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Il pegno di gratitudine del soldato torna dalla Russia dopo 79 anni

Mario Gorreri militare Parma
Mario Gorreri, di Fidenza, aveva lasciato il suo gavettino militare ad una famiglia russa che lo aveva accolto durante la guerra. Pochi mesi fa i discendenti hanno inviato una lettera da mosca per poter restituire il 'regalo' alla famiglia
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PARMA – Una storia del passato unisce Mosca e Fidenza, Comune di 27.000 abitanti della provincia di Parma. È quella del soldato Mario Gorreri e della famiglia russa dei Proporov (oggi Gavrik), i cui fili sono tornati questa mattina a intrecciarsi dopo 79 anni.

Mario Gorreri militare Parma

Tutto comincia nell’estate del 1942 quando il “milite” Gorreri parte con altre centinaia di migliaia di italiani per il fronte russo, per volere del regime di Benito Mussolini. L’emiliano è un appassionato di motori, inquadrato come autiere: trasporta su un camion i rifornimenti per l’armata italiana, macinando chilometri su chilometri nella sterminata pianura orientale. Gorreri, si scoprirà poi, è stato di leva nel 1935 e richiamato nel novembre del 1940. Resterà in Russia fino al 30 novembre del 1942, tornando a casa pochi giorni prima che il settore italiano fosse sfondato e scampando alla tragedia della ritirata, costata circa 84.000 soldati italiani tra morti, prigionieri e dispersi. Ma per il soldato Mario, a 3.000 chilometri da casa, non sono mancati i momenti bui, e proprio in uno di questi conosce la famiglia di Belgorod che, nonostante facesse parte di un esercito invasore, lo accoglie in casa e lo sfama quando non aveva da mangiare. Lui, per sdebitarsi, gli regala il suo “gavettino” militare. Poi la vicenda affonda nella nebbia della storia, da cui riaffiora solo ai giorni nostri.

NEL MAGGIO 2020 IL SINDACO DI FIDENZA HA RICEVUTO UNA LETTERA DA MOSCA

Il 21 maggio 2020 sulla scrivania del sindaco di Fidenza Andrea Massari arriva infatti una lettera da Mosca. L’ha inviata l’Istituto italiano di cultura della Federazione Russa che domanda informazioni sul soldato Mario Gorreri, di cui conosce solo gli scarni dati anagrafici incisi sulla che i Gavrik hanno conservato per tutto questo tempo. Nella lettera si spiega anche che la famiglia russa vorrebbe conoscere quale sia stato il destino di Mario e magari incontrare i suoi familiari per restituire loro quel pegno di gratitudine. Il sindaco non perde tempo e dagli archivi comunali emerge un primo pezzo della storia: Mario è tornato sano e salvo dalla Russia, ma per il resto è buio pesto.

Il contributo essenziale alle ricerche arriva qualche tempo dopo dall’associazione Alpini di Parma e da quella dei Combattenti e Reduci, a cui Gorreri era iscritto dal 1946. Con il loro aiuto si rintracciano così i sei nipoti diretti di Mario (che non ha avuto figli): Oreste, Ermes e Bruno Gorreri, Maria e Miria Valesi e Graziana Bonassera. Che oggi, in un incontro virtuale promosso dall’Istituto italiano di Cultura hanno finalmente conosciuto i discendenti di coloro che aiutarono il loro parente nella sua avventura in Russia. Il gavettino di Mario, invece, è stato consegnato all’Ambasciata italiana a Mosca per il rientro a Fidenza.

MASSARI: “È SBOCCIATO UN SEME DI PACE PIANTATO QUASI 80 ANNI FA”

“Testimoniamo con viva emozione e partecipazione la memoria di una importante e commovente pagina di un passato doloroso comune all’Italia e alla Russia”, commenta la direttrice dell’Istituto italiano di Cultura a Mosca Daniela Rizzi. È “profondamente emozionato” anche Oreste, uno dei nipoti di Mario: “Siamo commossi e pieni di riconoscenza. La stessa riconoscenza di cui parlava Mario quando ricordava la gente russa che lo aveva generosamente aiutato”, dice.
Riconsegnando il cimelio, Evgeniji Gawrik spiega: “Questa gavetta è stata custodita dalla famiglia di mia moglie per tre generazioni. Mio suocero voleva restituirla ma non ha fatto in tempo perché è deceduto l’anno scorso. Noi ci siamo rivolti anche alla tv russa, ma è solo grazie all’Istituto di Cultura che questa storia si è conclusa”. Aggiunge il cittadino: “Non penso che Mario Gorreri fosse visto come un nemico, ma solo come un soldato esasperato bisognoso d’aiuto. È quindi con piacere che riconsegno la sua gavetta”.

Questa è una storia “incredibile e commovente che dimostra quanto la solidarietà sia più forte di ogni conflitto e della distruzione che la guerra porta con sé”, le parole del sindaco di Fidenza Andrea Massari. Che aggiunge: “Un seme di pace piantato quasi 80 anni fa è sbocciato e sta a noi fare sì che continui a germogliare”. Il prefetto di Parma, Antonio Lucio Garufi, parla di un “disgelo che anche nell’orrore della guerra ha fatto emergere i buoni sentimenti di amicizia e solidarietà”.

Ambrogio Ponzi, presidente dell’associazione dei Reduci a Fidenza conclude: “Siamo abituati a ricordare la storia con le grandi battaglie, ma tendiamo a scordare che il suo mosaico è composto dalle tessere delle singole vite e di episodi come quello accaduto al nostro concittadino”.

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