M5S dirà sì a Draghi, pure a Forza Italia ma fuori Renzi

MARIO DRAGHI
L'editoriale del direttore Nico Perrone per Direoggi
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ROMA – Il M5S è animale politico molto complesso, con tempi suoi per digerire e mettersi a disposizione del nuovo governo a guida Draghi. Governo che, stando a voci autorevoli, se le cose andranno come stanno andando, vedrà la luce all’inizio della prossima settimana con la nuova lista dei ministri. Così sarà possibile per Camera e Senato votare la fiducia nei successivi 3-4 giorni. Oggi Giuseppe Conte ha rotto gli indugi, è uscito da Palazzo Chigi per parlare ai giornalisti e dire che lui lavora per l’Italia, sta con Mario Draghi e auspica che nasca un governo politico, con promessa solenne: “Io ci sono e ci sarò“. Parole rassicuranti soprattutto per il Movimento, ancora lacerato e tentato di mettersi di traverso.

Anche Silvio Berlusconi si è deciso ed oggi ha schierato tutta Forza Italia con Draghi. Tra i problemi che il premier incaricato si troverà di fronte, che sicuramente sarà già stato portato alla sua attenzione, il No a Italia Viva di Matteo Renzi. “E’ un tema da affrontare” dicono dal M5S “perché dopo quello che ha fatto sicuramente non potrà far parte del nuovo esecutivo e siamo sicuri che così sarà”. Beffa atroce per Renzi, che sin dall’inizio ha fatto quello che ha fatto proprio per cacciare Conte e arrivare a Mario Draghi.

Nel M5S si sta discutendo anche della possibilità che proprio Conte entri nel nuovo esecutivo, magari come ministro degli Esteri conosciuto in tutte le sedi internazionali. E se ci sarà Conte, facile pensare che Italia Viva sparirà da qualsiasi radar. Siamo alle prime fasi di una battaglia che sarà dura, con il premier incaricato che si è mosso a mani nude: senza staff, senza ufficio stampa, fino all’ultimo non si sapeva chi avrebbe incontrato e qualcuno ha pure detto ai giornalisti che credeva di fare consultazioni telefoniche. Per chi è da sempre abituato a prendere decisioni importanti come salvare l’Euro non sarà facile stare a sentire decine e decine di politici con la loro lista di richieste e di posti.

Altro scoglio la rappresentanza politica dell’esecutivo: quanti ministri politici e quanti tecnici? Chi verrà ripescato dal vecchio governo e chi salutato? Anche perché i posti saranno ridotti e bisognerà pur dare un qualche segnale a chi si è aggiunto a tavola. Magari si giocherà lasciando la gran parte dei sottosegretari e magari viceministi, così da far lievitare la quota politica. Problemi anche a destra, con Giorgia Meloni che schiererà i suoi all’opposizione e Matteo Salvini che per non rompere con il suo vice Giancarlo Giorgetti, da sempre super tifoso di Draghi, al massimo concederà l’astensione, lasciandosi le mani libere per contrastare alcuni provvedimenti del Governo che verrà non lasciando campo libero e tanti voti a Fratelli d’Italia.

Tra le voci e gli scenari che si rincorrono nei Palazzi della politica, si parla di un premier Draghi che gestita l’emergenza dell’epidemia, fissati i paletti su come e per cosa spendere i 209 miliardi dell’Europa, stabilite le riforme da fare subito, tra un anno avrebbe grandi possibilità di essere eletto con ampia maggioranza nuovo Capo dello Stato. Magari anche con i voti della Lega che, a quel punto, potrebbe chiedere un esecutivo di garanzia che porti alle elezioni in primavera, un anno prima della scadenza naturale.

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