattamento molto elaborata perché per ogni seduta viene effettuata questa risonanza magnetica e viene stilato un piano di cura del giorno. È questo il ‘segreto’ di questo tipo di radioterapia che noi chiamiamo ‘adaptive‘. Guidati dalle immagini riusciamo appunto ad adattare il piano di cura alle ‘circostanze’ del giorno in cui si trova il paziente. Otteniamo alla fine un’ottima tollerabilità del trattamento e riusciamo a somministrare delle dosi alte, anche maggiori di quelle della radioterapia tradizionale, con una potenzialità maggiore di controllare o distruggere la malattia tumorale ottenendo una riduzione o assenza di effetti collaterali. I nostri 250 pazienti sottoposti a trattamento sono stati ‘stressati’ con una serie di questionari composte da domande articolate per capire che tipo di impatto il trattamento ha sulla qualità della vita e anche nei soggetti più anziani. Abbiamo inoltre osservato che il trattamento è ben tollerato anche nei soggetti fragili. La radioterapia moderna riesce a dare risposte maggiori con minori effetti collaterali anche nel tempo”.

– Quando può essere una valida alternativa all’operazione chirurgica, ad esempio nel caso di tumore alla prostata?

“Sul tumore alla prostata godiamo di una ampia casistica e abbiamo dedicato molto tempo allo studio dei trattamenti con un numero ridotto di frazioni tanto che il trattamento è definito ‘ipo-frazionamento‘ e in particolare abbiamo trattato più di 100 pazienti trattati con finalità curativa per eradicare la malattia tumorale in assenza di qualsiasi operazione invasiva. Le radiazioni dall’esterno vengono veicolate direttamente all’interno della prostata. All’interno dell’organo si attivano tutta una serie di effetti biologici che in modo selettivo distruggono le cellule tumorali e lasciano ‘vivere’ le cellule sane che poi hanno tutto il tempo di ripararsi. Questo tipo di trattamento viene concentrato in circa una settimana. Questo è dunque un approccio rapido e tutto questo è stato ottimizzato dalla presenza di una risonanza magnetica a bordo che consente gli ‘aggiustamenti’ di cui parlavo prima. La prostata spesso si trova molto a contatto con il retto, la vescica e perciò questi organi durante i trattamenti vanno preservati e tutelati da possibili danneggiamenti della radioterapia. Oggi riusciamo a concentrare la dose solo sulla ghiandola prostatica dando quella dose efficace per eradicare le cellule tumorali ma con la risonanza magnetica schermiamo gli organi sani. I risultati ci premiano perché nei nostri pazienti non abbiamo osservato effetti collaterali importanti scongiurando, anche nel lungo periodo, situazioni infiammatorie che spesso sono una delle problematiche della radioterapia”.

– La pandemia purtroppo ha portato a diagnosi tardive e alla creazione di liste d’attesa. Cosa ha potuto osservare in base alla sua esperienza?

“Durante la prima ondata abbiamo avuto una riduzione dell’accesso visto che i nostri pazienti provengono da tutta Italia e dall’estero, perché la nostra macchina risonanza 1.5 tesla e integrata in una macchina complessa, ma le limitazioni dei trasporti e la paura ha contratto gli accessi verso l’ospedale. Abbiamo recuperato nei mesi estivi. Durante la seconda ondata, anche grazie al lavoro di sensibilizzazione dei media, in merito ai controlli oncologici e di non rinviare le cure sia i nostri sforzi che l’attenzione degli stessi pazienti ci ha consentito di non perderli e continuare a trattarli nel migliori dei modi questo vale nel mio campo ma anche in tutti gli altri”.

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